L E T T U R E


Recensione di Alberto Calandriello

“Quel giorno dio era malato
In un paese di pane e pietre
Nacque il figlio di un vulcano
E di un fiocco di neve”

Inizia così Le radici e le ali, brano che dà il titolo all’omonimo disco dei Gang del 1991 e che contiene più di un caposaldo non solo della loro discografia, ma anche e soprattutto del loro pensiero politico e sociale. Da questa strofa Marino Severini, fondatore della band insieme al fratello Sandro, estrae l’incipit e lo sceglie per il suo primo libro, scritto insieme ad Alberto Sebastiani, e pubblicato da pochi mesi per Milieu Edizioni.

Un libro allo stesso tempo necessario e già edito, da anni. Necessario perché Marino è uno dei cervelli più lucidi di tutta una certa area musicale-culturale con una posizione politica ben precisa e leggerlo è comunque istruttivo; già edito perché, per chi segue La Gang da anni, sono molte le occasioni in cui godere dei racconti del concerto dei Clash, della fortuna di avere avuto in sorte Joe Strummer al posto di Francesco d’Assisi o Che Guevara o di uno dei tanti aneddoti delle loro origini contadine. Per i fans dei Gang, Marino e Sandro sono gente di famiglia e allo stesso tempo sono loro due ad accoglierci nella loro, grande, allargata, rurale e comunista famiglia, non solo musicale.

Non ho ancora avuto la possibilità di partecipare ad una presentazione di questo libro, ma ho chiara davanti a me quella che organizzerei io: un grande fuoco e tutti noi in cerchio ad ascoltarlo, mentre con la camicia a quadri, la sigaretta in bocca e la chitarra a tracolla racconta alcune delle storie che da quasi 40 anni riempiono i loro album, come un impegno che forse entrambi i fratelli presero quel primo giugno di 43 anni fa in Piazza Maggiore a Bologna, davanti a uno dei più grandi “Banditi senza tempo”. Un grande cerchio attorno al fuoco, dove con-dividere parole, note, emozioni, vino e pane, perché il senso di condivisione di cui parla spesso Marino, vive nelle loro radici e nelle loro campagne, prima ancora che nei loro amplificatori. È qualcosa che non si ferma ai solchi di un vinile o alle tracce di un cd, è qualcosa che ti sprona e ti chiede un impegno, reale, concreto, che parta dalla testimonianza e dalla adesione a valori morali, prima che politici e tanto meno partitici.

Questi sono i Gang e questo è quello che chiedono alla loro gente e nel libro tutto ciò viene ripetuto, ordinato ed approfondito. Un necessario “punto della situazione” in un momento in cui si sente fortissimo il bisogno di voci come quella di Marino, che nel frattempo sta lavorando al nuovo disco dei Gang, dedicato alla riappropriazione del proprio catalogo, dopo l’ennesima campagna trionfale di crowdfunding, a dimostrazione, ce ne fosse ancora bisogno, che attorno a quel fuoco sono tanti quelli pronti a con-dividere di nuovo.

Aneddoti personali, ricordi d’infanzia, concerti, tensioni, i genitori, i modelli; un percorso che può sembrare “saltellante” e poco lineare, ma che ha come filo conduttore la crescita e la sempre maggiore chiarezza di quella che Marino chiama “visione”, ossia il capire il proprio posto nel mondo, il proprio ruolo e il proprio compito. I Gang questi elementi li hanno ben chiari e non a caso Marino accompagna memorie ed emozioni con il loro canzoniere, agevolandone la riscoperta grazie a comodi codici QR, abbinando tappe di vita vissuta a note che le rendano immortali e soprattutto cultura popolare.

Anni fa il mio amico Diego creò insieme a loro una sorta di compilation non ufficiale, intitolata L’essenziale, le cui note di copertina si chiudevano con la frase molto “clashiana” “The Gang is not for sale”; basta sedersi attorno a quel fuoco e sfogliare le pagine di questo libro per averne la conferma.

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