R E C E N S I O N E


Recensione di Massimo Menti

Domenica pomeriggio, seduto su una panchina al parco sotto un flebile sole di metà dicembre, un bambino mi passa accanto con in mano il pupazzo Action Figure di baby Yoda della serie tv The Mandalorian, mentre la sorellina lo rincorre con ai piedi dei Rollerblade e in testa orecchie elfiche. Una parvenza di normalità in un periodo come quello che stiamo vivendo da un anno ormai, che non ha quasi nulla di normale. Alle orecchie ho le mie solite cuffiette collegate allo smartphone e in mano un taccuino sul quale cerco di appuntare qualche idea su ciò che sto ascoltando, ovvero il nuovo lavoro del musicista elettronico Saffronkeira. Sotto questo pseudonimo credevo si nascondesse qualche ragazzo o duo d’oltralpe, magari proveniente da una landa dispersa come quelle che piacciono tanto a me, o almeno questo mi suggeriva Denovali l’etichetta tedesca che lo rappresenta, mentre scopro con grande stupore e ammetto anche piacere, che si tratta dell’italianissimo ed insulare (di Castelsardo) Eugenio Caria. Giunto al quinto album, Caria approda ad una collaborazione d’eccezione ovvero quella con il trombettista jazz nonché conterraneo Paolo Fresu, nel “In Origine: The Field of Repentance”.

Vengo subito rapito dall’immagine di copertina, opera del bravissimo fotografo Mustafa Sabbagh, una sorta di Pietà di Michelangelo rivista in chiave post Mapplethorpiana, in cui le due figure in primo piano dai volti celati, sono coperte interamente da vesti nere di latex, su uno sfondo anch’esso nero. Nell’ascolto vengo condotto nell’universo dark-ambient di Saffronkeira, fatto di texture electro, beats minimali, lievi distorsioni, e dilatazioni soniche accennate. Ricerca sonora caratteristica peculiare di Caria, qui affiancata dalla tromba di Paolo Fresu, incontro che può sembrare insolito se non quantomeno particolare. Sorprendentemente però l’accoppiata si rivela fin da subito azzeccatissima, le due anime sono perfettamente amalgamate, i Due Poli sono contrapposti e si attraggono senza mai respingersi. La tromba di Fresu, in alcune occasioni è perfetto assolo post-jazz sul tappeto sonoro del musicista elettronico, in altre contrappunto e tutt’uno con il resto delle sonorità, grazie ad un uso quasi “dronico” dello strumento acustico. Un universo distopico è quello rappresentato da Saffronkeira, oscuro e a tratti ansiogeno, fatto di ritmi sincopati ed in loop, synth, sprazzi glitch e field recordings qua e là. Capernaum è smarrimento nelle profondità dell’animo, battito aritmico, soundscapes subacquei e subconsci, fluidità ipnotica e neurolettica. Beats e drum machine che si fanno ancestrali e tribali in Periodi Remoti, un vagare urbano senza meta precisa, alla ricerca di sé stessi scavando nel proprio essere e nella propria esperienza. Reminiscenze trip-hop, che riportano alla luce le atmosfere da soundtrack alla Craig Armstrong, le troviamo invece in Disorderly of Life, percorso notturno rassicurante e allo stesso tempo angosciante, di un film immaginario. In Origine chiude e soprattutto racchiude meravigliosamente quello che a tutti gli effetti è un concept album, perfetta sintesi di un lavoro nato quasi come una sorta di improvvisazione o sperimentazione tra i due musicisti sardi, ma rivelatosi invece opera ben salda, dall’impatto sonoro sapientemente miscelato e perfettamente a fuoco.

«Vi scongiuro, fratelli, restate fedeli alla terra e non credete a coloro i quali vi parlano di sovraterrene speranze! Essi sono degli avvelenatori, che lo sappiano o no. Sono spregiatori della vita, moribondi ed essi stessi avvelenati, dei quali la terra è stanca: se ne vadano pure!» (Friedrich Nietzsche ”Così parlò Zarathustra”).

Tracklist:
01. Ghosts
02. The Field of Repentance
03. Death and Civilisation
04. Due Poli
05. Periodi Remoti
06. Harmony in Chaos
07. Religion as an Illusion
08. Disorderly of Life
09. Capernaum
10. In Origine