R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Lo scorso 26 aprile è stato pubblicato In The End, l’ultimo album dei Cranberries con la voce di Dolores O’Riordan. E’ la fine di una lunga storia d’amore e d’amicizia iniziata con i Cranberries oltre venti anni fa, io appena maggiorenne, loro un gruppo di quattro ragazzi dalla verde Irlanda, capitanati dalla O’Riordan. Ci misero poco a far breccia nel mio cuore, per le ritmiche facili, ma geniali nel contempo, e perché di donne che facevano rock in quegli anni ce n’erano poche, dominava il pop e, nella sua semplicità, Dolly aveva un non so che di ribelle. Subito iniziammo ad imitarla nel look: anfibi, t-shirt, jeans e capelli cortissimi, nulla di più semplice ed economico, era una ragazza qualunque, una che per sbarcare il lunario, come tanti, faceva la cameriera in un pub, ma il destino le aveva riservato altro, con quella voce particolare che madre natura le aveva donato, non sempre tecnicamente perfetta dal vivo, ma unica nel suo genere, con quei vocalizzi tipici delle sonorità celtiche.

L’antidiva per eccellenza, capace di accoglierti in albergo, per un’intervista, in pigiama e ciabatte, e forse proprio questo suo essere spontanea l’aveva resa più vulnerabile alle trappole della celebrità. Impiegano poco i Cranberries negli anni ’90 a scalare le vette delle classifiche, con il loro rock melodico, capaci di spaziare dalle ballate più dolci a brani rabbiosi e di protesta come Zombie; purtroppo con il successo e tutto ciò che ne deriva, emergono per Dolores i primi problemi o, dovrei dire, riemergono, perché in pochi allora lo sapevano, ma il suo era un passato segnato da abusi subiti nell’infanzia da un amico del padre. Lo si capiva dall’aspetto fisico che qualcosa non andava, il sospetto che soffrisse di anoressia, e poi il momentaneo ritiro dalle scene al culmine della fama, con il trasferimento della famiglia in Canada: un matrimonio e dei figli che, per qualche anno, le hanno fatto da scudo, facendole credere di aver raggiunto quel tanto agognato equilibrio e che l’aveva riportata tra noi, prima con il gruppo, poi come solista e di nuovo con i Cranberries.

Eppure la linea che separa l’equilibrio dalla follia è sempre molto sottile, basta poco per oltrepassarla: la fine del matrimonio con Don Burton, la morte del padre e la crescita delle figlie le risvegliano brutti ricordi, riportandola nel baratro. Nonostante l’uscita di alcuni nuovi pezzi, insieme a versioni rivisitate dei vecchi successi, cominciano a diffondersi brutte voci sul suo conto, tra cui l’aggressione nel 2014 ai danni di una hostess e di un poliziotto, che le frutterà una diagnosi di sindrome bipolare e una multa salatissima per evitarle il carcere. Quando poi, nel 2017, vengo a sapere che il tour europeo è stato annullato, per un presunto mal di schiena, comincio a temere il peggio e condivido questa mia sensazione con una compagna di liceo, a sua volta fan di vecchia data; pochi mesi e tutto si concretizza nel tragico epilogo che tutti conosciamo, proprio mentre la band sta lavorando ad un nuovo album di inediti.

In the End arriva quindi come il lavoro più atteso dell’anno per me, perché so che non ce ne saranno altri e che siamo arrivati al capolinea, tanto di cappello per i fratelli Hogan e Fergal Lawler che hanno deciso di porre fine alla premiata ditta Cranberries, sarebbe troppo triste vedere qualcun altro al posto di Dolores, e nello stesso tempo sono grata loro di averci fatto dono di quest’album postumo. Mi piace pensare che sia l’ultimo capitolo di un bel libro, il testamento artistico di una voce che mi ha tenuto compagnia per gran parte della mia vita e che con questi nuovi pezzi, per un attimo, mi ha illuso che nulla fosse cambiato: insomma, una sorta di corrispondenza post mortem, come nel celeberrimo film di Tornatore con Jeremy Irons.

La copertina è già una dichiarazione di intenti: quattro bambini che imbracciano i loro strumenti musicali, davanti alle macerie di un muro, come a dire che, dalla distruzione e dalla fine, può ancora venire qualcosa di buono. E l’album è più che buono, come non ne facevano da anni, undici brani, uno più bello dell’altro, che dal punto di vista strumentale ricordano molto i lavori che ci hanno fatto amare i quattro di Limerick, dai testi fortemente autobiografici, come se Dolores avesse voluto condividere con il mondo intero le sue ultime emozioni e tutta la sua fragilità: traducendoli ho avuto quasi la sensazione che si trattasse di un lungo commiato.

Come non pensarlo ascoltando A Place I Know, la mia preferita, una lettera d’addio rivolta a uno dei suoi figli o alla bambina che era, lo stesso per In The End, un brano sull’ illusorietà del successo e dei beni materiali, per Lost, in cui Dolores esprime la dualità vertiginosa dei sentimenti, sottolineata dalla sovrapposizione delle voci e dal suono struggente del violino, per Illusion, “questa è una storia di fallimento e gloria…questa è la mia conclusione per ora…“, per l’esplicita Wake me When It’s Over, che dal punto di vista strumentale ricorda molto Zombie, per la linea di basso e la chitarra caustica nel finale, e per il testo un chiaro riferimento alle violenze subite: “Cercando di dimenticare/Qualcosa che sai che Non ti ha ancora ucciso/Lottare non è la risposta Lottare non è la cura/ Ti divora come un cancro/ Ti sta uccidendo di sicuro /Vivere nel passato È difficile da nascondere/ Svegliami quando sarà finita“.

E’ vero, lo confesso, quando si parla di Cranberries smetto di essere critica e ritorno fan, ma questo è un album che non può mancare nella vostra libreria per tutta una serie di motivi: se li avete amati alla follia è l’ultimo tassello del puzzle, quello necessario a porre la parola fine, ad elaborare definitivamente il lutto, se non li avete mai seguiti in passato, perchè siete troppo giovani, vi aiuterà a capire chi erano come musicisti, gli accordi semplici, le atmosfere oniriche, i fraseggi leggeri da strimpellare in spiaggia con gli amici o un motivo per cui iniziare a suonare uno strumento, se, invece, amate i testi scarni, ma nello stesso tempo carichi di significato, qui troverete poesie e parole che vi emozioneranno.

Voto: 10/10.

Tracklist:
01. All Over Now
02. Lost
03. Wake Me When It’s Over
04. A Place I Know
05. Catch Me If You Can
06. Got It
07. Illusion
08. Crazy Heart
09. Summer
11. The Pressure
11. In The End