L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio
Dici Fest e penso subito alla musica, ma il Transumare Fest, la cui prima edizione si è svolta a Roseto degli Abruzzi dal 22 al 24 agosto, è andato oltre la musica: macchina organizzativa perfetta, con una location favolosa vista mare per cui ringrazierò sempre i ragazzi del comitato APS Rosangeles, capaci di restituire alla cittadinanza quello che era un parcheggio improvvisato, invaso da erbacce, che, una volta ripulito, si è trasformato in un’area concerti di tutto rispetto, che nulla ha da invidiare a posti come l’Ippodromo SNAI di Milano. Da rosetana trapiantata a Milano vi dirò che l’ho trovata addirittura migliore degli spazi milanesi, per la piacevole brezza marina e la quasi assenza di zanzare, con una distribuzione razionale degli stand enogastronomici, che nulla tolgono alla capienza sotto palco. Cibo ottimo, quello della tradizione abruzzese, a far da trait d’union tra il vecchio e il nuovo. Due palchi in totale, uno più grande, denominato Gingarby, destinato ai gruppi, e uno più piccolo, La Serra, per i singoli artisti e i dj set, in modo da ottimizzare i tempi e rendere meno estenuante l’attesa. La mia intenzione era quella di seguire un’unica data, l’ultima, più confacente ai miei gusti musicali, ma alla fine sono stata grata alla redazione di Off Topic per aver insistito che le facessi tutte perché, da che ricordi, un evento così, nella mia città natale, non si era mai visto: uno dei motivi che spinge un giovane ad abbandonare la provincia per la grande città, oltre alle possibilità di lavoro, è la mancanza di stimoli, nelle cittadine di mare specie nei mesi invernali, a Roseto in particolare è venuto a mancare anche il cinema, dove in passato si svolgeva anche un’importante stagione teatrale, per cui tanto di cappello alla generazione successiva alla mia, che, invece di levare le tende, ha deciso di resistere e farsi propositiva.

Le potenzialità del territorio sono tante: dalla buona cucina alle bellezze paesaggistiche, non solo della costa, ma soprattutto dell’interno, manca solo un pò di coraggio nello scardinare l’immobilismo del centrosud e questi ragazzi, complice un’amministrazione comunale anagraficamente più giovane di quelle precedenti, ci stanno riuscendo. Il Transumare Fest ha tutte le carte in regola per diventare uno degli eventi di riferimento dell’estate musicale nazionale e proporre musica non significa solo fare intrattenimento, ma anche attirare nuovi sguardi su una regione, catturare nuove fasce di turisti, promuovere un territorio che può offrire mare, montagna, cultura, relax e divertimento per tutti.
Area concerti raggiunta facilmente in bicicletta, seguendo la pista ciclabile del lungomare, alle ore 19.00 del primo giorno già si sentivano i bassi risuonare nell’aria grazie al dj set di Philo sul palco La Serra, tutto intorno una piacevole atmosfera di festa, tra ragazzi sdraiati per terra ad ascoltare, bambini che giocavano a palla e qualche temerario che riscaldava la mandibola ad arrosticini e birra. Alle 20.30 pronti e via per l’esibizione di Bruno Belissimo sul palco grande: ritmi forsennati dettati da basso, batteria e percussioni, su un tappeto di basi elettroniche che mi riporta indietro ai bei tempi di un certo Giorgio Moroder. Esibizione intensa e bella tesa, senza alcuna pausa fino alle ore 22.00.



Neanche il tempo di applaudirli come meritano che subito si corre dall’altra parte, per la performance elettromelodica di Whitemary, anch’essa di circa un’ora e trenta.


Gli headliners della prima serata sono i francesi Dov’è Liana?: per me un’assoluta novità, ma conosciutissimi tra i ragazzi che, non solo si accalcano sotto palco, ma sono vestiti per l’occasione come loro, con un foulard in testa che ricorda quello delle vecchiette siciliane, terra molto cara ai tre di Parigi, che nelle loro ultime canzoni citano spesso la città di Palermo. Un pop elettronico spinto all’estremo e pompato come nelle migliori discoteche, con testi ridotti all’osso e parole che si trasformano in riff ossessivi forieri di messaggi di pace e amore. Un’aura di mistero li avvolge, con il volto coperto dal foulard e da occhiali da sole, luci accecanti e fumi che danno un gran filo da torcere a noi fotografi.



