C I N E M A


Articolo di Alessia Palermo

 «È una storia bellissima. Due fidanzatini che si ritrovano dopo vent’anni e scoprono di essere fatti l’uno per l’altra. Mentre io sarei il malvagio marito americano bianco che ostacola il destino».
«Finiscila!»”

Past Lives, esordio alla regia di Celine Song, apparentemente può sembrare una storia d’amore ostacolata dal destino e nient’altro. Non penso che i film abbiano per forza un significato preciso, ufficiale, né tantomeno unico: tuttavia, con il supporto imprescindibile di vari elementi nelle opere di ogni autore, ogni occhio può trovare soddisfazione attraverso la propria personale interpretazione.

Con questo presupposto, userò la frase in cima come elemento di supporto nello smembramento di un’opera nella quale sembra essere preponderante solo il livello di lettura romantico. La frase viene pronunciata dal marito della protagonista del film, Arthur, che per quanto comprensivo non riesce a non soffrire a causa del forte rapporto tra la moglie (Na Yung) e il migliore amico d’infanzia (Hae Sung, co-protagonista del film). La vita di Na Yung infatti si incrocia nuovamente con quella di Hae Sung dopo anni dal trasferimento dalla Corea di lei agli Stati Uniti. Il forte rapporto con lui sembra riprendere come se non fosse mai stato interrotto e tra lunghe chiacchierate in videochiamata, incomprensioni e riavvicinamenti si dipanano nel film ventiquattro anni di storia, supportata da una regia arricchente di significati e contestualizzazioni. 

Il film parte da un’inquadratura alquanto interessante in cui Hae Sung e Na Yung ridono e scherzano tra loro, mentre il marito di lei, al loro fianco, è palesemente a disagio e in disparte. In sottofondo, un voiceover si interroga sulla natura del rapporto tra i due amici. Ad un certo punto però, questa scena tra ralenty e voiceover lascia spazio alla rottura della quarta parete da parte di Na Yung, la quale ci guarda direttamente negli occhi. Nel corso del film troviamo anche altri elementi alquanto interessanti, come delle inquadrature dall’alto utilizzate nei momenti iniziali di riavvicinamento e ri-scoperta tra i due protagonisti. Troviamo la scena in cui virtualmente Hae Sung porta con sé Na Yung su una funivia oppure il momento in cui lei si rende conto che lui dopo anni la ha ritrovata attraverso i social. Che queste inquadrature siano rappresentazione dell’astrazione dall’ambiente che i due protagonisti vivono nella fase iniziale del loro rapporto? Interessante anche l’utilizzo delle panoramiche. Le troviamo in momenti conviviali tra Hae Sung e i suoi amici in Corea ma anche in alcuni momenti tra i protagonisti: un movimento di macchina che ci permette di rallentare, di mostrare un ambiente, di unire senza stacchi vari elementi di un’inquadratura, in questo contesto l’ho interpretato personalmente quasi come ribaltato dal suo significato usuale. Non a caso mostrano momenti in cui tra personaggi non ci si capisce a fondo, queste panoramiche. 

L’ambiente qui non unisce, ma separa. L’unione la troviamo solo verso la fine del film, in cui le panoramiche vengono sostituite da un’intensa inquadratura a due tra i protagonisti. Tuttavia è proprio l’ambiente il senso, la separazione, che si ricollega alla frase iniziale e al punto centrale del mio discorso. Pronunciata come una battuta dolceamara ma fondamentalmente senza pretese, penso che la frase da me citata all’inizio sia una condensazione di tutto ciò che circonda i due protagonisti, le loro origini comuni e la loro storia, all’apparenza tanto importante ma alla fine solo una grande metafora, visivamente rappresentabile secondo me dalle radici di un albero, che vengono spezzate via all’improvviso: cosa ne sarà di ciò che abbiamo lasciato? Si ripresenterà? Se sì, in che forma? E per ricordarci cosa? Qualcosa di noi stessi? Di ciò che è rimasto indietro? E se fossimo rimasti anche noi indietro?

Lasciando queste domande alla sensibilità dello spettatore, consiglio fortemente la visione di questo film. Un ottimo prodotto e una dolorosa riflessione su tematiche legate all’immigrazione, il tutto unito a una storia d’amore tutt’altro che scontata, condita da una forte dose di realismo.

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