L E T T U R E


Articolo di Mario Grella

Sì, le piante si spostano. Non è un paradosso neo-dadaista e nemmeno una boutade; potrebbe essere un escamotage linguistico-filosofico, ma non è così, le piante si muovono davvero. Ce lo racconta meravigliosamente bene Stefano Mancuso, fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, nonché direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale di Firenze (LINV). Era da tempo che facevo la corte a questo magnifico volumetto edito da Laterza, ma essendo un po’ prevenuto sulle mie capacità di appassionarmi alla letteratura scientifica, ho sempre rimandato l’incontro e ho fatto male

Le piante si muovono, hanno un movimento proprio, interno, di linfa e tessuti, ed uno esterno, di rami, foglie, fiori, radici, ma anche uno “improprio”, cioè quando si spostano lungo rotte che spesso percorrono metà del globo terrestre, grazie al movimento dei loro semi spostati dal vento che trasmigrano da un continente all’altro o anche semplicemente da una regione all’altra, da una montagna ad una valle o grazie agli escrementi di uccelli o altri animali che li hanno ingeriti e digeriti. Purtroppo delle piante sappiamo sempre poco e quel poco che sappiamo è sbagliato, come ci  dice Mancuso in apertura del volume. 
La nostra attenzione, quando questa c’è, è sempre orientata al mondo animale, all’estinzione degli animali, mai o quasi mai a quella delle piante. Eppure, anche le piante scompaiono, anche se altrettante sopravvivono contro ogni ragionevolezza; è il caso dei sorprendenti “Hibakujumoko” ovvero “i reduci”, gli alberi sopravvissuti all’esplosione atomica di Hiroshima. La vita vince sempre e quella degli alberi è una vita preziosa anche per noi.



Affascinante la storia degli spostamenti di molte piante come la “Senecio squalidus” che si propaga dalla Sicilia alla Gran Bretagna e alla Scozia, una vera globalizzazione della natura che, come è noto, non conosce confini. Ma le piante sono anche campioni di longevità, molte specie hanno la capacità di vivere oltre mille anni e alcuni, addirittura, come il “Pinus Longaeva”, sono capaci di vivere fino a 4.000 anni.
Scrive Mancuso: “…È ancora lì a Grantham, nel Lincolnshire, l’albero di melo dal quale cadde la mela che permise a Newton di formulare la teoria della gravitazione universale. Sopravvivono molti degli alberi sotto i quali Charles Darwin, passeggiando a Down House, ideò e scrisse ‘L’origine della specie’. Crescono e si innalzano le querce alle quali centinaia di persone furono impiccate in molti stati degli USA. Prosperano nella tenuta de Les Collettes in Provenza, gli olivi sotto i cui rami Renoir passò gli ultimi anni della sua vita…”.
Un testo scientifico che sembra un libro di poesia o una antologia di epica, dove gli eroi sono loro, alberi e piante, quelli a cui passiamo accanto tutti i giorni senza degnarli dell’attenzione che meriterebbero.