I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

È uscito il 9 Ottobre Pensieri passeggeri il nuovo disco di Pablo e il Mare, il progetto del quintetto guidato da Paolo Antonelli. Quarto album di musica d’autore in chiave folk e non solo, si spazia nei territori acustici new wave, reggae, funk e un’elettronica di misura che non prende il sopravvento.
Debutto con vittoria del premio Rock Targato Italia nel 2005, al quale segue la pubblicazione di Onde, disco d’esordio apprezzato dalla critica. Miramòr secondo lavoro del 2011, che conferma il pop di qualità, seguito da Respiro del 2015 che ha conquistato unanimemente pubblico e stampa.
Ho amato molto Respiro, ed ho atteso con curiosità Pensieri passeggeri che si rivela essere un album garbato e ricco di molteplici influenze musicali. Con gran piacere ho scambiato quattro chiacchere con Paolo Antonelli per farmelo raccontare più da vicino.

Pensieri passeggeri , il vostro quarto album è uscito il 9 ottobre; è nato con un progetto di crowdfunding che ha superato il 100% di adesione. Una grande attestazione di fiducia del vostro pubblico, cosa avete potuto fare in più rispetto ad un’autoproduzione?
È un attestato di fiducia importante, sapere che il nostro amato pubblico continua a sostenerci. E ritrovarlo quando andiamo a suonare, magari lontano dalla nostra città, è la miglior chiusura del cerchio.
Con i proventi abbiamo stampato in digipack, creando un prodotto più accattivante per chi sceglierà il cd fisico. Abbiamo un minuscolo tesoretto utile a sovvenzionare date in trasferta. Abbiamo inoltre in cantiere un videoclip, una cosa bella come lo fu Tortuga.
Forse non tutti sanno che questo video, diretto da Fabrizio Vacca, nel 2016 ha vinto premi anche a Hollywood.

Da quando è uscito Onde, il vostro primo lavoro, c’è sempre grande cura e grazia negli arrangiamenti, che siano elettronici, jazzy, reggae, pop o rock. Ci trovo un’elegante leggerezza, nel senso positivo del termine, un risultato voluto dall’inizio o snodato nella produzione?
Per quanto riguarda l’eterogeneità della proposta, a me l’idea di un disco un po’ arcobaleno piace. Tra un lavoro e l’altro passano magari 3-4 anni e chi lo compra deve mantenere negli anni un buon motivo per trovarci qualcosa di nuovo. È capitato però che qualche giornalista la prendesse un po’ per scarsa personalità. Ci sta. De gustibus, c’è chi va in vacanza in Romagna dal ’53 e va bene così. 
Io in primavera vorrei fare un disco alla Fink, in inverno alla Mark Lanegan e in estate alla Buena Vista Social Club. E in autunno? In autunno Pensieri passeggeri va benissimo! In studio abbiamo sempre lavorato su arrangiamenti e suoni, spesso sperimentando. Su Pensieri passeggeri Andrea Ferraris ha speso energie sui synth, rispetto al passato. Il disco risulta meno acustico di Respiro. E poi ci sono trovate ingegnose di Fabrizio Cerutti, che il disco lo ha registrato e mixato. Vi invito a giocare a “scova i coretti nascosti”. Dobbiamo ringraziare anche Gianni Vallino che ne ha curato il mastering al Karibu Studio, perché ha saputo gestire sapientemente l’eterogeneità dei brani.
Ma tutto ciò è un dietro le quinte. Il risultato atteso è sempre riuscire a pubblicare 40 minuti di ottima musica leggera.

Di Onde, hai voluto riproporre in chiusura di quest’ultimo lavoro Pablo e il Mare, canzone che è diventata maggiorenne. Un omaggio agli inizi, una festa per i 18 anni, il rinnovamento nell’arrangiamento… cos’altro?
È il brano che ci dà il nome, rappresentativo del mood di Pablo: sentimentàl, marinero e trasognato. E appare tuttora coerente con la proposta, che tocca la canzone d’autore e i suoni dal mondo.

L’apertura invece è riservata a Oggi si va, brano delicato alla necessità del viaggio. L’ultimo album che abbiamo nelle orecchie è Respiro, un disco molto marittimo, solare, in piena estate. Il mare lo ritroviamo anche nei nuovi brani, sembra un’impronta imprescindibile, il sapore però è quello della tranquillità del fine stagione, uno sguardo un po’ più interiore.
Se lo trovi autunnale, allora abbiamo azzeccato i tempi dell’uscita! Tempistiche a parte, credo che la tua lettura sia corretta: Pensieri passeggeri è un disco introspettivo, ci sono novità anche sulla scrittura, che si è fatta più personale, più intima.

