I N T E R V I S T A
Articolo di Mariolina Giaretta
Ispirato all’omonima fiaba dei fratelli Grimm, il balletto Biancaneve ha inaugurato la nuova Stagione di Danza del teatro Massimo. Quella del 2023/24 sarà una Stagione da “fiaba” perché gli altri titoli in cartellone sono Cendrillon, nella versione di Thierry Malandain sull’omonima partitura di Sergei Prokofiev, e Peter Pan di Sasha Riva e Simone Repele, creato sulle note di Félix Mendelssohn. Coreografato con linguaggio di incantato splendore, fluido, legato, molto musicale, Biancaneve firmato da Jean Sébastien Colau e Vincenzo Veneruso è stato molto amato dal pubblico che ha colmato il teatro per otto gradevolissime serate nelle quali si sono alternati, nei ruoli principali, tre cast di giovani e bravi danzatori italiani. Spettacolo affascinante, ricco di charme e di bella danza, Biancaneve, con gli eleganti costumi di Cecil Flamand e la scenografia di Apolonia Polona Loborec, è stata pensata scegliendo la veemente partitura del Secondo Concerto per Pianoforte in do minore Opera 18, la mirabile Rapsodia su un tema di Paganini per pianoforte e orchestra Opera 43 e il sontuoso Adagio della Sinfonia n. 2, tutte composizioni di Sergej Rachmaninov; sul podio Danila Grassi e al pianoforte, in alternanza, Alberto Ferro e Davide Ranaldi.

Con molta intelligenza i due coreografi hanno saputo far dialogare musica e danza in un turbinio di emozioni sublimate da danzatori validi, tra cui sono spiccate Carla Mammo Zagarella, Martina Pasinotti e Yuriko Nishihara nel ruolo della protagonista, rispettivamente accanto a Michele Morelli, Alessandro Cascioli e Alessandro Casà, interpreti di colui che con un bacio la risveglierà dal sortilegio del sonno. Nel ruolo della perfida matrigna si sono avvicendate Francesca Davoli, Linda Messina e Francesca Bellone. Il pubblico, incantato, ha lungamente applaudito le gradevoli danze corali, gli eleganti pas de deux e le variazioni.
Ora che lo spettacolo ha concluso le sue repliche e che la Compagnia sta cominciando a provare il prossimo balletto, Cendrillon, abbiamo voluto fare una chiacchierata con il direttore del Corpo di Ballo del teatro Massimo, Jean Sébastien Colau, per approfondire e comprendere il suo lavoro, i suoi propositi gestiti tra le compagini del Ballo, le qualità e i punti di forza della Compagnia che sta dirigendo e facendo artisticamente progredire ogni giorno di più.
Maestro Colau, questa è la sua seconda Stagione di direzione al teatro Massimo. Pubblico e stampa concordano nel rilevare l’eccellente crescita, tecnica e stilistica, della Compagnia di Ballo da lei diretta. Come valuta il lavoro all’interno del teatro e che percezione ha della compagnia che sta dirigendo?
Reputo molto bella la compagnia che dirigo ed è assai gradevole lavorare con i danzatori. La cosa interessante è che, pur mantenendo le loro personali caratteristiche e i pregi individuali, sono tutti versatili perché valenti sia nel classico che nel contemporaneo: una grande opportunità. Devo ringraziare, per questa poliedricità dei danzatori, il direttore precedente (Davide Bombana n.d.r.) che ha creato molte pièces contemporanee.
Ciò che mi ero proposto, prendendo la direzione di questa Compagnia, era di riportare in teatro il balletto classico e, facendo ciò, mi sono reso conto che il pubblico palermitano ne è innamorato e ama essere immerso nella magia di punte, tutus e diademi. È stato un successo.

