ZuiN: Il palco è il mio fratello maggiore – intervista

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Intervista curata da Eleonora Montesanti

Io non ho paura (Volume! / L’Altoparlante) è il primo EP del cantautore brianzolo ZuiN, contenente quattro brani molto potenti ed emozionali che riguardano l’emotività dell’artista e in cui è molto facile riflettersi. L’uscita dell’EP ha coinciso con la realizzazione di un grossissimo sogno: suonare sul palco del Primo Maggio di Roma. Abbiamo chiesto a Zuin di accompagnarci in un viaggio nel suo mondo. Ne è uscita un’intervista molto intensa…

Massimo, incominciamo con una domanda “facile”: cosa rappresenta la musica per te?
La musica per me è il mio modo di fare vedere quel volto che non mostro nella vita quotidiana, per questo c’è abbastanza discrepanza tra quello che scrivo e racconto e quello che gli altri vedono di me nell’atteggiamento di ogni giorno.

In che modo, tu e lei, vi siete incontrati per non lasciarvi più?
L’amore scoppiò all’ascolto dell’album Bad di Michael Jackson, poi Freddie Mercury mi ha dato il colpo di grazia, quando pensavo di essermi ormai abituato alle folli sensazioni del primo amore ho scoperto i cantautori italiani degli anni 50/60/70 e li ho capito che non ne sarei più uscito.

Io non ho paura è il tuo primo ep, composto da quattro brani molto intensi ed emozionanti. C’è un fil rouge che li unisce tutti e quattro?
Non c’è un reale fil rouge o almeno non pensato, poi a carte ferme ti rendi conto che tutto torna, ci sono i miei fantasmi, la mia paura, la mia solitudine e infine il mio urlo, il mio voler in qualche maniera darmi una sberla.

La title track vive in equilibrio tra l’adolescenza e l’età adulta e ci ricorda che è ricordando chi siamo stati che possiamo essere consapevoli di chi siamo oggi. Credi che nella vita tutto serva e accada per una ragione?
Io penso che ogni esperienza, ogni persona conosciuta, ogni lavoro cambiato ci dia qualcosa, di positivo o di negativo che in qualche maniera ci portiamo dietro. Soprattutto quello che abbiamo vissuto da bambini o in adolescenza dovrebbe insegnarci a capire cosa fare e cosa non fare. E’ un concetto molto facile da dire e molto difficile da mettere in pratica nella realtà.

Fantasmi, invece, si sviluppa in un confronto diverso, quello tra le insicurezze insite dentro di noi e la ricerca di conferme, sia in noi, sia negli altri. Credi che sia questa la strada per sconfiggere i propri fantasmi?
Non ho ancora scoperto quale sia la strada giusta, penso che la strada giusta siamo noi, quello che ci fa stare bene, quello che ci da stabilità, ovviamente nella vita si deve venire a dei compromessi ma non dovremmo permettere che siano gli altri a decidere per noi.

Procedendo con ordine, la terza traccia è Oh mio Dio!, un urlo liberatorio che invoca la forza della musica per affrontare le difficoltà. Mi ha colpito molto il verso “tu sporchi i guanti, ma io l’anima”. Potresti contestualizzarlo e spiegarcelo?
Ho avuto diverse esperienze lavorative dove “chi fa musica” viene visto come una persona che non ha voglia di sporcarsi le mani, persone che per loro lavorare è solo svegliarsi presto e tornare tardi la sera, lavorare nei weekend, durante i festivi… lavorare senza dedicare del tempo alla famiglia, agli amici, a suo figlio. Questo è un dialogo proprio con LUI, tu sporcherai i guanti ma se hai voglia io posso fare di più posso dipingerti l’anima e insegnarti che il lavoro non è tutto.

La canzone che chiude l’ep si intitola Credimi e parla del dolore di un figlio unico diviso tra due parti durante la separazione dei genitori. E’ particolare sentire questo tema in una canzone perché, quasi sempre, questo tipo di trauma lo si colloca solo nell’infanzia, mentre invece può essere drammatico anche in età più adulta. Ti va di descriverci il protagonista della canzone?
Il protagonista si chiama Massimo Zuin, quando ho iniziato a suonare quegli accordi la mia mente ha fatto un balzo indietro a rivivere quelle sensazioni di solitudine, di sentirsi diviso, anima e corpo, tra due persone in un’età dove le parole ti rimangono chiuse in gola.

Visto che, nonostante il tuo ep sia uscito solo un mese fa, hai già fatto un’innumerevole quantità di live, viene spontaneo chiederti: cosa rappresenta per te il palcoscenico?
Da figlio unico dico che il palco è il mio fratello maggiore, quello che a volte ti picchia ma altre volte ti difende e ti aiuta nei momenti difficoltà, è il fratellone con cui giocare a calcio fino allo sfinimento e dopo un panino con la nutella e un estathé, riniziare fino a sera.
Come si fa a stare senza palco??

Raccontaci qual è stata l’emozione più grande della tua esibizione sul palco del Primo Maggio di Roma…
L’emozione è stata incredibile, la paura più grande era essere mangiato da quel palcone, nella realtà mi sono sentito a mio agio più che su palchi minori.
E’ stato il mio momento perfetto dopo tanti anni di sacrifici nella musica. Ero felice.

Cosa c’è nel futuro di Zuin?
Nel futuro di Zuin c’è un disco quasi finito, un crowdfounding per condividere questa bella cosa con tanti amici e… spero tanti concerti e persone da conoscere.

E come ti vedi da qui a dieci anni?
Tra 10 anni sciuramente brizzolato, riguardo alla barba ormai mi sto mettendo l’anima in pace, vivro’ una vita da semi-imberbe, mi vedo con una chitarra in mano, con uno o due bambini, con “la Barbaro” al mio fianco a litigare perché è pronto da mangiare e io per l’ennesima volta tardo ad arrivare a casa perche sto finendo di scrivere “il pezzo che mi cambierà la vita”.

 

 

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