Alla fine sarà un successone, me ne torno a casa pensando ai dinosauri rinchiusi nelle loro case, mentre la musica scorre a tutto volume sui piatti di Alexander Robotnick per l’ultimo dj set della notte. La seconda giornata si apre con il dj set di Prisma & Gordon, antipasto al gruppo che più mi incuriosisce, Queen of Saba, di cui ho ascoltato diversi pezzi su youtube, restandone affascinata: impressione del tutto confermata dal live, grande carisma della frontwoman, una voce da rabbrividire a cui si unisce l’impegno delle battaglie sociali, dai No Tav a quelle per i diritti della comunità LGBT, canzoni per metà in italiano e per metà in inglese, in un bel miscuglio di vari generi musicali, come piace a me, e con una grande partecipazione del pubblico. Da seguire sicuramente per il futuro perché il duo ha tanto da dare.





Alle 22.00 il momento di Laila Al Habash, cantante di origine palestinese, classe 1998, con una passione per le grandi interpreti italiane del passato. Bella presenza scenica e vibrazioni positive che arrivano da La Serra; non facile suonare prima dell’artista più atteso della giornata, ma lei lo ha fatto con disinvoltura, dando sempre l’impressione di trovarsi a suo agio davanti al microfono.



Scoccano le 23.30 del 23 agosto, c’è una bellissima luna rossa in cielo e il pubblico è quello delle grandi occasioni per Cosmo, con un bel mix di giovani e “diversamente giovani”. L’artista sale sul palco con una vocalist che quasi gli ruba la scena, ma solo per poco perché poi è un tripudio per Marco Bianchi. Non a caso uno dei musicisti più amati dalle nuove generazioni, sempre sold out in giro per l’Italia, campione di streaming sulle varie piattaforme, in grado di offrire al pubblico uno spettacolo che va oltre la musica, tra giochi di luce che ricordano quelli delle discoteche, bassi pompati al massimo, ma sempre con uno sguardo sul cantautorato della tradizione e dei testi molto piacevoli da ascoltare. Ci voleva Cosmo per vedere finalmente una folla oceanica di giovani a Roseto degli Abruzzi e vederli cantare e ballare all’unisono è stato emozionante anche per me che, ormai, mi considero quasi una boomer…






24 agosto, terzo e ultimo giorno, una sensazione di nostalgia già mi pervade, quando ci si diverte passa tutto sempre in fretta. Alle ore 18.00 apre il dj set di Nicky Macha, seguito dal simpaticissimo Pietro Mio, poeta, cantante e drammaturgo milanese: sale sul palco in costume e occhiali da sole, accompagnato dal suo dj di fiducia e da una simpatica rana armata di pistola ad acqua. Simpatia contagiosa che attira grandi e piccoli presenti sotto palco, niente male neanche i pezzi proposti, orecchiabili e con testi ironici.




Alle 22.00 è il momento di Marco Castello, di cui mi avevano parlato gran bene i colleghi di redazione. Un vero cantautore il siracusano, accompagnato da una grande band, fiati compresi, con un suono così completo e ricco da ricordarmi il mitico Lucio Dalla. Davvero una piacevole sorpresa.





Ore 23.30, gran finale con i Tre Allegri Ragazzi Morti, un gruppo che inseguivo da anni, senza mai riuscire a vederli per un motivo o per l’altro. Siamo più o meno coetanei e nel ’94, quando esordirono, furono per noi un fulmine a ciel sereno, per il modo di presentarsi sul palco e per il genere proposto, un rock alternativo che viveva in quel periodo la sua migliore stagione. Ma i TARM non sono soltanto rock, offrono al proprio pubblico una musica che spazia dal punk al reggae e al folk, non per niente uno dei gruppi più longevi della scena italiana, giunto proprio nella serata del 24 agosto al suo trentesimo compleanno. Una performance convincente, emozionante, che ha ripercorso le tappe fondamentali di un lungo viaggio e introdotto i brani dell’ultimo album, Garage Pordenone. Un concerto strepitoso con tanto di seduta yoga sul finire e il classico “vaffanculo” del pubblico ad anticipare un bis bello corposo, che si allungherà fino alle ore 01.30. Quale modo migliore per chiudere una strepitosa prima edizione del Transumare Fest?







Alla fine cosa mi porto dentro di questa fantastica esperienza: sicuramente la consapevolezza che i grandi eventi possono essere organizzati anche nelle piccole province, l’energia travolgente di Bruno Belissimo e di Cosmo, la combattività di Queen of Saba, miglior talento della kermesse, la simpatia di Pietro Mio, la profondità di Marco Castello, la garanzia dei TARM, ma soprattutto quell’atmosfera da “Peace, Love and Kiss” dei Dov’è Liana? L’augurio per la mia città è che questo sia solo il primo di una lunga serie di Transumare Fest perché in un mondo massacrato da guerre, catastrofi naturali e problemi sociali di ogni tipo c’è davvero tanto bisogno di musica e spensieratezza.




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