Sempre a proposito dei testi, globalmente, emerge un’anima felice della vita, in controtendenza ai mille “tristotti in musica” alzerei un cartello con la scritta “basta disagio!”…
Nel si! “Un po’ ci piacciono i tunnel, ma ne aspettiamo fiduciosi la fine”, per citare una band straordinaria che ha fatto la storia del rock.

Cantami è la canzone ninna nanna del disco, dedicata a tuo figlio, è d’obbligo la domanda sulla sua influenza in questo ultimo lavoro musicale…
Cantami è il racconto breve di un anno sabbatico, un anno senza scrivere canzoni, conseguente alla nascita di Alessandro. La venuta al mondo di un bambino, si sa, è gioia e rivoluzione che monopolizza la novella famiglia. E’ felicità e gioia, dà tanto ma sottrae tanto.
Poi però a un certo punto, in modo molto naturale, ha cominciato a guardarmi suonare con una particolare curiosità, un’attenzione in quello sguardo… In un modo tutto suo mi ha dettato le rime… Giuro, Elisabetta.
Se quell’interesse lo perderà – e spero di no – non importa. Io la fotografia l’ho fatta, e si chiama Cantami.

Ho notato che anche il modo in cui usi la voce è più pacato, garbato, raccolto, non hai usato graffi o guizzi verso l’alto, li conserverai per i live?
E’ vero. In parte è voluto, perché volevo che la mia voce, che è un po’ ricca di medie, suonasse “più flauto e meno sax”. In parte perché Fabrizio Cerutti nelle scelte di missaggio ha prediletto un approccio più anglosassone, con la voce che sta al suo posto e non primeggia rispetto agli altri strumenti. Infine perché la band suona più forte, più piena, rispetto a “Respiro”. Comunque ti prometto che dal vivo ti spettino!

Americani parte con un coretto iniziale alla spaghetti western, parli dell’entusiasmo della gente ma anche di una pistola sul tavolo, che esperienza è stata l’America?
L’America grosso modo la conosci già, prima di andarci, perché è quella che hai visto alla TV. La sorpresa è stata proprio “quell’ottimismo che da sempre vende” che non è niente male, in un popolo. Qualche riferimento sparso: il Rock…Sudista, il Tocqueville di “La Democrazia in America”,  “Out of time” dei R.E.M., i film dei Fratelli Cohen e soprattutto, il mio occhio diretto sui fatti che racconto: a Kayenta, in Arizona, finimmo a dormire a casa di un indiano che, sulla tavola da pranzo aveva un revolver enorme con un manico d’osso bianco. Chiesi con un’aria da emerito cazzone se fosse carica, e lui rispose “certo che sì”. Dissi che era enorme e lui rispose “big gun big man!”

Disobbediente ha un impatto soft new wave, sto già immaginando un video bianco e nero e la velocità del vento… Potrebbe essere un prossimo singolo?
Potrebbe essere, sì. Ma i pezzi con vocazione singolo su questo disco sono tanti. Ci stiamo ragionando.

Molto bella la foto di copertina, ci sono dei libri appesi a dei rami, il muro color bianco mediterraneo, ci racconti di questa scelta?
La gestazione di questa cover è stata lunga. Una scelta di insieme, di band. Avrei voluto utilizzare una foto del satiro danzante di Mazara del Vallo, ma ho chiesto e non ho ottenuto una liberatoria. Non ho neanche capito se potevo farne a meno. Quindi abbiamo optato per una foto che ho scattato a Kimolos, minuscola isola greca, dove c’era questa libreria con accesso libero ai libri appesi. Laura Antonelli, che ha curato il progetto grafico è riuscita a valorizzarla molto.

Borotalco è un po’ l’essenza del vostro modo di far musica, una sorta di live report visto dal palco. Per quanto ci riguarda, vi potremo vedere in anteprima nazionale al Folk club di Torino il 9 Novembre, sarà una gran festa!
Borotalco è il piacere che la musica ti dona, che tu la faccia o che tu la ascolti. E questo piacere lo vogliamo festeggiare, al Folk Club sabato 9 novembre. Non mancate per nulla al mondo!

Formazione:
Paolo Antonelli: testi e musiche, voce e chitarre
Andrea Ferraris: piano elettrico e sinth
Francesco Coppotelli: violino
Fabrizio Cerutti: basso elettrico
Marco Ostellino: batteria