Come considera le politiche del teatro relativamente alla Danza?
Sono molto fiero e soddisfatto del lavoro svolto tutti insieme, partendo dai Maîtres de Ballet invitati, come Guido Sarno, Vincenzo Veneruso e Alessandra Bianchini; si alternano, ritornando sovente a lavorare con noi perché ritengo che collaborare con le stesse persone permetta ai danzatori di progredire. Sono riuscito a far comprendere alla Compagnia che la lezione di danza del mattino deve essere eseguita per crescere e perfezionarsi. Agnès Letestu, grande Dame della danza, eccellente étoile dell’Opéra de Paris oggi in pensione, maître ospite l’anno scorso in occasione de Le Corsaire, quando davo la lezione al mattino e ogni tanto le confessavo quanto fosse duro e complicato dover cambiare la sbarra ogni giorno per non annoiare i ballerini, mi ha risposto che ero lì non per divertirli ma per farli lavorare. Gilbert Mayer, uno dei più grandi Maestri a Parigi, ha donato per quarant’anni ai danzatori le sue cinque solite sbarre. Con lui facevamo grandi progressi perché conoscendo già le lezioni potevamo, lasciando da parte l’attenzione alla coreografia, concentrarci molto di più sui nostri personali problemi migliorando enormemente e affinando i dettagli senza la distrazione di pensare ad altro. Dunque sono molto soddisfatto di constatare che con Guido, Vincenzo e Alessandra, i danzatori sanno già a che cosa devono attenersi e su cosa devono impegnarsi. E credo che ciò si veda anche in palcoscenico perché la Compagnia è molto cresciuta qualitativamente. Conoscevo già questo gruppo di danzatori poiché ero venuto come ospite a interpretare il ruolo del Principe in Cenerentola nel periodo in cui Luciano Cannito dirigeva il corpo di ballo. Dopo il covid, momento in cui ho preso in mano la direzione, il mio dovere è stato quello di rimetterli in forma e rimotivarli. Ciò che oggi osservo sul palcoscenico è questa determinazione, anche se non sempre quotidianamente costante come accade in tutte le Compagnie del mondo. Stiamo avviandoci a essere un Corpo di Ballo coeso e competiamo insieme per le identiche finalità, donando il meglio della nostra arte al pubblico. Abbiamo successo e continueremo ad avanzare.
Nel cartellone della scorsa Stagione comparivano due balletti di repertorio. Schiaccianoci, nella gradevolissima versione coreografica sua e di Veneruso e Le Corsaire per la coreografia di José Martínez, oggi direttore del Corpo di Ballo dell’Opéra de Paris, rimontato insieme ad Agnès Letestu proveniente come lei e Martínez dal grande teatro parigino. In questa seconda stagione ha optato per tre fiabe, Biancaneve, Cenerentola e Peter Pan. Come le è arrivata l’idea di programmare una Stagione di Danza “favolosa”?
In questo momento sto facendo molte ricerche sulle stagioni precedenti; sono partito dal 2015 e mi sono reso conto di ciò che è stato eseguito dalla compagnia. Ho compreso così che la politica del nostro sovrintendente Marco Betta nei miei confronti è esemplare perché ha saputo concedermi molto più spazio di quanto precedentemente fosse stato riservato alla danza. In alcune programmazioni esistevano solo due titoli di balletto nei cartelloni, mentre per la mia prima Stagione Marco Betta me ne ha concessi quattro più i due eseguiti al teatro di Verdura per la stagione estiva: sei differenti spettacoli sono prova che a livello politico la nostra arte è finalmente riconosciuta. La danza è nata in Italia nel Rinascimento e attraverso i secoli è sempre stata al centro dell’eccellenza con i suoi splendidi e virtuosi danzatori, coreografi e maîtres. Inoltre in tutte le città italiane ci sono numerose scuole di danza; la cosa incredibile è che le fondazioni liriche non concedano spazio alla danza e nemmeno le sovvenzioni di cui avrebbe bisogno. In seno al nostro teatro mi sento apprezzato e riconosco di avere una splendida opportunità grazie alle direttive politiche di Marco Betta e, anche se il budget che gestisco non è ancora enorme, esiste oggi una più grande e bella Compagnia.

