R E C E N S I O N E
Recensione di Alberto Calandriello
La musica è fondamentalmente uno strumento per esprimersi, per raccontare, inventare, denunciare, trasmettere. Ognuno può farne ciò che vuole, da creatore e da fruitore. Ognuno può prendere e dare ciò che desidera, che vuole, che riesce dalla musica, dalla sua scrittura o dal suo ascolto.
Filippo Andreani ha scelto e deciso che per lui la musica fosse il modo per trasmettere valori e testimonianze e più o meno consciamente, lo fa da artista e, date le sue radici e le sue passioni, immagino anche da appassionato ascoltatore.
I dischi di Filippo sono pieni di persone, di modelli, di testimoni, di eroi, magari non sempre riconosciuti come tali; sono pieni dei valori in cui Filippo crede e che non dimentica mai di assorbire nelle sue note e nelle sue strofe.

Non fa ovviamente eccezione Detto tra noi, uscito da un paio di mesi, che riprende il discorso interrotto sei anni fa con Il secondo tempo, meraviglioso album omaggio e metafora al mondo del calcio, quello chiaramente più lontano dai riflettori e più vicino al cuore delle persone.
A simboleggiare con maggior chiarezza questo voler riprendere il discorso e farlo ancora più personale e confidenziale (Detto tra noi suggerisce da subito una voglia di confidenza e comunione) i singoli ad anticipare l’album sono stati 1977, splendida dichiarazione d’amore ad una scena musicale e ad un’idea di musica e passione che sarebbe da riscoprire e riportare al centro dei discorsi che vertono sulle sette note (detto tra noi, quanto è bello quando la musica crea comunità, tribù, famiglia?) e Undici metri, che torna sull’argomento calcio ed anti-eroi parlando della figura di Agostino Di Bartolomei, simbolo suo malgrado e profilo ideale per atleti e uomini veri, onesti, innamorati; un ritratto che commuove per sensibilità e rispetto, verso l’uomo, il calciatore ed il simbolo di quella serata maledetta in cui “parlava inglese l’ultimo sorriso”. La disperazione di un sogno come vincere la Coppa dei Campioni nel proprio stadio, che la Roma ed il suo capitano cullarono a lungo nella serata di maggio del 1984, per poi vederlo svanire, appunto a soli undici metri dal traguardo. Una ferita mai chiusa, che restò a tormentare Ago per anni, fino a portarlo al gesto estremo proprio nel decennale di quella partita, in momenti che Filippo prova a tratteggiare con enorme rispetto, in una dichiarazione d’amore verso la Città Eterna.
La posa iconica che Filippo ripropone in copertina, accompagnata dalla voce e dalla sfrontatezza di Muhammad Alì introducono un lavoro intimo, personale, dove il voler “mostrare quanto sono grande!” urlato dal pugile si trasforma in un raccontarsi senza filtri, con onestà e voglia di condivisione.Ci sono amori, partite di calcio, rigori sbagliati, estati che forse avrebbero dovuto andare diversamente, lutti e mancanze.
E Diego Armando Maradona, che riceve un tributo clamoroso e meritato in Celeste; straniante ma comprensibile trovare nello stesso “campo da gioco” due personaggi così diversi (difficile trovarne due più diversi di loro) come Maradona e Di Bartolomei. Comprensibile se si conosce Filippo, amante delle storie e della Storia, che non poteva sottrarsi al fascino del Diez, proprio nell’anno in cui l’Argentina è tornata sul tetto del mondo con l’unico giocatore che può avvicinarsi a Diego, al suo essere alfa ed omega di tutto ciò che gira attorno ad un pallone e ad un campo verde.
Così come è familiare e del tutto coerente all’artista e soprattutto all’uomo Andreani, che dopo aver parlato di Coppe dei Campioni e Mondiali, ci sia un pezzo dedicato al suo Como, città e soprattutto squadra del suo cuore, al punto da averla sottopelle ovunque vada, sentendosi sempre “marinaio d’acqua dolce”. La passione e i valori di cui si diceva prima, non hanno categoria.
Un discorso a parte, soprattutto per me, merita Rivederti ancora, brano dedicato a suo padre e al senso di vicinanza che continua a pervadere Filippo nonostante se ne sia andato. Un brano che mi ha commosso al primo ascolto e dentro il quale sono stato scaraventato a forza dalle similitudini di situazioni, coincidenze e soprattutto sentimenti. Non ho mai apprezzato del tutto il proverbio “mal comune mezzo gaudio”, ma le canzoni come questa mi stupiscono sempre per il modo in cui sembrano davvero ripercorrere un mio vissuto, rendendomelo se non piacevole, quantomeno più sopportabile e avvolto da consolante nostalgia.
Al termine dell’album, le foto del booklet interno, con Filippo pronto a boxare, assumono un significato forse diverso, i colpi sono arrivati, precisi, forti e senza sconti, per il migliore dei KO possibili.
Tracklist:
1 Dalla mia parte
2 1977
3 Undici metri
4 Compagni di banco
5 Estate 90
6 Rivederti ancora
7 Brividi
8 Celeste
9 Niente da salvare
10 Sottopelle


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