John Surman – Invisible threads (ECM, 2018)

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Articolo di ElleBi

John Surman si è avvicinato al jazz nel 1962, quando era uno studente nella nativa Devon.
Nella sua carriera, che dura da oltre 50 anni, ha registrato oltre 40 album come leader e più di 100 come ospite.
Una vita lunga e intensa, 70 anni compiuti nel 2014, ricca di viaggi che lo hanno portato in giro per il mondo, gli ha permesso di sviluppare note che fossero contemporaneamente jazz, ma anche tipicamente inglesi, connotate allo stesso tempo dalla capacità di nutrirsi degli stimoli derivanti dalla contaminazione con culture musicali autoctone.

Sax, clarinetto basso e sintetizzatori sono gli strumenti di base dai quali ha preso origine una creatività senza confini in cui la composizione lascia sempre spazio all’improvvisazione.
Ci aveva lasciato nel 2012, con “Saltash Bells”, album solista considerato una delle sue opere migliori.
E’ appena tornato, a distanza di 6 anni, proponendo “ Invisible Threads”, suonato da un trio che a tutti gli effetti possiamo considerare un ensemble del mondo in quanto comprende: dal brasile al piano il compositore e arrangiatore Nelson Ayres, da Oslo, via New York, al vibrafono e marimba il percussionista Rob Waring.

Il disco racchiude 12 tracce, undici originali composte da Surnam ed una, “Summer Song”, creata da Ayres.
Si tratta di un delizioso “gioco di squadra” in cui i tre talentuosi musicisti miscelano al meglio abilità di improvvisazione e complessità ritmiche, al punto che non è semplice distinguere le une dalle altre.
Colpisce quanto il suono del gruppo mantenga inalterata la propria forza espressiva in ogni singola traccia; l’intervento di ogni componente, perfettamente calibrato, scorre fluido e coeso grazie all’immancabile guida musicale di Surman.
Partono le note di “At First Sight “ ed inizia subito un toccante viaggio introspettivo in un mondo popolato di ricordi in cui le emozioni prendono vita grazie alla struggente melodia del sax soprano, a cui Ayres e Waring offrono un accompagnamento dolcemente sfumato.
A seguire “Autumn Nocturne”, che si apre come una composizione lenta e crepuscolare fra piano e vibrafono, si armonizza al meglio, acquistando una leggerezza briosa, con l’arrivo del sax.
In “Within the Clouds” note gutturali, ipnotiche, quasi meditative, mi presentano il clarinetto basso, anche qui completato con notevole delicatezza da piano e vibrafono.
Con “Bynweed” protagoniste sono le vibrazioni limpide, cristalline di Waring, introdotte dalle note flessuose di Ayres, sulle quali Surman inserisce un sax quasi sbarazzino.
Il clarinetto basso torna in “On Still Waters”, le cui armonie profonde, stemperate dalla delicatezza degli altri strumenti, qui si librano nell’aria creando un suggestivo paesaggio musicale.

Un suono che, lacerante nella sua breve intensità, arriva dritto al cuore è quello di “Another Reflection”, che vede in primo piano il sax di Surman.
E’ tempo di alleggerire l’atmosfera e questo compito è affidato a “The Admiral”; si inizia con lo strumento baritono, affiancato poi morbidamente dal piano e una marimba lieve, soave, quasi sorridente.
Una leggerezza che si accentua in “Pitanga Pitomba”, in cui la marimba diventa giocosa, il piano brioso, mentre Surman completa il tutto con un suono quasi sbarazzino.
“Summer song”, come dicevo sopra composta da Ayres, è una festosa celebrazione dell’estate in cui i tre musicisti giocano con le armonie per ricreare la spensieratezza di una stagione tanto libera e leggera.
Il gioco torna protagonista anche nel brano “Concentric Circles”, dove il trio riesce a convertire la geometria in musica. Ripetuti schemi circolari di note, in cui gli strumenti si intrecciano, creano un vortice di melodie concentriche, un delizioso e vivace “ronzio” che l’orecchio si diverte ad inseguire…
“Stoke Dameral”, traccia successiva, richiama il nome una parrocchia nella contea di Devon, in Inghilterra. Per Surman, un confortante riferimento a casa che si esprime in un sax baritono il cui suono diventa sorprendentemente leggero e delicato.
Quando partono le note dell’ultimo pezzo, quello che riprende il titolo dell’album, sorrido perché mi sento nuovamente pacificata.
Mi accorgo infatti che nell’ascolto, “fili invisibili” ma estremamente ricchi di vibrazioni positive, mi hanno trasmesso una profonda ricarica emotiva, connettendomi con la parte di me, quella più intima e solare, che troppo spesso la quotidianità tende ad anestetizzare…

Tracklist:
01 – At First Sight
02 – Autumn Nocturne
03 – Within The Clouds
04 – Byndweed
05 – On Still Waters
06 – Another Reflection
07 – The Admiral
08 – Pitanga Pitomba
09 – Summer Song
10 – Concentric Circles
11 – Stoke Damerel
12 – Invisible Threads

 

 

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