R E C E N S I O N E
Recensione di Andrea Furlan
Registrato in contemporanea all’acclamato Heavy Load Blues del 2021, nello stesso studio The Power Station New England, ma in due sale diverse e con strumentazione differente, Peace… Like A River ribadisce, casomai ce ne fosse ancora bisogno, la grandezza dei leggendari Gov’t Mule. Composto da 12 brani (17 nella versione Deluxe Edition), è un lavoro ambizioso e stilisticamente vario, e fornisce un’ampia panoramica di tutto ciò che la band ha sviluppato e rappresentato in quasi trent’anni di carriera. Nati come side project della Allman Brothers Band, i Mule hanno raccolto il testimone dei grandi power trio del passato integrando il granitico hard rock che contraddistingue il loro sound con abbondanti dosi di blues, jazz spinto al limite del free, funk e dub. Compatti e concreti, non si sono mai concessi facili ammiccamenti e hanno portato avanti la loro idea di classic rock nel migliore modo possibile. Dal vivo sono una vera potenza e incarnano l’essenza della jam band, capaci di lanciarsi in lunghe cavalcate in cui oltre al proprio repertorio rielaborano Rolling Stones, Led Zeppelin, Pink Floyd, Who.

Mentre Heavy Load Blues è un pregevole esercizio in cui la band si diverte a calarsi nella parte suonando (peraltro molto bene) principalmente blues classico, Peace… Like A River è il vero e proprio disco dei Mule, quello che ci si aspetta e si ascolta con piacere. La durata importante, 76 minuti più i 31 dell’EP Time Of The Signs, ne fa un’opera corposa, complessa, da assaporare con calma, che copre territori distanti tra loro legati però da una chiara visione d’insieme. Una visione che permette a Warren Haynes e soci di sviscerare perizia strumentale e abilità compositiva con freschezza e fantasia. Una delle loro doti principali è quella di restare fedeli al canone del classic rock senza per questo apparire vintage, evitando qualsiasi tipo di operazione nostalgia, proponendo invece un sound che prende certamente molto dal passato ma è ben collocato nel presente e guarda, perché no, al futuro.
Si parte in grande stile: Same As It Ever Was è un efficacissimo rock-blues segnato da eccellenti riff di chitarra e l’ottimo lavoro di Danny Louis alle tastiere, Shake Our Way Out, power trio in purezza, è un bluesaccio cattivo e potente che ospita Billy F Gibbons degli ZZ Top, Made My Peace approda in acque più tranquille, chiaramente ispirata dai Pink Floyd e chiusa da un’intensa coda strumentale. Comune a tutti i brani è la ricchezza degli arrangiamenti e la compattezza della sezione ritmica di Matt Abts alla batteria e Jorgen Carlsson al basso, da manuale per intenzione, precisione e varietà d’esecuzione.
Mattatore è ovviamente Warren Haynes, chitarrista tra i migliori su piazza, di cui non si smette di tessere le lodi. Grande voce, suona e compone ad alto livello, è dotato di tecnica eccellente, non scade mai in inutili esibizionismi e sfoggia interventi puntuali e netti, risolti in assolo inseriti magistralmente nel contesto dei singoli brani.
Emoziona Your Only Friend, una malinconica ballata che parla dei danni causati dalla droga, fa riflettere Dreaming Out Loud che cita i discorsi di Martin Luther King, Robert e John Kennedy e il leader dei diritti civili John Lewis. Il brano, uscito come singolo anticipatore dell’album, ha una carica entusiasmante e ospita la significativa presenza alle voci del grande soul singer Ivan Neville e della valida Ruthie Foster, il tutto condito dai fiati che lo trasformano in una festa soul-funk ispirata dalle gesta di Sly And The Family Stone. Il tiro southern di Head Full Of Thunder anticipa la straordinaria atmosfera reggae-dub (uno degli amori del gruppo) di The River Only Flows One Way, mutevole caleidoscopio di colori che avvolge lo spoken word di Billy Bob Thornton, altro ospite d’eccezione.
Il torrido groove di After The Storm, che deve certamente qualcosa ai The Doors, rende l’idea di ciò che la band è in grado di combinare sul palco con l’indemoniato Danny Louis all’Hammond che spinge sull’acceleratore. È la brava Celisse Henderson, recente scoperta di Haynes, a duettare con la voce del titolare nel blues lento e paludoso Just Across The River un momento prima che ritornino i fiati in Long Time Coming, trascinante rock-blues che farà la sua bella figura nei set dal vivo.
Dedicata a David Crosby, la conclusiva Gone Too Long mette i brividi sulle ali del sognante solo di Haynes che ha il fascino southern degli Allman Brothers e omaggia da par suo il compianto Duane.
L’Ep Time Of The Signs aggiunge mezz’ora di puro divertimento sonoro, ancora rock-blues a briglia sciolta con Stumblebum, Under The Tent e Time Stands Still. Blue, Blue Wind è invece un blues lento, straniante, notturno, presenti la sola slide di Haynes e la tromba spiritata di Louis. Scende il sipario sulle note di The River Only Flows One Way, riproposta nella versione con Haynes alla voce.
Con Peace… Like A River la band di Atlanta centra il bersaglio e sorprende per l’eclettismo e la voglia di sperimentare che la rendono unica. Colpisce anche il messaggio che i Gov’t Mule vogliono trasmettere, quell’ideale di pace e condivisione figlia degli anni Sessanta simbolicamente rappresentata dall’immagine del fiume che scorre, inarrestabile, ripresa più volte nel corso del disco.
Questa musica lascia il segno e i Mule dimostrano quanto il rock, così inteso, sia ancora forte e vitale.
Peace… Like A River – Tracklist:
- Same As It Ever Was
- Shake Our Way Out
- Made My Peace
- Peace I Need
- Your Only Friend
- Dreaming Out Loud
- Head Full Of Thunder
- The River Only Flows One Way
- After The Storm
- Just Across The River
- Long Time Coming
- Gone Too Long
Deluxe Edition (solo su cd) – Time Of The Signs EP – Tracklist:
- Stumblebum
- Under The Tent
- Time Stands Still
- Blue, Blue Wind
- The River Only Flows One Way (WH vocals)






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