L I V E R E P O R T
Articolo di Olivia Gazzarrini, immagini sonore di Davide Santi
Lucio Corsi compare munito di ali sul palco dell’Anfiteatro delle Cascine di Firenze, la cui forma a semi-piramide inca capovolta, si presta bene come astro-piattaforma di atterraggio per accogliere “il marziano-sognatore della musica italiana” da qualcuno così definito. Appena scivolato al centro del palco colpiscono appunto quelle ali da farfalla che porta sulla spalle, evocative del tema del volo di cui canterà più volte durante il concerto. Qualcun’altro lo ha etichettato invece come il nuovo fenomeno cantautorale glam rock maremmano, ma io di glam ne ho colto men che mai l’atteggiamento sul palco o la poetica musicale decisamente più folk pop, ma piuttosto una timidezza mascherata da un trucco da mimo, il corpo efebico e scarno, i lunghi capelli che gli coprono il viso ed il suo look ricercato e coerente al suo animo incantato.

Vetulonia, ancestrale rifugio natale del giovane artista classe 1993, è dove ha raccontato di aver scritto tante delle canzoni contenute nei suoi tre album in studio, dei quali gli ultimi due prodotti da Francesco Bianconi e pubblicati dalla Sugar Music di Caterina Caselli. Durante la serata ha ricordato più volte la sua origine da quella terra secolare, straordinaria ed “amara” che è la Maremma, omaggiata con una versione acustica piano e voce della nota canzone popolare toscana e che ha ispirato in tutto e per tutto il suo disco d’esordio del 2017. Bestiario musicale è un originalissimo concept album di 8 canzoni-favola, dedicate agli animali dei boschi maremmani, dal tono delicato e naive che ricalca la narrativa per bambini e le filastrocche di Rodari, ben supportate da un arrangiamento volutamente minimale, in cui una vera e propria melodia sembra perdersi tra le trame del suo giocoso fantasticare.
Dopo i primi pezzi eseguiti con la sua band tutta al maschile, con cui suona oramai dai tempi del liceo, siamo stati catapultati in una sessione acustica solista chitarra, piano, voce ed armonica, dove l’essenzialità dell’esecuzione ha fatto emergere quelle scintille che Corsi è riuscito ad accendere nei pochi testi e strofe che ha eseguito del suo ultimissimo lavoro La gente che sogna, alternandone alcune del suo Bestiario, molto amato dal pubblico presente, composto guarda caso, anche da un bel po’ di bambini che scorrazzano felici per la base della “piramide”. Corsi la proposto poi una canzone come La settima luna in una versione molto personale per poi troncarla a metà per difficoltà mnemoniche dichiarate, un medley di noti pezzi di cantautori che omaggia ripetutamente in questo live ricco di improvvisazioni, per poi regalarci inaspettatamente un tappeto sonoro di cover rock.

Sinceramente mi sarei aspettata che avesse concentrato lo spettacolo più sul suo già ricco repertorio che su reinterpretazioni di giganti come Dalla, De Gregori o Battisti, ai quali trovo ridondante ed improprio associare, anche se solo lontanamente e per pura omonimia, un artista che ha appena preso il volo e sulla via del consolidamento e affinamento dell’esibizione live, soprattutto dopo aver solcato il palco di Firenze Rocks 2023 come opening act di Tom Morello e degli Who.
Porto via con me il suono dell’armonica che Corsi suona abilmente e nella quale fa vibrare la sua più intima musicalità e le rime qui di seguito come lascito di questo primo ascolto live:
Le case se ci pensi sono delle astronavi
Nessuno sa come si accendano
Anche possedendone le chiavi
La pianta carnivora un giorno mi ha detto
Per avere la voce una bocca non basta
Non voglio vedere le cose a cui tengo sparire sul treno del tempo che passa
Che esista un altro mondo
Io non ne dubito
Basta credere agli occhi anche quando si chiudono


Photo credit: Davide Santi





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