R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Annie Chen giunge alla terza prova discografica con Guardians, dopo Secret Treetop (2018) con un ottetto e Pisces the Dreamer (2014) con un sestetto. Senza dubbio una cantante dalle notevoli capacità tecniche e dalla grande curiosità musicale, che l’hanno avvicinata alla musica colta come al jazz, alla musica tradizionale e a quella folkloristica. La musica in quanto tale richiede continui sconfinamenti, non l’innalzamento di barriere stilistiche che finiscono col rendere noiosa la riproposizione di clichés musicali. E certamente questo non è il caso.
Il tema di Guardians lo potremmo racchiudere nella risposta, contenuta nel libro della Genesi, pronunciata da Caino quando Dio gli domanda che fine abbia fatto il fratello Abele: “Sono forse io il custode di mio fratello?”.
Chi sono oggi i nostri fratelli? In quest’epoca scriteriata, fatta di tensioni belligeranti crescenti, di guerre fratricide millenarie che non vogliono placarsi, che cosa vuoi che sia qualche animale in meno sulla faccia della terra! In fondo, proprio quel Dio ebraico aveva detto ad Adamo: “Facciamo l’uomo: sia simile a noi, sia la nostra immagine. Dominerà sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici, su quelli selvatici e su quelli che strisciano al suolo”. L’uomo da millenni, non più preda, depreda tutto ciò che lo circonda: ambiente, risorse naturali, specie animali. Dovrebbe essere tutto il contrario: se Dio è armonia, la razza umana dovrebbe tentare di riflettere proprio questo. E invece… non riflette abbastanza, sulle proprie azioni!

L’ensemble internazionale chiamato a raccolta per questo nuovo lavoro si compone degli americani Alex LoRe (alto sassofono, flauto, clarinetto basso) e Mathew Muntz (basso, meh), la malesiana Fung Chern Hwei (violino, viola), il franco svizzero Marius Duboule (chitarra elettrica e acustica), il brasiliano Vitor Gonçalves (accordion, piano), il giapponese Satoshi Takeishi (batteria e percussioni) e ovviamente la leader di origine cinese Annie Chen (voce e testi). Per quanto riguarda gli arrangiamenti, i brani sono stati ripartiti equamente: Rafał Sarnecki si è occupato dei primi quattro (Rozpacz; Undergound Dance; Rosemary’s Lullaby; Güle Güle Istanbul), Marius Duboule degli altri quattro che compongono Guardians Suite: I The Northern Eyes, II The Whale River Song, III Jellyfish All Around, IV Vanished Tails, No Return.

Guardians si apre con Rozpacz, composto da Zbigniew Namyslowski, dove la leader propone vocalmente un tipo di canto misto tra la tecnica jazzistica più moderna e il teatro d’opera pechinese. Il testo è preso dall’opera Addio mia concubina di QingYi JuShi.
Undergound Dance si apre con una lallazione, quasi una nenia per bambini, su cui raddoppia la chitarra, che ci conduce, come dice il titolo, sottoterra. Abbiamo contaminato il suolo a tal punto che ci siamo ridotti a vivere nelle sue viscere. Il sassofono di Alex LoRe e l’accordion di Vitor Gonçalves ci fanno da guida in un tour da girone infernale.
Rosemary’s Lullaby dalla penna di Ira Levin alla trasposizione cinematografica di Roman Polanski che dirige un’incredibile Mia Farrow, e le musiche firmate dal maestro Krzysztof Komeda. Annie Chen ha tradotto il testo dall’inglese al mandarino: “Vai a dormire mia piccola bimba,/ lontano da tutti i problemi di questo mondo./ Come è bello questo cielo blu/ la luna e le stelle splendono sopra di noi”. Nonostante il testo inviti a godere della bellezza della notte, la viola della Fung Chern Hwei dona al brano un senso di pervasiva inquietudine. Güle Güle Istanbul (Arrivederci Istanbul) ha una melodia malinconica scritta da Edo Liu per un testo della stessa Chen. Il violino della Fung Chern Hwei si intreccia col meh di Mathew Muntz, l’accordion di Vitor Gonçalves mentre la batteria di Satoshi Takeishi spinge un po’ più in là il passo. È tempo di addii, partenze col petto gonfio… ti rivedrò… ci abbracceremo nuovamente da qualche parte…

Annie Chen in questo nuovo lavoro canta il rapporto tra la specie umana e le creature viventi tutte. Come non essere preoccupati dal modo in cui l’uomo tratta gli altri esseri.

La seconda parte dell’album è composta da Guardians Suite: quattro movimenti che raccontano in modo drammatico che cosa accade all’ambiente e agli animali vessati da un predatore come ciò che siamo noi. L’invocazione iniziale della prima parte, The Northern Eyes, si apre in modo vocalmente arioso, affinché troviamo un equilibrio con tutto ciò che ci circonda, anche se “Losing My Mind!/ You want to leave your everything behind”. L’interazione tra la voce della Chen e il pianoforte di Vitor Gonçalves è il fulcro del brano. La seconda parte, The Whale River Song, si immerge nelle profondità marine per raccogliere i suoni lamentosi delle balene che troppo spesso perdono la rotta e si spiaggiano suicidandosi. Alcuni etologi sostengono che si tratti di atti intenzionali da parte di queste possenti e sensibili creature. In questo caso sono la chitarra di Marius Duboule e il violino della Fung Chern Hwei a connotare la prima parte del brano con un ritmo sostenuto, cui segue un rallentamento dove la voce di Annie Chen e l’accordion di Vitor Gonçalves terminano il viaggio dei mammiferi in modo drammatico e dolente. La medusa oltre a essere la creatura dipinta sulla copertina dell’album, è il soggetto della terza parte della suite: Jellyfish All Around. La voce e il clarinetto basso gettano l’ascoltatore in mare aperto dove nuota in mezzo a centinaia di meduse. Salvo poi scoprire che si tratta di sacchetti di plastica. Un altro segno del passaggio dell’umano che intossica le acque della Terra. In punta di flauto, pianoforte e chitarra si apre la quarta parte di Guardians Suite: Vanished Tails, No Return. Il ritmo serrato racconta di un destino davvero ineluttabile che non abbiamo voluto modificare in alcun modo. E anche il testo finale del brano così chiosa: “In the darkness, you spoke to me: Move!! Run!!/ I could feel blood dripping down my body, my face, my shoulder, and my tails./ Where could I go?!”.
Già, dove potremo rifugiarci quando avremo distrutto ogni cosa?

Tracklist:
01. Rozpacz (Despair) (07:19)
02. Underground Dance (06:31)
03. Rosemary’s Lullaby (06:30)
04. Güle Güle Istanbul (07:44)
05. Guardians Suite I – The Northern Eyes (07:46)
06. Guardians Suite II – The Whale River Song (06:06)
07. Guardians Suite III – Jellyfish All Around (05:34)
08. Guardians Suite IV – Vanished Tails, No Return (06:37)

Photo © Zhaoyin Wang

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