R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

SHHE: lei o lui?
Fin dal proprio moniker l’artista e producer scozzese-portoghese Su Shaw mette in discussione la propria identità su più livelli (romantica, professionale, artistica, culturale…) immergendosi completamente in un percorso di continua ricerca personale. Nata da padre scozzese e madre portoghese, trascorre gran parte della sua vita a Fife (Scozia), un luogo di campagna, isolato, fino al momento in cui decide di trasferirsi sul fiume Tay, a Dundee (sempre in Scozia), ed è lì che incontra giovani creativi a lei affini e che inizia ad allargare la propria visione musicale e a mettere in discussione molte cose della propria vita: le decisioni prese e l’influenza che queste avevano avuto su altre scelte, fino all’ammissione: “Ho scoperto che non ero stata davvero onesta su molte cose”.

Trascorre anche un periodo in Islanda dove lavora ad un progetto sul legame tra suono, paesaggio e sonno, che influenza enormemente il lavoro musicale. Racconta infatti che il disco è stato registrato nella sua casa dalle 00:00 alle 3:00 perché era il momento più silenzioso “Sembrava che gran parte del disco fosse stato realizzato in uno stato di semi-sonno”.
L’album omonimo di debutto, pubblicato lo scorso 11 ottobre per One Little Indian / Audioglobe, è a tutti gli effetti un viaggio evocativo, teso all’esplorazione e aperto ai cambiamenti. Lasciandosi completamente ispirare dal luogo che la circonda, e nonostante il carattere sintetico della proposta sonora, l’artista è in grado di creare suggestioni ed atmosfere in continuo movimento, un’alternanza di luci e ombre tipica della condizione umana.

La sua voce, a tratti di un candore lunare, ne rivela la delicatezza ma anche la bramosia dell’introspezione. Shhe è abile nella narrazione dell’inquietudine di vite complesse alla stregua dell’italiana Birthh, (con la quale condivide anche la doppia “H” nel nome d’arte). Entrambe le voci hanno infatti una resa emotiva che consentono inafferrabili visioni. Il cantato morbido avvolto da un’elettronica “dreamy” la avvicinano non poco anche ad Elena Tonra (Daughter) e ad Anja Plaschg (Soap & Skin).
In un ambiente rarefatto e intimista, abbraccia le fascinazioni dell’elettronica, in particolar modo con dei riff di chitarra riverberata Saint Cyrus che con incedere cadenzato, pause e ripartenze, si accosta molto allo stile dei Daughter.
Non si rimane immuni all’ascolto dei sette brani disincarnati e malinconici che compongono l’album: da Eyes Shut che catapulta in un affascinante mondo parallelo, oscuro e malinconico, a Saint Cyrus dai lineamenti inizialmente più pop e che via via si fa più complesso, fino a terminare con un riverbero ipnotico di note appena accennate. Al contrario trame sonore meno complesse (ma non meno viscerali) per Emma e Beds, mentre Maps chiude il cerchio, e si dis-chiude in due brani, come a sintetizzare le linee di un viaggio interiore appena percorso distinguendo tra una prima parte più astrale e magnetica, da una seconda più strumentale, a rimarcare un’attitudine acustica altamente introspettiva fatta di sonorità sognanti e ultradimensionali.

 

Davanti si staglia un paesaggio sonoro in cui i sentieri si diramano rincorrendo orizzonti sospesi tra l’onirico e il reale.
Nella sua oscurità è un album che avvolge e che lascia esposti, dando vita a un desiderio di esplorazione e scomposizione che segua il flusso (illogico) dei cambiamenti.

Tracklist:
01. Eyes Shut
02. Saint Cyrus
03. Emma
04. Beds
05. BOY
06. Maps
07. Maps 2