Maestro Colau, ci racconti un po’ di Biancaneve…
All’inizio del mio mandato, abbiamo realizzato Schiaccianoci e Le Corsaire, cominciando così a rimettere in forma la Compagnia. Quest’anno mi sono voluto concentrare sulla messa in scena di alcune celebri fiabe. La scorsa programmazione si è conclusa in ottobre con il balletto Anna di Vincenzo Veneruso, costruito sul tema arduo e doloroso della violenza contro le donne, dramma che ci ha tutti enormemente toccato. Quest’anno perciò ho voluto ricondurre in teatro la positività, rinunciando a drammi tragici quali Romeo e Giulietta o Giselle: ho rinnegato la morte insomma, pensando piuttosto a un susseguirsi di vicende danzate liete e luminose. Volevo inoltre affascinare il pubblico dei giovani richiamandoli a teatro con titoli conosciuti, perché Biancaneve invoglia tutti a sognare, così come Cenerentola o Peter Pan. Sarà, questa una Stagione all’insegna della serenità. Ci tengo anche ad aggiungere che Lady, Be Good, la commedia musicale che andrà in scena la seconda metà di giugno, è un’idea che già avevo lanciato per il nostro corpo di ballo. Ci siamo avvalsi della tecnica sia contemporanea che classica, ma anche il music hall è parte integrante della danza e penso che ballerini e pubblico si divertiranno moltissimo. Ho già lavorato in passato su Lady, Be Good e l’ho trovata geniale: avvicinarsi ad un altro stile è affascinante. Così come può essere piacevole portare sul palcoscenico alcune fiabe raccontate attraverso diversi linguaggi, perché Biancaneve è stata pensata con un alfabeto classico, Cendrillon invece è contemporanea, ma più sulla specificità neoclassica pur senza le punte, e Peter Pan sarà una creazione e dunque non sappiamo ancora cosa esattamente sortirà. Però conosciamo i coreografi e sarà sicuramente eseguito con le modalità del teatro danzato e non attraverso una specifica tecnica così come siamo abituati a definirla. Sarà sicuramente molto coinvolgente perché improntato anche su una riflessione in parte psicoanalitica. I coreografi, davvero talentuosi, hanno appena avuto un enorme successo a Roma con l’ultimo loro lavoro. Sono contento di averli scelti. Vedremo…
Per Biancaneve ha deciso di far alternare sulla scena tre cast di solisti e primi ballerini, tutti del Teatro Massimo. Decisione a parer mio molto intelligente. Come è giunto a decidere di far danzare tutti i “suoi” ballerini senza invitare ospiti famosi?
Voglio raccontare la mia esperienza. Quando ho cominciato come giovane ballerino nel corpo di ballo, il mio sogno era quello di danzare i ruoli da protagonista, dunque ho lavorato duramente per ottenere il posto di étoile che ho conseguito. Penso sia importante considerare che, come quando sono venuto qui in veste di guest, il corpo di ballo, anche se fondamentale per la buona riuscita di uno spettacolo, è prevalentemente cornice, mentre gli étoiles invitati sono al centro dell’attenzione. Perciò mi sono detto che in effetti, poiché ho a disposizione dei validi ballerini, non avrei avuto veramente bisogno di ospiti perché nella danza non siamo dei calciatori… Ovviamente ci sono artisti ben conosciuti che richiamano il pubblico, per Le Corsaire infatti ho invitato Maja Makhateli, eccellente ballerina molto conosciuta e apprezzata. Tuttavia ho considerato che sarebbe stato gradevole formare i miei danzatori, quelli appassionati che lavorano instancabilmente con disciplina e grinta, e trasformarli in premiers danseurs. Qui non abbiamo contratti da primi ballerini, la Compagnia è ancora piccola; sarà un mio obiettivo quello di arrivare a nominarne alcuni. Per Biancaneve i danzatori erano quarantasei, la maggior parte con contratti da precari, quindi il mio scopo è stato quello di farli danzare per ricompensarli, per stimolarli, per far loro scoprire che tutti possono arrivare in alto. Il pubblico è rimasto molto soddisfatto e contento di vedere i “suoi” solisti palermitani. È fondamentale per me donare loro delle opportunità anche per farli progredire, perché quando si ricopre un ruolo ci si perfeziona moltissimo sia tecnicamente che artisticamente: si rimane soli con il coreografo perché ci sono delle ripetizioni personali, si lavora e si insiste sui particolari tecnici ed espressivi; è un impegno intenso di correzioni e di autocontrollo. Alla fine ho ottenuto tre cast magnifici, con differenti qualità ma tutti eccellenti; sono stati così effettuati otto spettacoli senza invitare ospiti.

