R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Quando hai la fortuna, in questo in caso sarebbe meglio dire il merito, di ricevere un attestato di stima e amicizia da uno dei maestri europei dello strumento come Erik Truffaz, che cosa si può desiderare di più?
Immaginiamo già quante volte Andreas Polyzogopoulos avrà letto e riletto la sua preziosa e lusinghiera attestazione di stima: “…j’aime beaucoup ton son, ton sens lyrique aussi bien dans le mélodies que dans l’improvisation… Ta musique honore le silence et apporte du rêve… ton son est rond, feutré, même a la sourdine… tu as composé des chansons et j’ai toujours pensé que la mélodie améliore la vie…”.
Dopo simili dichiarazioni da parte del trombettista francese più celebre e acclamato, che cosa resta da aggiungere di altrettanto significativo? Be’ su Petrichor, il quinto album della produzione come leader del musicista greco, possiamo affermare anche noi qualcosa.

Intanto, a dispetto di un titolo con tante “consonanti dure”, è un lavoro che ammalia per la morbidezza e la dolcezza. Se non lo avesse già scritto Truffaz, diremmo anche noi che nei nove brani vengono all’orecchio echi di Enrico Rava, quello più lirico ovviamente, e il nordico Palle Mikkelborg per il suono così tondo che ottiene dal suo strumento.
E, a proposito di nomi celebri e illustri, è bene citare alcune delle personalità con cui il nostro ha avuto modo di collaborare nel corso degli anni: Savina Yannatou, Tania Giannouli, Jacques Morelenbaum, Michel Portal, Gunter “Baby” Sommer, Markus Stockhausen e Tony Lakatos.
Un’altra caratteristica di questo lavoro è il tipo di formazione pensata per l’occasione. Il trio si compone ovviamente del leader che suona tromba e flicorno, a cui aggiunge una manciata di effetti talmente calibrati e contenuti da non essere quasi notati, perché come afferma egli stesso: “I use the effects to create a more spacious, dreamy sound, and also to generate a bit of polyphony with harmonizer on the horn”. Quindi, proprio per questa ragione, meno si sentono e meglio è, perché l’intento è ricreare quell’ampiezza di spazi sonori in cui muoversi in modo libero.
Della formazione fanno parte anche il contrabbassista Petros Klampanis e il pianista Wajdi Riahi. La sezione ritmica è priva di batteria ma la cosa non pesa affatto, anzi la tessitura timbrica risulta al contempo morbida e dinamica e l’impasto sonoro a nostro avviso ne guadagna.
Petrichor è un album di atmosfere soffuse, suggestioni acquerellate dove lo sfumato è presente fin dalla foto di copertina: l’immagine sfocata del leader dietro un vetro bagnato. Il musicista indossa una sciarpa bianca, segno che quel giorno fa freddo, ma se pensiamo alla terra da cui proviene, quella Grecia un po’ stereotipata calda calda, insulare, tutta case bianche dalle imposte azzurre, la cosa per contrasto si fa ancora più intrigante.
Ci piove pure laggiù?!
Non molto, anzi …
Più probabile che la foto sia stata scattata in qualche paese del nord Europa dove il nostro ha soggiornato qualche tempo.
Ci sono echi della musica della sua terra in queste composizioni? Non molta, non quella tradizionale almeno, sebbene alcuni titoli come Barbas e Ariadne’s Scent evochino storie e luoghi antichi, ma il respiro è senz’altro più da jazz nordico ed è molto probabile che ben presto lo si sentirà suonare in qualche album della ECM, o almeno noi glielo auguriamo di tutto cuore.
Brani come Kaiafas, una zona del sudovest della Grecia dove crescono foreste di pini, Petit Sablon, una piazza di Bruxelles dove il nostro ha soggiornato, CPH Melodrama, in cui si evoca Copenhagen città dove il trombettista ha vissuto, raccontano e di luoghi geografici e di posti in cui l’anima ha vibrato e si è emozionata.
Petrichor, il primo brano e il titolo dell’album, è un altro luogo del profondo, in questo caso del tempo passato, in cui si evoca quella sensazione che prendeva Petros Polyzogopoulos da bambino alle prime piogge autunnali, segno che l’estate era irrimediabilmente trascorsa.
Attendiamo con interesse e curiosità i prossimi luoghi dove saprà e vorrà condurci questo musicista dall’animo così poetico.
Tracklist:
01. Petrichor (08:07)
02. The Coldest Summer (05:17)
03. Kountouri (07:36)
04. CPH Melodrama (05:36)
05. Barbas (05:00)
06. Kaiafas (06:19)
07. First Time in Times Square (05:22)
08. Ariadne’s Scent (06:34)
09. Petit Sablon (03:30)
Foto © Aris Vedertsis





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