R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

La Macchina Di Von Neumann

Band composta da quattro ragazzi brianzoli, che dopo tre Ep, escono con questo lavoro nel 2018, per poi venir ristampato quest’anno. Tracce strumentali di stampo post-rock, con titoli strambi e una ricerca sonora molto buona, oltre al concept ideato per abbattere il significato stesso della parola “Formalismi”, per regalare un’interpretazione musicale fuori dagli schemi e più empatica verso l’ascoltatore.

Megàle

Un duo composto da Stefania Megale e Francesco Paolino; esperienze musicali parallele che cambiano incrociandosi. Esploratori sonori e dello stato d’animo, condottieri di emozioni e sogni lucidi attraverso suoni acustici e combinazioni elettroniche. La bella voce narrante, ricorda e trasmette qualcosa di tipico delle grandi interpreti femminili degli anni ’60, ’70, regalando un’interpretazione sospesa e senza tempo.

Dheiti

Poche le tracce di questo debutto, ma le qualità e la curiosità non mancano. Un’uscita programmata con l’inizio della Primavera, e che coincide anche con una sua personale “rinascita”. Quattro tracce che cristallizzano un momento e che allo stesso tempo, mostrano le caratteristiche e capacità sonore dell’autrice, spaziando tra momenti più cupi e intimi, fino ad aperture più funk.

Leye T

Arriva da Los Angeles e suo malgrado e fortuna, con un solo singolo risalente al 2017, scala le classifiche di Spotify. Ecco il debutto discografico vero e proprio; un lavoro dalle sonorità marcatamente solari, dove pop e dance si mischiano ad una sensibilità interpretativa che richiama altri generi, e che apporta un livello qualitativo rilevante per l’intero lavoro.

VIKY

Un disco essenziale, ma non per questo scarno. Nonostante la giovane età dell’autore, questo non è un debutto, avendo già altri progetti non solo musicali ma anche di tipo letterario. In un’era in cui tutti possono essere quel che vogliono, ci viene raccontato un viaggio solitario e intimo nel quale salvezza, tempesta, naufragio e scogli sono gli ingredienti principali, oltre ad una grande enfasi interpretativa.

Fabrizio Paterlini

Dietro questo lavoro dalle indubbie qualità sonore, dove il gusto e la melodia sfiorano leggere le differenti corde emotive di chi ascolta, vi è una storia curiosa: ogni traccia nacque e venne prodotta di settimana in settimana, fino a coincidere con il cambio di stagione. Creando e restituendo una curiosità e un’aspettativa per un lavoro che vede oggi una luce nuova, con la rimasterizzazione e l’aggiunta di nuove sonorità.

Marella Motta

Lentezza e ricerca sonora; questi i termini che fanno parte della Genesi di questo debutto. La pazienza e la volontà di fare le cose bene e con un approccio artigianale, ci regalano un album dove la voce dell’autrice trova spazio ed espressione, fondendosi con il lavoro degli altri musicisti che ne tessono una struttura a volte soul, a volte più jazz; non mancano le contaminazioni oltre la qualità di un lavoro “Made in Italy”.

Lags

Secondo episodio per questi ragazzi che arrivano da Roma, dopo esser saliti su numerosi palchi, rientrano in studio per la “temuta” seconda prova. La lezione l’hanno studiata e capita, nonostante non sia una proposta originalissima, quel che fanno lo fanno bene: stacchi, aperture, ritornelli, sonorità, tutto pesato e calibrato in modo da controbilanciare l’energia imprevedibile che nasce ad ogni traccia.