Intervista di E. Joshin Galani

Giorgio Ciccarelli esce con il secondo album, Bandiere, ci regala il suo sguardo disincantato sulle cose del mondo. Lo fa con nuove esplorazioni della veste vocale, con uno stile musicale che spazia dal pop rock , alle ballate fino all’elettronica. Un disco bellissimo che guarda al presente e avanti, non ricalca i passi precedenti ma offre un senso di rinnovamento sotto ogni punto di vista.
Vi invito a leggere l’intervista per prepararvi a questo nuovo ascolto!

L’andamento globale di “Bandiere” è circolare. Questa progressione l’ho accumunata a “Le cose cambiano” dove fine ed inizio si incontrano, c’è sempre forte questo senso del componimento di scorrevolezza continua ?
Ho sempre apprezzato quei dischi che iniziano come finiscono, perché mi danno l’idea di un viaggio che non termina mai; parti e dopo un po’ ti ritrovi al punto di partenza e non puoi far altro che ripartire in un loop perpetuo. Quando e dove ho potuto, ho sempre cercato di creare questo ascolto “circolare”.

Nell’album precedente ci raccontavi di aver fatto tutto da solo, (eccetto i testi, di Tito Faraci), come ti sei mosso invece per questo nuovo lavoro?
Stavolta mi sono avvalso di diverse collaborazioni, direi che sono andato sul sentimentale, chiedendo una mano a vecchi amici musicisti con i quali ho percorso un tratto della strada che mi ha portato fino a Bandiere. Ci sono Piero Bruni e Christian Born dei Sux!, Daniele Mura dei Colour Moves, Nicodemo e Gaetano Maiorano che facevano parte della band che mi ha accompagnato nel primo anno di tour di “le cose cambiano” e poi Max Lotti che ha condiviso con me la produzione artistica di Bandiere e che ha anche suonato parecchio nel disco.

Il tuo album nasce dal crowdfunding di Music Raiser. Nella tua pagina fb hai scritto di aver “pensato il tour solo per poter raggiungere i vari raisers e consegnare loro le ricompense”. In molti hanno aderito anche piuttosto velocemente, ci racconti di questa esperienza globalmente?
Uhm, quella era più una battuta fatta per spingere i vari raisers a venire personalmente ai concerti per ritirare le “ricompense”…
Il Crowndfunding è stata un’esperienza molto coinvolgente e anche molto impegnativa. Credo che sia un po’ il futuro per certi artisti che hanno un percorso “altro” rispetto a quello che va per la maggiore, sia nel mondo mainstream che nel mondo Indie, che, detto per inciso, ormai coincidono. Il fatto che i finanziatori del tuo disco poi siano gli ascoltatori, le persone che in qualche modo già ti apprezzano è quasi rivoluzionario per l’era in cui stiamo vivendo. Ed è inoltre entusiasmante il fatto che devo e dovrò rendere conto solo ed esclusivamente alla gente che ha sostenuto questa mia impresa. 

“Voltarsi indietro” è il singolo che hai scelto per presentare il nuovo progetto accompagnato dal primo video. Quanto hai partecipato alla produzione dello stesso o quanto ti sei fatto semplicemente consigliare?
Per me fare un video è come fare una canzone, è una forma espressiva che deve essere lasciata libera. Per questo prediligo i registi che hanno un proprio linguaggio chiaro e preciso. A Cosimo (Brunetti, l’autore del video) riconosco questa qualità, perciò gli ho lasciato completa libertà. In linea generale, per la scelta dei video, mi muovo così: individuo il regista che mi piacerebbe mettesse mano sui miei pezzi, dopodiché gli faccio sentire il disco, gli faccio scegliere il brano che sente più vicino e una volta concordato il budget, gli lascio totale carta bianca nella produzione. Se c’è una cosa che ho capito nella mia lunga carriera, è che non serve assolutamente a niente fare un ragionamento logico sulla scelta dei singoli, per cui, tanto vale prediligere l’aspetto puramente artistico ed esserne completamente soddisfatti.

