L I V E – R E P O R T – D A N Z A


Articolo di Annalisa Fortin

L’atteso ritorno del Roberto Bolle and Friends sul palco dell’Arena di Verona il 19 luglio, ha rappresentato la celebrazione della danza nella sua forma più eccelsa. Un affascinante programma è stato studiato per non deludere le aspettative dei 15.000 spettatori arrivati da ogni parte d’Italia al maestoso anfiteatro. Assistere allo spettacolo Roberto Bolle and Friends vuol dire assistere all’esibizione dell’ottava meraviglia del mondo, ma anche di una meraviglia tra le meraviglie. Una tale concentrazione di étoile della danza sul palco è davvero un evento unico. E Roberto Bolle è, a sua volta, un concentrato di raffinatezza, capacità interpretativa, tecnica impeccabile e passione.

[versione audio dell’articolo, letto da Annalisa Fortin]

Ovviamente, più lo spettacolo e gli artisti sono meravigliosi, maggiore è il lavoro sottostante. Sia dal punto di vista organizzativo e tecnico, sia dal punto di vista della preparazione degli artisti. Ore e ore di allenamento, di esercizi alla sbarra e di prove scandiscono rigorosamente la vita di un ballerino. Più è bravo il ballerino, più saranno le ore richieste per mantenere le linee e le prestazioni sul palco, per poter far sembrare tutto così semplice. La Danza è il frutto di un lavoro intenso e costante, non è un evento spontaneo. A proposito di spontaneità, se qualcuno vi chiedesse: “può un uomo, senza alcun altro dispositivo, volare?” La risposta più ovvia sarebbe no! Invece sì. Roberto Bolle ha aperto lo spettacolo all’Arena di Verona, entrando in scena volando. In un elegantissimo smoking nero e mantello, ha attraversato il palco con un grand jetè di maestosa elevazione (una spaccata in aria). Il pubblico lo ha accolto con un’ovazione e lui ha ricambiato danzando subito con passione e grinta.

Poco dopo è comparsa la prima ballerina del Teatro alla Scala, Nicoletta Manni, vestita di rosso fiammante. Affianco ai due ballerini, il violinista Alessandro Quarta ha animato subito la serata, che è iniziata con il Pas de deux Alma Portena, un tango coreografato da Massimo Volpini, su musica di Astor Piazzolla. Roberto e Nicoletta si sono cimentati in un susseguirsi di passi dal respiro volutamente argentino, mentre Alessandro Quarta li seguiva sul palco con il violino. Un dialogo a tre non solo musicale ma anche fisico, passionale.
Fin dai primi minuti l’emozione ha fatto vibrare il pubblico. Un’emozione enfatizzata dalla magnificenza di un luogo come l’Arena di Verona.

L’incontro di Roberto Bolle con l’Arena di Verona, che si ripete dal 2012, porta sempre con sé qualcosa di magico. Il palcoscenico gigantesco e austero senza scenografie, le pietre millenarie dell’anfiteatro che fanno da sfondo a un susseguirsi di artisti e balletti favolosi. Luoghi ricchi di fascino e storia come l’Arena di Verona regalano alla danza una energia particolare, unica.
“Ricordo ancora la prima volta che ho portato il mio Gala all’Arena” (racconta l’étoile). “Prima di iniziare ho sentito un boato e mi avvertirono che gli spettatori stavano facendo la ola, cosa molto inusuale nel nostro mondo. Sbirciai da dietro le quinte e mi sono venute le lacrime agli occhi. A quel punto ho fatto una cosa istintiva, fuori da ogni schema: sono uscito a ringraziare il pubblico, che mi ha tributato con un fortissimo applauso. Fu un momento incredibilmente bello che non dimenticherò mai. Ogni anno l’accoglienza è sempre così calorosa, totale, un abbraccio del pubblico che insieme ti frastorna e ti carica”.
Nel danzare un estratto de Le Fiamme di Parigi, Madoka Sugai (prima ballerina dell’Hamburg Ballet) e Antonio Casalinho (vincitore dello Youth America Grand Prix) hanno visibilmente respirato a pieni polmoni questa adrenalina. I salti di lui attraversavano il gigantesco palcoscenico con una veemenza senza pari. I fouettes di lei, come tutte le sue piroette, erano interminabili e formidabili.

