L I V E – R E P O R T – D A N Z A
Articolo di Mariolina Giaretta
“All’inizio dell’autunno 1972 mi sono messo a sognare con un’insistenza sorprendente. Al risveglio avevo la sensazione di ritornare nel sonno della vita, di abbandonare un mondo vero (…) sentimento tenace di un esilio intollerabile al quale solo il ritorno verso il luogo d’origine metterà fine. Nello stesso periodo ho cominciato a lavorare sulla Terza Sinfonia di Mahler. Ogni notte, già coricato, analizzavo un passaggio della partitura: lavoro lento e laborioso, ma che gioia in questa musica! Una sera, tralasciando la ricerca di precisione dell’analisi musicale, mi sono messo a danzare liberamente, concedendo ai miei muscoli di comprendere ciò che il mio spirito cercava…”
[versione audio dell’articolo, letto da Mariolina Giaretta]
Alchimie struggenti, intensità emozionali, levità di metafore luminose… ecco sul palcoscenico del Théâtre Beaulieu di Losanna prendere consistenza L’Autre Chant de la Danse, ispirato al libro di Maurice Béjart e ultima creazione per il Béjart Ballet Lausanne.
È Yuka Oishi, coreografa giapponese già splendida solista del Ballet de Hambourg, che attraverso una scrittura affascinante e profonda, regolata sulla potente e monumentale bellezza della Terza Sinfonia di Gustav Mahler, rivela le riflessioni e i sogni sublimati nel libro del grande genio marsigliese.

Maurice Béjart ha cominciato a scrivere L’Autre Chant de la Danse a Bruxelles quando dirigeva il suo Balletto del XX Secolo. Opera profonda, percorsa da interrogativi sulla propria esistenza, sul pensiero religioso, sulla consapevolezza delle lotte affrontate da giovane e la loro presa di coscienza, ma soprattutto intrisa del suo amore per la danza, il testo è la testimonianza dei sogni che attraversano e nutrono il suo spirito, cui Yuka Oishi con profonda sensibilità concede l’eco.
Venerdì 16 giugno 2023, in prima mondiale, la giovane artista giapponese ha svelato a un pubblico numeroso e affascinato la sua atmosfera creativa ispirata alla lettura del libro eponimo di Béjart che, durante la sua stesura, era altresì catturato dalla fascinazione della possente Sinfonia mahleriana.
Yuka conduce nel sogno. Stimolando il respiro vitale dell’anima impegnata in un viaggio onirico delineato da una scrittura intensa, la coreografa scolpisce e concede vita a figure analizzate attraverso i differenti e molteplici “canti della danza” immaginati per i talentuosi danzatori della Compagnia: “I danzatori sono delle parole; utilizzando il nostro corpo noi riveliamo il grido dell’anima”.

Nell’omaggio al grande Maestro che ha ispirato il suo percorso di coreografa, Béjart ovviamente, ma anche all’insegnamento di John Neumeier con il quale si è rivelata artisticamente, Oishi conferma il suo talento con un’appassionata dedica d’amore: “Sento che la mia missione di creatrice è tessere dei legami tra il passato, il presente, il futuro e trasmetterli, rivelandoli. Con questa mia creazione cerco di esprimere attraverso la danza le differenti emozioni che sorgono e levitano in ciascuno di noi, le differenti forme d’amore di un’anima posseduta dalla Luce; elementi questi invisibili all’occhio nudo ma che esistono e si manifestano, sempre, in ogni circostanza”.
Ecco allora che le emozioni si palesano mirabilmente a tutti coloro che assistono a questo affascinante “rito”; e il Maestro è presente, sorride quando si respirano, celebrandoli, la magia, i sogni e gli istanti di passione che la notte gli svelava.
È sorprendente come i ricordi siano sublimati e le sue atmosfere vengano ripercorse in maniera così profonda e reale: sostenuti dalle cattedrali di luci immaginate da Dominique Roman e dai raffinati costumi creati da Henri Davila, si alternano riti di offerta, rivelazioni d’amore, evocazioni esoteriche, contrappunti di leggerezza, universi di fascinazione e di sogno. E Maurice è lì, tra i suoi danzatori che lo celebrano con emozione intensa concludendo lo spettacolo con la celebre camminata finale che il Maestro eseguiva al momento dei saluti abbracciato ai suoi meravigliosi e amati ballerini. Tutto è commovente, bellissimo, nessuna citazione ma solo sollecitazioni di dimensioni magiche, di amore, di immenso fascino e reverenziale rispetto per gli artisti e il loro pubblico.

La Compagnia possiede qualità ed eleganza straordinarie; ciascun artista è coinvolto e pronto a donare con generosità sé stesso in fraseggi respirati di danza che catturano, lasciando sempre piacevolmente sorpresi nel loro sollecitare sensazioni emozionali intense e nuove.
Per la seconda volta in veste di creatrice per il Béjart Ballet Lausanne, Yuka Oishi ha catturato gli spettatori con questo suo progetto audace e monumentale che ha riservato un trionfo di pubblico alla Compagnia e alla coreografia concedendo anche una “prima volta” alla storia del BBL, perché mai il programma di una serata intera era stato dedicato a un ospite invitato. Gil Roman, attuale direttore artistico della Compagnia, di lei esprime ammirato: “è un’artista talentuosa e generosa che osservo e amo da lungo tempo”.
Lo spettacolo ricerca, attraverso i sei movimenti della Sinfonia, passaggi del testo béjartiano che riconducono alle dimensioni emotive delle sue opere. Al loro interno convivono, tra molte altre, le presenze immaginate da Lui, il sommo autore: si delineano Sophia, la Saggezza, l’Ispirazione evocata dall’Onnipresente e poi il Cigno, la Madre e il Padre, la Luna, la Luce e altre ancora.

Nel ruolo di Lui, che sollecita e conduce il susseguirsi degli eventi, ha danzato Federico Matetich giovane artista promettente e di talento che, al suo primo ruolo come protagonista, ha dimostrato una luminosa e affascinante presenza scenica con eccellenti qualità interpretative, gestite attraverso grande sensibilità e sostenute da accurata tecnica. Nella parte finale dello spettacolo, di una bellezza che fa trattenere il fiato, Federico Matetich ricerca, in coppia con lo splendido Oscar Eduardo Chacon, un suo doppio con il quale condividere l’impeto di una similitudine orgogliosa attraverso la liturgia del gestuale che ritrova posture di béjartiana memoria.
Si rivela inoltre la magnifica qualità di altri danzatori quali la straordinaria Elisabet Ros, nei ruoli della Madre e di Lei, e ancora l’eccellenza di Julien Favreau, di Kathleen Thielhelm che interpreta Sophia, di Mari Ohashi, Min Kyung Lee e Oana Cojocaru, le deliziose Trois Pierres e ancora Valerija Frank, Solène Burel, Kwinten Guilliams, Clara Boitet, Angelo Perfido, Fabrice Gallarrague, Bianca Stoicheciu, Jiayong Sun, Andrea Luzi, Jasmine Cammarota, Masayoshi Onuki e tutta la Compagnia formata da 38 splendidi danzatori.





Photo Credit © Admill Kuyler Beaulieu, Lou Barthelemy Beaulieu






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