Alberto Cantone – Breve danzò il Novecento (La Luna e i Falò, 2018)

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Articolo di Antonio Spanò Greco

Trevigiano, classe 1966, giunto al quarto disco della sua ormai trentennale carriera musicale il cui primo lavoro solista risale al 2005, Alberto Cantone non è solo un valido cantautore ma anche conduttore radiofonico, produttore di giovani talenti e operatore culturale. Breve danzò il Novecento è un concept album dedicato al secolo appena trascorso, il cosiddetto “secolo breve”, che secondo lo storico britannico Eric Hobsbawn iniziò nel 1914 con l’attentato di Sarajevo, evento scatenante della Prima Guerra Mondiale, e terminò nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino.

Le sue influenze musicali sono ben precise, da ricercarsi principalmente nella musica d’autore italiana, in particolare quella degli anni ’70, e fanno capo in primis a Fabrizio De Andrè. Nel disco Cantone ricostruisce il 900 attraverso le vicende di personaggi minori, comprimari, che vissero una serie di grandi cambiamenti epocali restando però ai margini della Storia, senza diventarne i protagonisti. I dodici brani (più una ghost track) ricordano avvenimenti importanti e significativi, come narrato ad esempio in Peter Norman dedicato all’atleta che alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 condivise il podio con Tommie Smith e John Carlos, i due corridori di colore che durante la premiazione alzarono al cielo il pugno guantato simbolo delle Black Panters. Norman pagò il prezzo più alto, nonostante il record australiano e la medaglia vinta: venne squalificato per aver indossato l’adesivo degli atleti contro il razzismo, non gareggiò più e morì giovane e in povertà, mentre i suoi colleghi divennero un simbolo di quegli anni. In Passa, spiega Alberto, ha voluto raccontare la storia di una piccola tregua che avvenne nel giorno di Natale del 1914, durante la Prima Guerra Mondiale, nel momento in cui i due eserciti, composti per lo più da ragazzi di 18-20 anni, si ritrovarono almeno per una notte a non doversi uccidere tra loro.

La Seconda Guerra Mondiale viene invece evocata nel brano La moglie del comandante (lettera da Oswiecim): Oswiecim è il nome polacco di Auschwitz e qui la moglie di un gerarca, consapevolmente complice, racconta la vita ai margini dell’orrore. Nel brano Il regista e il mediano vengono rievocate le figure di Luciano Re Cecconi, calciatore laziale ucciso per errore da un gioielliere e di Pier Paolo Pasolini che con Luciano condivideva la passione per il mondo del calcio, “l’ultima grande sacra rappresentazione del nostro tempo” come lo definì lo stesso Pasolini, accomunato a Luciano da una morte altrettanto drammatica. In Pantera si descrivono le gesta dell’ultimo movimento studentesco che negli anni ‘90 ebbe il merito di comprendere alcune importanti trasformazioni della nostra epoca. Se questi sono i brani più significativi dell’album, anche le restanti composizioni parlano del 900 in maniera diretta e descrivono il cambiamento nel corso del tempo delle nostre abitudini come in Il televoto e nella finale Car sharing. Insieme ad Alberto suonano Michele Borsoi al pianoforte e tastiere, Gianantonio Rossi alla chitarra, Nicola Casellato agli archi, Simone Bortolotto al contrabbasso, Sebastian Piovesan al basso elettrico, Giorgio Cedolin e Iseo Pin alla batteria e Sandro Gentile alle percussioni e strumenti vari e l’amichevole partecipazione Ricky Bizzarro (fondatore e leader della storica rock band trevigiana Radiofiera) alla voce nella ghost track Car sharing. Ottimo lavoro di musica d’autore che gli appassionati del genere sapranno certamente apprezzare vista l’alta qualità della proposta del nostro Alberto.

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