C I N E M A

The Mirror – visioni allo specchio di Christian Di Martino

Ognuno di noi arriva a un momento in cui ci si siede davanti allo specchio, ci si guarda bene e si tirano le somme della propria vita, scomodando il passato. Il passato che spesso e volentieri si presenta alla nostra porta con quest’aura di malinconia, con questa sua fierezza e ahimè a volte con severità. Il passato sa che da lui non si può sfuggire, perché rappresenta una parte della nostra vita. Ma sa anche che da belva feroce può diventare un gattino innocuo, educato e composto.
E questo dipende solo da noi, dall’accettazione di quello che è stato, di quello che abbiamo fatto o non abbiamo fatto, di quello che non tornerà più.

Così Almodovar trascina la sedia di fronte allo specchio e ci mostra la sua vita immergendosi nella figura del bravissimo Antonio Banderas che lo ricorda a tutto tondo, a partire dall’aspetto fisico. Condivide la sua vita, puntando i riflettori in particolare sulla sua infanzia dove tutto iniziò.
Dalla curiosità nel conoscere il mondo, alle paure, agli amori, alle debolezze, al dolore della perdita fino ad arrivare alla rassegnazione.
E durante il percorso i personaggi entrano all’improvviso esattamente come ci appaiono i ricordi, senza avvisare.
Personalmente Dolor Y Gloria ha emozionato parecchio nonostante debba sempre in qualche modo scavalcare la sua cifra stilistica che non amo particolarmente per arrivare ad abbeverarmi del succo delle sue storie.
Solo una grande maturità raggiunta permette a un artista di guardare cosi limpidamente il proprio percorso di vita.
Almodovar riesce a domare la belva feroce raggiungendo l’accettazione di se stesso, un traguardo ineguagliabile per qualsiasi essere umano, attraverso un film che come una dose di eroina ovatta il presente per abbracciare il passato.

[8/10]