“Conterò i tuoi no” è la canzone d’amore dell’album, l’amore si fortifica nonostante i “no”. Ho trovato la tua voce addolcita, globalmente, ma qui in particolar modo…
Conterò i tuoi no necessitava di un’interpretazione diversa dai miei soliti canoni espressivi ed è stata anche una bella sfida riuscire a cantare in un modo diverso. Devo dire che in tutte le canzoni di Bandiere c’è stato uno forzo nel cercare di cantare ed interpretare quello che stavo dicendo nella maniera più credibile possibile, spero di esserci riuscito.

“Un moderato coraggio” mi viene da definirla la rivalsa degli aspetti minimi, anche nel bene. Il coraggio è piuttosto citato nell’album…
Potrei risponderti con una battuta: per fare il musicista in Italia al giorno d’oggi, di coraggio ce ne vuole parecchio… Diciamo che se si vuole trovare un tema, un filo logico che lega le canzoni di Bandiere, è l’ipocrisia nelle relazioni umane, per affrontare tale ipocrisia e combatterla ci vuole tanto coraggio.

“Dentro e Fuori” è forse l’episodio musicale più “acido”. Ci ho trovato nel testo rimandi adolescenziali, hai guardato intorno o all’indietro per scriverlo?
Musicalmente ritengo che “Dentro e Fuori” sia il pezzo più legato al mio passato, avrebbe potuto essere tranquillamente un pezzo dei Sux!
Il testo (di Tito Faraci) è volto alla ricerca di una comunicazione chiara, pulita, forte, scevra da inutili cripticismi, senza nascondersi dietro le parole, avendo chiara l’idea di tirare fuori in modo semplice quello che si ha dentro, senza particolari filtri. E forse è questo l’aspetto più adolescenziale che si può ritrovare nel testo.

“Due per tre” ha un sound da singolone, sarà la prossimo canzone che uscirà con un nuovo video?
E’ sempre stupefacente assistere alla “magia” della musica, a come per qualcuno un pezzo (ad es. “Due per tre” per te) risulti un sound da singolone, mentre per qualcun altro, lo stesso pezzo, sia un brano inspendibile anche nella radio più estrema. Detto questo, non so ancora quale sarà il nuovo singolo/video.

Ho ascoltato “Bandiere” in pieno clima elettorale. Il brano omonimo contenuto nell’album, col suo incedere lisergico, ci lascia un senso di inutilità delle bandiere, come un valore perso. Credo che le bandiere possano essere non solo politiche ma alzate per qualsiasi categoria di appartenenza in cui ci si identifichi. Qual è il fallimento che le vede “da buttare, ammainate in fondo al mare”?
Quando creano distanza, alimentano odio e impediscono di vedere le ragioni degli altri.

Stai organizzando il tour, ti accompagneranno sul palco gli stessi musicisti dell’anno scorso?
Dividerò il palco con il solo Gaetano Maiorano, con il quale ho suonato per tutto il “Più vicino” tour, 50 date su e giù per l’Italia nel 2017…
Abbiamo messo a punto uno spettacolo in duo che è un misto tra rock ed elettronica e che è esattamente lo specchio del disco. Con la band, mi ritroverei, come al solito, a rivisitare i pezzi in chiave rock, questa volta, invece, vorrei partire da qualcosa di diverso, da qualcosa che, per forza (visto che siamo solo in due), mi/ci obblighi a escogitare soluzioni diverse da quelle immediatamente attuabili (e confortevoli) che si hanno quando si è in quattro a suonare.

Curiosa circolarità anche per le date del tour, con quello precedente partivi da casa, Milano, mentre in questo a Milano chiudi il tour, voluto o casuale ?
Voluto fortemente; Milano è casa mia, il posto dove ho più pubblico e vorrei arrivarci a suonare quando lo spettacolo è rodato. L’esperienza fatta con “Le cose Cambiano”, dove la prima data del tour coincise con quella milanese, fu abbastanza pesante, sia a livello emotivo che a livello di mera preparazione della band. Intendiamoci, io sono molto esigente, per cui, tutto andò per il meglio, ma ho un ricordo non proprio felice di quel concerto, anzi, a dir la verità non ricordo nulla, ho rimosso tutto, mi è rimasta solo una sensazione, una consapevolezza e cioè che mai più avrei iniziato un tour da casa mia…

Gli After hanno annunciato un tour in cui ospiteranno i musicisti che hanno fatto parte del gruppo. Ci sarai anche tu?
Non ne so nulla.

*Crediti immagini: Giulio Mazzi