R E C E N S I O N E
Recensione di Nadia Cornetti
Suono e rumore. Pulito e sporco. Ci sono dualismi che una cosa è bene, l’altra è male. O bianco o nero, insomma. E il grigio che c’è nel mezzo non conta quasi per nessuno. Quasi. Ma poi c’è Thurston Moore che, dall’alto dei suoi sessantasei anni appena compiuti, dall’Olimpo della nomea di Maestro del noise e di quel per nulla scomodo ruolo di cofondatore dei Sonic Youth – alla cui musica tante, tantissime band guardano ancor oggi come alla cima di un Everest a cui mirare con dedizione e da venerare con religiosità – ha basato la propria vita sulla fusione sperimentale tra suono pulito e sporco rumore. E la sua sperimentazione è più prolifica che mai: è uscito lo scorso 20 settembre per la sua The Daydream Library Series, dopo 4 anni dall’ottimo reale predecessore, By the Fire (ma ricordiamo che, nel mezzo, è stata pubblicata la raccolta strumentale Screen Time), il nono album solista di Thurston, dall’incantevole titolo Flow Critical Lucidity. Fedeli, ancora una volta al suo fianco, la bassista Debbie Googe (My Bloody Valentine) e il chitarrista e pianista James Sedwards.

Sette pezzi – più una bonus track presente solo nell’edizione a tiratura limitata del vinile – ossessivi, folli, certamente atipici, ma tipicamente in linea con tutto l’operato di Thurston Moore. Nel disco non mancano le influenze punk e hardcore, come in New in Town, quarto singolo e pezzo di apertura del disco, che suona come una filastrocca distorta e stridula. Ci sono anche pezzi più “classici”, per così dire, che rientrano maggiormente in una forma-canzone, pur conservando quell’aura psichedelica ma dal sound shoegaze, come Hypnogram, splendida ballad il cui testo è opera di Eva Printz. Menzione speciale a Sans Limites, il terzo incantevole singolo che ha anticipato l’album, duetto con Laetitia Stadier (Stereolab): “inizia con una figura ciclica di chitarra e pianoforte che si espande sempre di più a ogni giro” racconta Thurston “prima di stabilizzarsi in una misura di due accordi che introduce un testo che parla non solo di sradicare qualsiasi limite verso l’illuminazione, ma di andare oltre i limiti: l’idea che un soldato possa combattere la buona battaglia, un guerriero contro la guerra”.
Quello che passa dalle vibrazioni di ogni brano è che Thurston Moore potrebbe suonare e produrre sperimentazioni sonore ancora per molto, ed è tutt’altro che “arrivato”; un artista che si reputa libero anche di proporti brani da otto minuti, come la bella traccia finale The Diver (dedicata a un sub morto nel lago di Ginevra), dalla melodie ipnotica, ossessiva, che simula quasi uno squillo o una chiamata d’aiuto. Avete presente quei video semi-statici in cui le immagini cambiano così lentamente che il nostro cervello non riesce a percepire il cambiamento? Ecco, nei brani di Flow Critical Lucidity ho trovato questo fenomeno: la ripetitiva ossessività è una costante che gioca a distrarti dai piccoli “episodi” introdotti in punta di piedi nel brano, fino a portare il pezzo su un altro binario; ti distrai perché sei troppo in trance per accorgertene. E se, finita l’ultima traccia, il disco riparte dalla prima – sorpresa – impossibile non notare una continuità, nella melodia: provare per credere.
In realtà, diciamolo, non serve definire a livello sonoro che cosa dovete aspettarvi, ascoltando questo album di Thurston Moore. Non serve sottolineare che ci troverete talora un beat pesante, cadenzato spesso grattugi, echi, crepitii che, di norma, qualunque musicista mira a eliminare, in una registrazione che si rispetti: Thurston li cerca, quei crepitii, e quando sono presenti, tu che con i Sonic Youth sei cresciuto, sei quasi confortato.
Ci ho ripensato molto, e alla fine ho capito: è una, la cosa che spinge me e tutta quella – non più – Gioventù – ancora e per sempre – Sonica a tornare lì, da Thurston, dai lavori che produsse con Kim e gli altri, e anche dai nuovi ma ancora urgenti trip musicali che non smette di snocciolare, metodico ma indipendente, regolare ma senza regole. È una, quella cosa: è la Libertà del suono senza metodo ma con uno schema. L’eccellente padronanza dello strumento, si, ma anche la capacità di lasciarsi guidare dove lo Strumento vuole portare, sentire che cosa succede e constatare che, se lo segui, quel che ne esce è figo davvero. Questa libertà, più siamo fedeli alla Linea Sonica, più ce la portiamo dietro anche nelle nostre vite. È bellissimo e, soprattutto, ne abbiamo bisogno.
Tracklist:
01. New in Town (03:18)
02. Sans Limites (feat. Laetitia Sadier) (05:07)
03. Shadow (05:06)
04. Hypnogram (07:26)
05. We Get High (06:20)
06. Rewilding (04:03)
07. The Diver (08:05)
08. Isadora (bonus track) (3:19)
Photo © Charlie Rubin




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