L E T T U R E


Recensione di Alessandro Tacconi

-Ta tatata ta ta tatata ta ta tatata ta ta tatata ta. Allora hai capito di chi si tratta?
-…
– E se ti dicessi che si tratta di guerriere su cavalli alati che si avventano contro i nemici urlando in modo terribile?
-Le… Valchirie?
-Esattamente!
-Che cosa c’entrano le Valchirie con il jazz?
-C’entrano, c’entrano. C’entra l’influenza che ha avuto Richard Wagner sui simbolisti francesi. Fu Baudelaire, poeta maledetto per eccellenza, a rilanciare in Francia insieme ai suoi amici musicisti, pittori e scultori l’arte del grande compositore tedesco.
-Che cosa c’entra Wagner con il jazz?
-La sua idea dell’arte totale che coniugasse tutte le arti (musica, danza coreografie, scenografie, racconto mitologico) in cui si riconosceva un intero popolo …
-Quindi la stessa cosa sarebbe avvenuta col jazz?
-In effetti sì! Furono ancora una volta i francesi durante la seconda guerra mondiale ad appassionarsi a questo genere musicale. Boris Vian, scrittore patafisico, musicista e compositore della celebre canzone Il disertore organizzava nelle caves parigine delle vere e proprie battaglie tra vari gruppi jazz: chi seguiva lo stile più classico di Duke Ellington contro chi amava il bebop di Charlie Parker e Dizzie Gillespie. E proprio negli anni Sessanta e Settanta il jazz divenne la musica fortemente connotata del “popolo afroamericano”, che riportava alla terra di origine e al contempo rivendicava diritti negati dalla comunità bianca statunitense. In Europa i musicisti venivano trattati da star, ma una volta tornati in patria il colore della pelle li relegava a cittadini di serie B.

-Wagner… Jazz… Valchirie… Mmm…

Guido Michelone ne Il jazz e le arti racconta quali e quante “buone infezioni” abbia prodotto la musica afroamericana nei confronti delle altre arti proprio come fece Wagner con poesia, scultura, pittura, cinema e romanzi, graphic novel e documentari sperimentali. Secondo il trombettista e compositore Wynton Marsalis il jazz sarebbe la musica classica americana del XXI secolo (in quanto jazzista magari tira un po’ di acqua al suo mulino).
Molti i suggerimenti che vengono dati e che si possono trovare tranquillamente on-line che si tratti di cartoon degli anni Venti, opere teatrali sperimentali degli anni 60-70, documentari dedicati specificamente a questo genere musicale. Ogni capitolo si conclude con una decina di suggerimenti consultabili e ascoltabili che ampliano e integrano quanto spiegato in precedenza.
Guido Michelone in uno dei capitoli propone un’analogia tra culto religioso e jazz: da una struttura prefissata avvengono delle variazioni che servono all’officiante e ad alcuni partecipanti per entrare in uno stato alterato di coscienza. Al rito partecipa una collettività più o meno attivamente. Gli studi di antropologia legati a questo argomento sono molteplici ed estremamente affascinanti.
Se pensiamo alla pittura, beh … il jazz ha influenzato evidentemente autori come Pollock, Matisse, Mondrian, Guttuso, Buffet e perfino Warhol. Ma solo gli ingenui pensano che questa musica non richieda – come ogni altra disciplina – conoscenza tecnica e controllo, anche se il momento creativo e improvvisativo scava dentro parti profonde di sé.
Il mondo dell’editoria non è rimasto indifferente alle biografie di alcuni dei più celebri musicisti (Coltrane, Holiday, Barbieri) pubblicando romanzi e graphic novel.
Molti registi, tra cui Clint Eastwood, Pupi Avati, Spike Lee, hanno raccontato storie che avevano a che fare con il jazz. Gli esiti più interessanti sono i documentari surrealisti degli anni 30-40 o quelli più sperimentali degli anni 60-70. Anche le produzioni teatrali hanno esteso il concetto di spettacolo abbracciando quello di performance e happening non replicabile.
Alla fine occorre riconoscere che, se il jazz ha infettato le altre arti, non si può dire abbia da esse subito la stessa ‘virulenza’. Certo vi sono state collaborazioni con poeti, pittori, registi teatrali e cinematografici, ma ogni esperienza è rimasta abbastanza fine a se stessa.
Il saggio di Guido Michelone Il jazz e le arti è ricchissimo di spunti audiovisivi e di sorprese inaspettate. Proprio come la musica che ha voluto raccontare.
And all that’s jazz, folk!

Last solo
L’editing dei volumi della Arcana, seppure interessanti per argomenti e autori trattati, contiene spesso e volentieri refusi. Ed è anche questo il caso.

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere