Articolo di Walter Muto immagini sonore di Roberto Cifarelli

Anni fa mi occupai dell’allestimento di una mostra su Mozart. Fra gli altri contributi ve ne era uno di un famoso neuropsichiatra, e proprio a quelle parole ho ripensato vedendo suonare, prima in un in un video degli Snarky Puppy (in particolare il suo solo da 4:18) e poi qualche giorno fa al Blue Note di Milano, Cory Henry. Vi propongo le stesse parole, che riassumono il concetto principale: “Oso proporre che Mozart abbia pensato LA musica, contrariamente all’idea che abbia pensato IN musica. Rifiuto l’idea di pensiero musicale: c’è solo atto musicale. La musica di Mozart ne testimonia come di un forte pensatore, un pensatore che, trovatosi corredato precocemente di un’eredità musicale rara, non è stato così idiota da gettarla ma al contrario l’ha investita con tutta la sua – propriamente parlando – iniziativa.”

Cory Henry - Blue Note Milano - Foto di Roberto Cifarelli

Ci sono molti bravissimi musicisti al mondo, ma in particolare sul mio personalissimo podio ce ne stanno tre, il polistrumentista e compositore Jacob Collier (24 anni), il mandolinista Chris Thile (quasi 38) e per l’appunto il tastierista Cory Henry (che fra qualche giorno ne compirà 32). Una impressione li accomuna quando li ascolto, a prescindere dal fatto che suonino un funky, una partita di Bach per violino trasposta sul mandolino o una propria composizione creando complessi loop e cantandoci sopra: in questi tre artisti (e sicuramente anche in altri) non c’è nessuna cesura fra il pensiero musicale e quello che suonano. Forniti sicuramente di un dono raro, il loro pensiero fluisce direttamente in musica, certo dopo anni di studio ed ascolto (come Cory Henry testimonia in un bel documentario a lui dedicato) della musica più varia, ma al tempo stesso manifestando un talento naturale, educato ed emerso fin dalla più tenera età (si veda l’inizio del succitato documentario in cui il piccolo Cory arriva a malapena alla tastiera dell’organo Hammond e non sa ancora quasi contare, ma possiede già il linguaggio di riferimento del Gospel).

Cory Henry - Blue Note Milano - Foto di Roberto Cifarelli

Che dire della serata? Sono riuscito ad andare al set delle 23,30 (il Blue Note ha quasi sempre due show nella stessa serata), che normalmente è un po’ più breve di quello delle 21. Compagno di battaglia sonica stasera è il batterista TaRon (scritto così) Lockett, nella postazione di Cory sono presenti oltre all’immancabile Hammond B-3, sovrastato da un Moog Little Phatty Stage II, anche un piano Fender Rhodes (Mark 1, se ho visto bene) e una tastiera Korg Kronos. Difficile narrare o descrivere cosa sia successo, perché la maniera di suonare dei due, poggiata su un solido interplay e su una intesa pressoché perfetta, è un flusso di brani intrecciati, a cavallo fra molti generi e, come esposto sopra, l’esposizione dei temi e delle improvvisazioni va sostanzialmente alla velocità del pensiero.

Dopo una intro affidata al solo Hammond, in cui Henry fa sfoggio di un pensiero armonico davvero elevato e di una tecnica sullo strumento (compresi i cambi timbrici mediante le drawbars), parte un brano dalle tinte progressive e i ritmi irregolari; si prosegue poi con un secondo brano che parte come una sorta di bossanova, ma si trasforma poi in un blues in minore, e poi in un indiavolato shuffle-blues. Il brano successivo è un più classico funky, solo dopo un po’ si individua, ben mascherato ma riconoscibile, il tema di Never Can Say Goodbye, famoso classico disco-dance del 1975 di Gloria Gaynor. Si torna poi alla chiesa di Brooklyn dove Cory ha mosso i primi passi, con un bluesaccio lento in cui l’artista fa sfoggio delle sue doti vocali, davvero non trascurabili. È poi il turno di un’altra cover, What A Wonderful World di Sam Cooke, primo artista nella storia a passare dalla musica gospel a quella ‘secolare’. Il brano soul del 1960 aumenta qui di velocità assimilandosi ad un rotolante shuffle à la Bo Diddley. Prima di un bis, giocato a botta e risposta con il pubblico, Cory annuncia essere quella l’ultima data del tour e ringrazia tutti della calda accoglienza, con fare da predicatore arringa la folla e poi parte sul suo Hammond, facendoci rivivere un po’ dell’atmosfera di una chiesa di Harlem.

TaRon Lockett - Blue Note Milano - Foto di Roberto Cifarelli

Rispetto alle altre due situazioni principali in cui suona – il già citato collettivo musicale Snarky Puppy e il suo progetto Funk Apostles – qui la dimensione di duo dà la massima libertà espressiva. Per quello l’unica maniera di capirne un po’ di più – a parte difficoltose descrizioni – è essere immersi, fare esperienza. Nemmeno un video basta, ma per averne almeno un’idea, è possibile guardare qualche estratto in cui Henry suona con la stessa formazione, o meglio con lo stesso batterista! E se si è minimamente o massimamente catturati, andarselo a vedere dal vivo alla prima occasione.

Cory Henry - Blue Note Milano - Foto di Roberto Cifarelli

TaRon Lockett - Blue Note Milano - Foto di Roberto Cifarelli   Cory Henry - Blue Note Milano - Foto di Roberto Cifarelli

Cory Henry - Blue Note Milano - Foto di Roberto Cifarelli

La galleria completa del concerto di Cory Henry sul sito di Roberto Cifarelli www.robertocifarelli.com