R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

“Chi lascia la strada vecchia per quella nuova… sa quel che lascia ma non sa quel che trova”. Questo succede atutti i comuni mortali, ma se ti chiami Jack White, può accadere di tutto, anche di ritrovarsi su quel percorso interrotto bruscamente 11 anni fa con i suoi Raconteurs. Il duo terribile di Detroit (White e Benson) si è concessa una lunga pausa, ma la linea diretta, il cordone ombelicale che li ha sempre legati non è stato mai tagliato.
Hanno ritrovato gli amici di vecchia data (Jack Lawrence e Patrick Keleer) con quali avevano fatto fortune nel 2006 all’esordio di Broken Boy Soldier, e hanno ricominciato a scrivere senza sosta come ai bei tempi. In tutto questo, White ha fatto il bello e il cattivo tempo come suo solito; il menestrello del rock ha svestito e rivestito i panni della Rockstar a suo piacimento senza legami e vincoli, calando il sipario sui White Stripes e aggiungendo al suo curriculum il progetto Dead Weather (di cui fa parte anche Jack Lawrence), oltre alla sua maniacale voglia di sbalordire e stupire il circo del rock con i suoi 3 gioielli da solista.

In tutto questo pentolone magico, i Raconteurs avevano anche avuto il tempo di bissare il debutto del 2006 con la seconda fatica Consolers of the lonely, e ora finalmente le stampe hanno dato alla luce la terza perla del super gruppo americano.
Help us Stranger porta in dote con sé le esperienze vissute dai 4 componenti in una decade che non sembrava aver mai fine; si parte a tutto volume con Bored and Razed, un classico pezzo dalle radici profonde che arrivano dal bagaglio tecnico di Jack, una canzone fantasma rubata da una tracklist di un album dei White Stripes mai prodotto.
Si prosegue con il brano portante, nonché singolo, del nuovo lavoro Help me Stranger, ed è subito amore al primo ascolto. Un mezzo capolavoro (se non ¾ di capolavoro) voluto fortemente e ricercato fra melodie che fanno tornare indietro con la mente ai vecchi festival di una volta, fra un sound che ricorda i Rolling Stones in Sympathy for the devil e una serie di assoli memorabili di marchio registrato Jack White.
La dolce Only Child, uscita dalla penna di Brendan Benson, ha il potere di rimanerti in testa come poche canzoni ultimamente sanno fare, mentre la malinconica Shine the Light on me scende nel cuore nel segno dei Queen, perché sembra proprio scritta come fosse un tributo al buon Freddie, e sulla scia di entusiasmo del film campione d’incassi.
Somedays è una gran bella ballatona made in America che comincia in stile Aerosmith, cambiando per ben tre volte la ritmica, un magheggio tecnico della Rockstar di Detroit, da leccarsi i baffi. Avete ancora in mente le bizzarrie targate ultimo album solista di White? Le ritroviamo nelle note di Don’t Bother Me e What’s yours in mine, mentre la top song dell’album è senza dubbio Sunday Driver, creata e ideata dalla geniale mente di quella volpe di Jack. Un riff perfetto, impeccabile, da urlo e paragonabile ai grandi pezzi della storia del recente rock.



Ad 11 anni di distanza, i Raconteurs hanno sicuramente riattivato quel filo che si era interrotto dal 2008, regalandoci momenti impeccabili e di ottima fattura, con un sound meno grezzo e più maturo nell’insieme. Il menestrello del rock non ha deluso le aspettative a testimonianza che… “se si perde la strada vecchia seguendone una nuova, alla fine Jack fa un lungo giro, ma poi la ritrova”.

Tracklist
01 Bored and Razed
02 Help Me Stranger
03 Only Child
04 Don’t Bother Me
05 Shine The Light On Me
06 Somedays (I Don’t Feel Like Trying)
07 Hey Gyp (Dig The Slowness)
08 Sunday Driver
09 Now That You’re Gone
10 Live A Lie
11 What’s Yours Is Mine
12 Thoughts and Prayers