R E C E N S I O N E
Recensione di Nicola Barin
Il pianoforte è un’incognita, uno strumento a corda che viene percosso da un martelletto che scatena repentinamente una miriade di armonici che si intersecano si muovono, si concatenano, entrano nel cervello lo fanno vibrare.
Il trattamento del piano dipende da molti fattori, si può agitarne, ad esempio, l’essenza ritmico/percussiva, come ci ha insegnato Henry Cowell, pizzicando le corde e usando i clusters, aprendo la strada al pianoforte preparato di John Cage.
La pianista portoghese al suo secondo lavoro in solo, il precedente Unno risaliva al 2020, espande le possibilità del suo strumento prediligendo il colore più che la costruzione.

Le tracce, di durata esigua, si soffermano sull’attenzione al timbro, alle gradazioni, alla possibilità coloristiche della sua tavolozza pianistica.
L’album si nutre delle suggestioni che provengono dalla musica classica e contemporanea, dal jazz al fado e forse altro che è arduo da identificare.
Prendete la traccia Bill Evans, per i pochi accordi usati e l’andamento, ricorda quasi più Erik Satie o alcuni lavori del minimalismo americano. Si procede per rarefazione sonora, si accresce la sensazione di staticità, non c’è svolgimento in senso tradizionale ma solo la voglia di appropriarsi dello spazio/tempo.
Medesimo approccio rileviamo in Under your breath, una melodia che si sviluppa ripetendosi, allargandosi e tornando continuamente su se stessa.
Run, brano dalla durata minima, ha un carattere cinematografico continuo quasi impressionistico si appropria della dinamicità per esporla e trasformarla in concetto.
Seven Out si pone l’intento di problematizzare il flusso sonoro attraverso l’interruzione, l’opposizione, lo scontro ritmico/armonico, una eruzione di idee che sorgono e durano il giusto tempo per poi inseguirsi e perdersi, in uno stile jazzistico.
Il puntilismo si esprime bene in Piano Distance e Get Lost, sia per la durata dei brani, quasi Weberniana, che per l’interesse al suono, come evento autonomo, e per l’attenzione al timbro, alla durata e all’altezza.
Il senso del dinamismo, del melodismo che la Goncalves esprime è vitale ma sempre controllato da una volontà precisa di evitare una narrazione, uno sviluppo in qualsiasi senso.
Il progetto si inserisce a metà tra la spinta melodico/narrativa, pronta a raccontarci delle storie, e la volontà di negarcele per offrirci la pura bellezza del suono come evento.
Tracklist:
01. Under your Breath (3:03)
02. Run (2:26)
03. Seven Out (3:38)
04. Piano Distance (1:58)
05. Get Lost (2:33)
06. Red Moon (3:30)
07. Fall in Love (3:48)
08. Bill Evans (5:09)
Photo Credit © Ana Pissarra





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