Il Corpo di Ballo del teatro Massimo fa parte di un numero esiguo di Compagnie stabili in Italia. Come vede il futuro della danza a livello professionale a Palermo?
A Palermo siamo su una buona strada perché abbiamo già ventiquattro danzatori stabili, e non è poco, e forse dovremmo averne tre in più che si aggiungeranno molto presto. Arriveremo alla fine della Stagione con ventisette danzatori che Marco Betta ha già confermato; di questo gli sarò sempre grato. La Compagnia continua a crescere e, soprattutto, a danzare. È vero che il corpo di ballo del teatro alla Scala è molto più numeroso, lo stesso vale per l’Opera di Roma, un po’ meno al S. Carlo. Purtroppo più si scende al sud più il numero diminuisce, e questo non capisco perché… In Italia abbiamo il balletto solo in quattro fondazioni liriche. Numerosi ed eccellenti, i danzatori italiani vanno all’estero perché in Italia non c’è lavoro. Che tristezza! Quindi sono contento di essere riuscito ad aumentare l’organico; tutto ciò è molto importante e ci tengo a sottolineare che è positivo ciò che sta accadendo. Però il mio scopo è di arrivare a un organico di almeno quaranta, solo così si possono rimontare balletti di repertorio, lavorando con un gruppo coeso, sullo stile, sulla coralità e sulla qualità. Non potrei mai portare in tournée ad esempio Biancaneve perché non ho tutti i danzatori scritturati per l’intera Stagione. Sarebbe invece possibile con Anna che ha un organico piccolo, ma con un balletto di repertorio non sarà mai attuabile e, purtroppo, tutto si conclude con otto repliche. È un vero peccato! Mi ostino però a essere ottimista e, considerato il successo che la danza ha in Italia, con sempre il tutto esaurito nelle sale, spero che finalmente qualcuno si renda conto che è un’arte con la A maiuscola con cui, tra l’altro, si possono fare incassi strepitosi. Ciò nonostante in Italia, e quindi anche a Palermo, c’è una differenza enorme nell’assegnazione dei contributi ministeriali tra l’opera lirica e il balletto (12 punti Fus per la lirica, 7 per il balletto n.d.r.). Eppure ci sono stati e ci sono tuttora ballerini celeberrimi e sublimi, ne cito solo alcuni: Carla Fracci, Alessandra Ferri, Luciana Savignano, Elisabetta Terabust, Eleonora Abbagnato, Roberto Bolle, Paolo Bortoluzzi, Massimo Murru. Abbiamo numerosissime eccellenze italiane che non vengano valorizzate. Perché non rispettare la qualità della danza italiana e il piacere che prova il pubblico in teatro ad ammirarla?
Ha mai pensato di fondare una Scuola di Balletto all’interno del Teatro?
Un tempo la scuola di ballo esisteva, ma poi è stata cancellata. A Palermo sarebbe fondamentale averne una che formi i danzatori con i princìpi e le qualità utili per l’ingresso in Compagnia. Tutte le fondazioni che hanno un corpo di ballo possiedono anche un’Accademia; Palermo è l’unica a esserne sprovvista, amerei molto formarne una. Inoltre sarebbe necessario, per ben avanzare, poter avere al mio fianco un’équipe stabile che si occupi tutto l’anno del balletto. Attualmente alterno i maîtres de ballet ogni paio di mesi, quando viene portato in scena un nuovo titolo. Scritturo più o meno gli stessi perché conoscono i danzatori e le regole del teatro, ma avrei bisogno, come alla Scala o al S. Carlo, di un’équipe fissa presente accanto a me per poter gestire al meglio la Compagnia. Ciò mi permetterebbe di avere molto più tempo per formare una scuola, organizzare le tournées, insomma per poter svolgere il mio lavoro di direttore. Per ora la mia funzione è di occuparmi di molte, troppe cose: impartisco le lezioni al mattino, seguo personalmente le prove e mille altre faccende correlate a tutto ciò; sarebbe dunque importante avere uno staff. Tutto ciò, ovviamente, richiederebbe più denaro devoluto alla danza.

Maestro Colau, ci vuole anticipare qualche notizia sul prossimo titolo in programma, Cendrillon, che andrà in scena dal 16 al 24 marzo?
Cendrillon, firmata da Thierry Malandain, è un balletto innovativo e divertente, di grande positività, soprattutto di incantevole qualità danzata e coreograficamente molto interessante. Le sue idee drammaturgiche risultano di grande efficacia, le sorellastre e la matrigna sono di una comicità esilarante, mentre Cenerentola è immersa in una sua atmosfera di sogno. Sarà un spettacolo davvero bello, con una musica meravigliosa. Thierry Malandain è un eccellente coreografo assai conosciuto e amato, dunque abbiamo avuto la fortuna di poter presentare a Palermo questo titolo, in Italia poco eseguito, che ha avuto apprezzamenti e successo in molti Paesi, come la Francia ad esempio. Sono molto contento di portare Monsieur Malandain al teatro Massimo e far scoprire il suo lavoro al pubblico palermitano. Ha un’équipe superba: i suoi assistenti, di gentilezza squisita, si avvalgono di ottima formazione tecnica e artistica e stanno già lavorando con i danzatori. Il mio intento è di far scoprire al pubblico belle creazioni, nuove proposte e le enormi valenze di quest’arte sublime che è la danza.
Grazie, Maestro Colau, in bocca al lupo e buon lavoro!


Photo credit © Rosellina Garbo (tranne n. 8 © Dominique Jaussein)




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