Altra pièce di repertorio è stato lo struggente passo a due di Romeo e Giuletta, per la coreografia di MacMillan, interpretato da Yasmine Naghdi e William Bracewell (entrambi primi ballerini del Royal Ballet). Giulietta si affaccia al terrazzo che sovrasta il palcoscenico, Romeo la attende in scena. Dopo l’interminabile scalinata percorsa praticamente volando con le scarpette da punta ai piedi, gli abiti svolazzanti di lei diventano un tutt’uno con le sue gambe meravigliose e con il corpo di lui, in prese mozzafiato e splendidi momenti di aplomb. I due artisti hanno fatto respirare al pubblico tutta l’intensità di un amore storicamente legato a Verona.

Nicoletta Manni e Timofei Andrijashenko (entrambi primi ballerini del Teatro alla Scala e coppia anche nella vita) hanno magistralmente interpretato un estratto da Il Corsaro (M.Petipa) con il pas de deux e le variazioni.
La tecnica dei manège e dei grandi salti di lui e dei 32 fouettes di lei (di cui uno ogni 4 doppio) hanno fatto capire al pubblico di essere su un altro pianeta. Il pianeta della bravura inaudita. L’Arena tutta è stata portata nel mondo della Danza, quella con l’iniziale maiuscola, quella danza che è di tutti ma non per tutti.
Perdoni il lettore profano se si utilizzano dei tecnicismi ma, se può consolare, quello a cui si era assistito fino a quel momento in scena era strabiliante anche per chi di quest’arte se ne intende, tanto da sbalordire tutti i settori della platea.

Oltre alle più note pagine del balletto classico, ad impreziosire la serata hanno contribuito alcune coreografie contemporanee e nuove tecnologie. Un perfetto connubio di passato e presente. Roberto Bolle stesso è un ballerino dalla forte matrice classica, eppure ha dato prova di una bella padronanza anche nel balletto contemporaneo. L’étoile ha duettato con Toon Lobach, giovanissimo ballerino olandese freelance che si è contraddistinto nella danza per la sua voglia di libertà e il suo spirito di sacrificio, oltre che per la sua bravura. I due danzatori hanno interpretato Les Indomptés, un’eclettica e raffinata coreografia di Claude Brumachon su musica di Wim Mertens.


Non meno intenso il duetto Infra, sempre dal sapore contemporaneo, tra Roberto Bolle e Melissa Hamilton (prima solista del Royal Ballet), per la coreografia di Wayne McGregor.
I due danzatori però hanno entusiasmato la folla danzando fino in fondo una Carmen favolosa (coreografia di Amedeo Amodio) sotto una pioggia inizialmente tentennante, poi scrosciante. I lampi, il vento e la pioggia hanno reso ancora più incredibile quanto avveniva sul palco e i due interpreti imperterriti si sono donati al pubblico senza tregua.

A quel punto, sebbene mancassero ancora tre balletti per la conclusione della serata, lo spettacolo è stato fermato. Il temporale rendeva il palcoscenico impraticabile. Dopo circa un’ora però Roberto ha deciso di tornare in scena anche sotto la pioggia battente. I tecnici cercavano di asciugare il palco come meglio potevano di tanto in tanto. Roberto Bolle e i suoi friends non si sono piegati al maltempo. Anzi, hanno trovato un’occasione straordinaria in quello che per altri sarebbe stato un problema.
I numerosi video oggi sui social parlano di uno spettacolo unico al mondo. Sia per chi danzava, sia per chi assisteva. Lampi, tuoni e diluvio, ma gli Dei della danza in scena erano al pari di Zefiro. E oggi ancora se ne parla.

Photo Credit © Andrej Uspenski (1,3), EnneviFoto (2)

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