Articolo di ElleBi immagini sonore di Leonardo Arrisi

“C’è scoppiato lo spettacolo in mano, abbiamo continuato a farlo, da una puntata d’occasione è diventato un lavoro che portiamo in giro assai volentieri da qualche anno”.
Dopo aver visto al Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda il monologo “Margherita Hack Una Stella Infinita“ scritto e diretto da Ivana Ferri, questa dichiarazione della protagonista Laura Curino non mi sorprende affatto!
Ho trovato particolarmente vincente la scelta di affidarsi al montaggio di dichiarazioni autografe di Margherita Hack.
Le parole, ordinate con ritmo vivace, rigorose hanno affrontato gli aspetti scientifici, riempendosi di poesia, intensità, calore, intelligente ironia, nel racconto del privato. Il valore aggiunto poi lo ha creato la Curino, con un’interpretazione ricca di sentimento e appassionata grazia.

Mi hanno coinvolta fin dall’inizio le note di una colonna sonora molto curata, in perfetta sintonia con lo spirito della narrazione.
Un’emozione ascoltare “Felicità” di Lucio Dalla, mentre ammiravo una scenografia altrettanto suggestiva e avvolgente che si è susseguita fra proiezioni dallo spazio, delicati disegni di vita quotidiana, ma anche toccanti fotografie d’epoca.
E che piacere vedere quanto la Curino si è divertita a giocare con essa, “attraversandola”, toccandola, lasciandovi soffermare uno sguardo carico di gioioso stupore!
Con un approccio “intensamente leggero”, ho poi potuto conoscere più da vicino la donna Margherita Hack.
Ho appreso che la sua storia, per un divertita coincidenza del destino, è iniziata alle porte di Firenze in via “Angolo delle Cento Stelle”. Determinante nella sua formazione è stata l’educazione anticonvenzionale ricevuta dai genitori (padre protestante, madre cattolica), fra i pionieri della Teosofia in Italia.


Sulla base di questa dottrina filosofico-religiosa le è stato insegnato il rispetto assoluto dei valori di fratellanza universale, senza porre quindi distinzione alcuna fra tutti gli esseri viventi.
>Profondo e appassionato l’amore che ha legato Margherita al mondo degli animali: il suo cane Dick, sottratto ad una vita di abusi, e la gatta Checca, sono stati fedeli compagni dei suoi giorni per molti anni.
La Hack non solo è stata vegetariana da sempre, ma ha anche denunciato con forza tutto l’orrore dei mattatoi e degli allevamenti intensivi.
Altrettanto intenso però è stato anche il rapporto “con gli umani “, a partire dall’unione speciale con Aldo (De Rosa), suo compagno di giochi nell’infanzia, diventato poi marito e figura fondamentale anche nella professione. Con quest’uomo discreto, posato, dotato di grande cultura (lo considerava la sua enciclopedia umana vivente) Margherita ha avuto un confronto continuo e stimolante.
Ho scoperto che è stato Aldo a dare forma scritta ai suoi primi articoli scientifici, anche se ha voluto che la firma rimanesse quella della moglie.
Di enorme impatto anche il rapporto con l’amata professoressa di scienze; arrestata perché ebrea (e successivamente suicida in carcere), è stata uno stimolo importante per portare la Hack a diventare convinta anti-fascista.


Una cosa che mi ha particolarmente colpita è come, pur professandosi atea, in lei fosse radicato un naturale “istinto” oserei dire religioso, in cui tolleranza e rispetto hanno trovato una splendida sintesi.
Ha vissuto infatti attenendosi “semplicemente” al principio di “non fare agli altri ciò che non voleva fosse fatto alla sua persona”.
Una coerente libertà di pensiero e comportamento l’ha portata a dichiarare con altrettanta sincerità di non aver avuto figli perché sia lei che Aldo non sentivano questo desiderio.
Decisione che, ai giorni nostri, è del tutto legittima, ma, se ci rifletto, per una donna classe 1922 si tratta di un’affermazione che scardina alle radici gli schemi comuni del suo tempo riguardo al rapporto femminile con la maternità.
Disarmanti nella loro autenticità le parole riservate alla sua professione: “non ho fatto grandi scoperte: ho solo osservato quello che c’era già…”.
Concretamente può anche essere così, ma rimane il fatto che la Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia e che sotto la sua direzione un piccolo Istituto di provincia (quello di Trieste) è diventato un polo dedito alla ricerca internazionale e che ha sviluppato grandi progetti di punta.


Soprattutto, si è rivelato originale e decisamente all’avanguardia il suo “sguardo” e il suo metodo di studio.
In lei c’è sempre stato un grande senso di stupore e di meraviglia; una curiosità insaziabile la spingeva prima a capire e poi a divulgare da dove trae origine la bellezza sconfinata dell’universo, partendo dalla convinzione che affidarla “solo” alle mani di un Dio creatore era qualcosa di troppo semplice e “limitato”.
A fine spettacolo, uscita dal teatro, in una notte gelida ma serena, d’istinto ho volto gli occhi al cielo in cerca delle stelle che non ho trovato, però a farmi compagnia sono arrivate queste preziose parole di Margherita: “Ho vissuto tanto, mi è piaciuto tanto vivere, non ho rimpianti, non ho desiderato quello che non potevo avere”.
Pensando a quanto, splendenti di saggezza, abbiano illuminato la sua vita, ho sentito il desiderio di provare a farle anche un po’ più mie…