L I V E  R E P O R T  /  R E C E N S IO N E


Articolo e immagini sonore di Antonio Spanò Greco

Per celebrare il ventennale della loro avventura musicale, i The Vad Vuc, ensemble ticinese contaminato da musicisti italiani, un quasi tedesco e un portoghese, hanno pensato di mettersi metaforicamente in frac esibendosi in due serate consecutive nella austera e storica cornice del Teatro Sociale di Bellinzona. L’occasione è ghiotta anche perché, oltre a festeggiare l’anniversario, il gruppo presenta in anteprima la sua ultima creazione artistica dal titolo Vadavialcovid, in uscita il prossimo 6 novembre: undici brani freschi o quasi, alcuni già in rete, il cui ricavato verrà devoluto in beneficenza.

Possiamo definirla la prova del nove, l’esame di maturità: portare il loro show elettrizzante e coinvolgente in un ambiente raccolto e solenne, festeggiare i primi vent’anni rinunciando in parte alla loro naturale esuberanza dando spazio alle proprie capacità interpretative con arrangiamenti oculati e interpretazioni per certi versi più intense, solide e cariche di suggestione. Il pubblico ha accolto con partecipazione e applausi sinceri ogni canzone, la band composta da otto elementi ha dato vita alla festa ripercorrendo le tappe fondamentali della loro vita artistica altalenando ruggiti combat folk a ballate intimistiche, sciorinando grinta punk e canzoni dall’impronta irish. Lo show scorre veloce tra aneddoti vari, versi decantati dall’amico Savo e comparsate dei maggiori musicisti che in questi anni hanno partecipato dell’evoluzione del gruppo uno su tutti Sebalter che ha intrapreso l’attività solista. Ventitré canzoni per due ore buone e la conferma che Cerno e amici sono un splendida realtà e che fanno della musica un veicolo trainante per effettuare donazioni concrete e meritevoli di lode. In particolare Cerno, alias Michele Carobbio, è un musicista carismatico, capace di scrivere testi intrisi delle sue esperienze personali, che guarda alle vicende di una società dalle mille contraddizioni con occhio sempre attento e partecipe alle persone che in questa società sono relegate ai margini.

Vadavialcovid

Avere vent’anni, non è mica facile, ci vuole una vita per imparare, ci vogliono giorni passati a combattere e lunghissime notti per recuperare. (Fiorella Mannoia)

E piano scopriamo che siamo attimi e non abbiamo che legami saldi quanto i nostri soffi (Savo)

I The Vad Vuc tagliano il traguardo di quattro lustri di attività, disseminato da riconoscimenti sempre crescenti, collaborazioni tramutate in fraterne amicizie, concerti travolgenti dove l’allegria si mischia con le riflessioni personali.

Lavoro, come citano tra le note del cd, nato a causa del lockdown 2020, creato tra le quattro mura di casa e le registrazioni effettuate con i cellulari, composto da undici brani di cui solo due realizzati prima della venuta della pandemia: A volte capita e Via da Chiasso. Da segnalare inoltre che l’intero ricavato della vendita verrà devoluto alla Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanze: altra pietra solida che si aggiunge alle tante opere di beneficenza e solidarietà che contraddistingue l’operato della band svizzera.

Piano è il brano che apre Vadavialcovid, testo di Savo “Simone Savogin” fonico della band che condivide anche il palco con intermezzi letterali e goliardici come avvenuto alle recenti due serate al Teatro Sociale di Bellinzona. Riflessione su questi momenti intrisi di distanziamenti e attenzioni con sottofondo musicale tanto triste quanto pieno di speranza e fiducia.

Segue Holloway Boulevard storico brano dei The Popes qui cantato in dialetto, non perde per nulla la carica iniziale e ribadisce, se ancora c’era bisogno, il legame a doppio filo che lega i The Vad Vuc con l’Irlanda.

Bud & Terence è l’ennesimo omaggio al mitico duo cinematografico: è vero, sono movie di serie B, pieni di gran scazzottate ma intrisi di grande umanità e positività; la musica che ci accompagna è una goliardica cavalcata folk in cui appare anche un “cameo” del duo.

Kursk parla della tragica vicenda del sottomarino russo k-141 affondato nel mare di Barents, a nord della Russia, avvenuta il 12 agosto 2000, 118 membri dell’equipaggio morirono subito a seguito dell’esplosione mentre 23 superstiti affondarono con lo scafo e morirono soffocati, trasposizione di tutto quello che stiamo vivendo in questo periodo: omaggio, citano tra le note, a tutti quelli che, come i ragazzi del Kursk e come i tanti migranti che non ce l’hanno fatta, sono “aggrappati ai ricordi che lasciano senza respiro. Quel respiro che ora, sfiniti, manca davvero”.

Irish Medley è una dichiarazione d’amore all’Irlanda composta da tre classici brani della tradizione: Fermay Lasses, Connaughtman’s Rambles e The Kerry Polka.

Via da Chiasso: combat folk punk cantato in italiano dove la denuncia di un territorio di confine, con i suoi limiti e contraddizioni, coinvolge tutti i sobborghi del mondo che racchiudono al loro interno, nel bene e nel male, tutto e il contrario di tutto.

Segue A volte capita, fotografia intima che racconta senza peli sulla lingua la malattia che il 25 novembre 2017 ha colpito Cerno “Michele Carobbio” ed ha costretto a un periodo di pausa la band: così come per Caro dottore questa ballata introspettiva ha un senso di scrittura terapeutica e liberatoria in cui molti di noi per certi veri possono identificarsi.

Giani Mutur è un quadro nostalgico ma allegro verso certi personaggi avanti con l’età che riuscivano coi loro racconti di gioventù a raccogliere attenzione e tenere alta la compagnia di un bar o di una trattoria tra boccali di vino e risate.

Valisa da sass, altra splendida ballata cantata in dialetto, una sorta di omaggio ad Edgar Lee Masters e ai personaggi che “dormono” sulla celebre collina di Spoon River, racconta il peso dell’amore e dell’ultimo conseguente gesto, disincantato e lucido, nonostante l’amarezza e la solitudine che ci fanno domandare “Chi mi conosce veramente? Chi ti conosce veramente?”.

Öcc è la decima traccia: scritta da Cerno che attraverso il dialetto esprime il suo punto di vista su chi con una sola occhiata riesce a scavarti fino in fondo e che pure le apparizione di santi più o meno regolari sono parte di noi.

Chiude Capito brano scritto e narrato da Savo con un orchestrina da festa campagnola che ci accompagna con “quel sorriso complice di aver capito di non poter capire”.

Quest’ultimo capitolo della saga The Vad Vuc non fa che confermare quanto di buono fin qui fatto: sono sicuro che faranno un ulteriore passo in avanti in termini di notorietà e popolarità che ormai ha superato i confini svizzeri. Il miglior augurio che ho letto per il loro anniversario lo ha scritto JC Harpo, noto bluesman di Bellinzona, che sui social così si è espresso: “Da un seme, di oltre 20 anni, ora vive una quercia cresciuta con passione”.

Tracklist:

  1. Piano
  2. Holloway Boulevard
  3. Bud & Terence
  4. Kursk
  5. Irish Medley
  6. Via da Chiasso
  7. A volte capita
  8. Giani Mutur
  9. Valisa da sass
  10. Öcc
  11. Capito (Maslana)