L I V E  R E P O R T


Articolo di Fabio Baietti e immagini sonore di Andrea Furlan

Torri, fossati, stemmi e chiostri. Una location incantevole per due Artisti che l’incanto, in chi li ascolta, lo provocano con un mix gentile di classe sopraffina e contagiosa empatia. Larry Campbell cambia gli strumenti come un Fregoli dei nostri tempi, eccellendo in ognuno di essi. Se pare ovvietà, per uno che dava il tempo a Mr. Zimmerman, rimarcare i virtuosismi alla sei corde (sempre contestualizzati nel fluido scorrere della canzone), la sua maestria al mandolino ed al violino ha dato colori e profumi diversi a parecchie composizioni. Tra un brano e l’altro, da professionista consumato, si è cimentato con un italiano fruibile, leggermente spruzzato di castigliani idiomi, con il pubblico a colmare i rarissimi vuoti. Il sorriso perenne, tra i folti capelli di un “newyorker” cittadino del Mondo.

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E quanti siparietti di immediata presa tra lui e Teresa Williams, da decenni sua partner, che l’italiano lo capisce con lo sguardo, guizzante e tenero, e lo parla con uno splendido viso, camaleontico nell’intuire le imbeccate di Larry. Acquarelli di vita, tra gioie e momenti bui, storie di incontri e perdite, di Amici importanti di cui narrare ancora le gesta. Levon Helm e Johnny Cash, The Band e Bob Dylan, li puoi “vedere’ e, soprattutto, ascoltare, catapultati dai grattacieli della Big Apple ai campi del Tennessee, perduti in una “nowhere land” in cui “sei a due ore da ogni altro luogo“, fatto di fede e fatica, di musica e pregiudizi. Dove, un giorno, arrivò un violino a far ballare, per la prima volta, una madre da sempre irrigidita dalla tradizione.

Voci che narrano storie, tra melodie bucoliche e ritmi più asciutti, perché il folk può ballare un walzer e la gita nel bayou ha il cajun come soundtrack. Dall’altra parte della paura, salvandosi da sé stessi, mentre si stende il lungo, buio velo.

Una serata di intensa, splendida partecipazione, di rispetto ed affetto reciproco, da ricordare molto a lungo.

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