C I N E M A

The Mirror – visioni allo specchio di Christian Di Martino

Cafarnao è un film che va dritto al cuore come una coltellata scagliata con tutta la rabbia di un ragazzino di 12 anni.
Ci sono bambini in diversi parti del mondo che vengono messi al mondo con un destino già segnato, vivere nell’inferno. Zaid è uno di questi, costretto a vivere in una Beirut poverissima, sporca, caotica e dimenticata da Dio. Costretto a dimenticarsi cosa sia l’infanzia e l’adolescenza e a fare piccoli lavoretti per aiutare a sfamare una famiglia numerosissima. Nonostante il contesto e l’educazione ricevuta Zaid è un ragazzino altruista che ha amore da vendere, quello per la sorella più grande che appena diventerà ‘’donna’’ verrà venduta a chissà chi o quello per un bambino sconosciuto di un’altra nazionalità e di pochi mesi.

La Labaki con Cafarnao vuole dare voce a tutti quei bambini che non hanno istruzione, che sono vittime delle nostre guerre e delle scelte di noi adulti, che molto spesso poi adulti non lo siamo proprio. Il rischio quando si tratta certi argomenti è sempre quello di cadere nella trappola della ‘‘paraculata’’, dello ‘‘strappalacrime’’ facile e gratuito. Io credo che invece il film abbia raggiunto il giusto equilibrio, è potente e riesce a coinvolgere senza troppi artefatti. Ma poi, parliamoci chiaro, come si fa a non seguire costantemente con la camera il viso di Zaid? Ma lo avete visto? E dai su. Tutto è racchiuso nella bravura di quel ragazzino e nel suo viso che parla. Nella sua rabbia e nella sua caparbietà, nell’amore che sprigiona per gli altri, in quelle lacrime che gli esplodono dagli occhi ma che immediatamente pulisce perché un adulto non deve piangere e in quegli sguardi di curiosità che a un certo punto ci fanno ricordare che Zaid in fondo è solo un bambino che ha voglia di giocare e di sognare come tutti gli altri e niente gli toglierà questo istinto innato. Zaid è stupefacente, nonostante si renda conto che la sua vita è un inferno, agisce in continuazione per cambiare le cose, per fare del bene, con tutto il caos che si porta dentro un essere di così pochi anni di vita. Ed è proprio per la sua età che non conosce ancora la rassegnazione.


Cafarnao (titolo originale Capharnaüm, che sta a indicare il caos) è un film che ci mette di fronte a diversi quesiti importanti e che dovrebbe smuovere le coscienze. Basta questo per benedire l’esistenza di questo genere di opere. Porta alla luce realtà che in tanti conosciamo (molti purtroppo no) ma che sono talmente lontane da noi che fatichiamo a farci coinvolgere, a farci toccare in qualche modo. Siamo quotidianamente bombardati sui social da puttanate su esseri umani che scappano dai loro paesi poveri che ormai ci abbiamo fatto il callo. Dunque è diventato ‘‘normale’’ vedere morire persone, tra cui molti bambini, che hanno solo avuto la sfortuna di essere nati e cresciuti in paesi distrutti da noi adulti nella speranza di trovarne uno migliore. E siamo qui a giudicare seduti sulle nostre belle e calde poltrone scrivendo sui social. E poi il tema spinoso delle frontiere e quindi della difficoltà di ottenere documenti per stare in un paese o andarsene in un altro. Ma soprattutto e forse quello che riusciamo a sentire più vicino, il tema dei figli. Zaid denuncia a tutti gli effetti i suoi genitori per averlo messo al mondo. Ci rendiamo conto della potenza di questo gesto? Di queste parole? E’ giusto dunque mettere al mondo vite per buttarle all’inferno? A voi tutte le risposte, se le avete.
Io Cafarnao me lo tengo stretto ed è uno di quei film che si tatuano sul cuore.

[8,5/10]