R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Prendere, stralciare, rielaborare. Prassi dadaista d’inizio secolo… scorso, riproposta in chiave contemporanea. Prendere spunto… essere sollecitato da… pretesti, non è affatto una cosa nuova. L’arte da sempre si ciba di quello che hanno già masticato altri prima di noi, o comunque ha sempre avuto a che fare con “cadaveri squisiti”.
Oh mamma, questa recensione sta prendendo una piega troppo macabra!
Dicesi “cadavre exquis” o “cadavere squisito” un metodo di scrittura collettiva, “al buio”, inventato e praticato dai surrealisti francesi: scritta una frase, si piega il foglio, lo si passa al vicino che ne scrive un’altra e così via. Terminato il giro si srotola il foglio e si legge quanto prodotto dall’inconscio collettivo del gruppo (vabbè, nel caso dei surrealisti, si trattava più che altro del loro enorme… EGO! In primis quello di André Breton, il “papa” del movimento).
L’operazione “moritura” prodotta dalla sempre audace
Auand, pubblicata col titolo Behind Anatomy del trio composto da Francesco Bearzatti (sax tenore e clarinetto), Stefano Risso (elettronica e contrabbasso) e Mattia Barbieri (batteria), si muove a nostro avviso in questa direzione.

Il tappeto elastico sul quale i tre musicisti fanno balzi sempre più alti, è la colonna sonora composta dal “Duca”, Ellington, per il film del 1959 di Otto Preminger, Anatomy of a Murder.
Tra i musicisti accreditati alle registrazioni, sotto la guida del compositore e pianista, vi sono nientemeno che Paul Gonsalves, Clark Terry, Johnny Hodges, Ray Nance, Shorty Baker, Jimmy Hamilton e Cat Henderson.
Due cenni su trama e personaggi del film? Va bene, eccoli. Si tratta di un procedural thriller in cui uno scaltro avvocato difende un tenente dell’esercito che ha ucciso l’amante della moglie. Gli interpreti principali sono James Stewart, Eve Arden, Ben Gazzarra, George C. Scott. Una curiosità riguardo gli attori non professionisti del film: il giudice Joseph N. Welch è un giudice vero.


E veniamo a questo Behind Anatomy del nostro trio. Le otto composizioni sono tutte di Stefano Risso, fatta salva la quarta, che tiene conto di quello che aveva composto Duke Ellington: A La Guy Lombardo / More Blues / A La Guy Le Querrec.
In questo caso il quattro quarti del blues, le sonorità ironicamente sornione, quel gusto un po’ sfacciato da ball room anni Trenta-Quaranta (dove lavorava centinaia di sere l’anno Guy Lombardo con la sua orchestra), vengono smontate e rimontate.
Altro ideale tributo all’immaginario visivo, è il nome di uno dei fotografi del jazz moderno per eccellenza, un altro “Guy”: Guy Le Querrec.
Il lavoro di trattamento del materiale sonoro è stato spiegato molto bene dall’autore dei brani: “Estrarre parti di quella colonna sonora (…) trovare nuove armonie e nuovi ritmi sovrapponendo campionamenti di musica (…) due accordi tratti da diversi brani generano un poliaccordo (…) due ritmi tratti da diversi brani originali generano un poliritmo (…) Su questi si può immaginare, ricomporre e scrivere nuova musica (…) “Hip” sono ritornelli con melodie spesso molto semplici, sovrapposte a poliaccordi o poliritmi”.
Insomma il Frankestein sonoro che magicamente trova una forma e un’armonia nuove, deliziando l’ascoltatore, se non conosce quale sia la matrice sonora; solluccherandolo ancora di più se sa quanto vi stiamo spiegando.
La creatività è il continuo risultato di un flusso e di un riflusso, quasi niente si dà ex nihilo. Poter ascoltare la riprova di questo principio, per chi pratica in questo modo teatro come il sottoscritto, è un fatto emozionante: “Lo vedi, anche altri fanno come te…
Siamo nel “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”, sempre con quel pizzico di ironia come dimostrano alcuni titoli dell’album: Anatomie equilibriste, in cui il clarinetto interagisce con il filo sottile dell’elettronica un po’ noise, oppure Il cane al plutonio in cui, ancora una volta, il clarinetto si muove in zone cupe, create dal contrabbasso e dagli stridii dei piatti e dalle spazzole della batteria. 

Un album che funge da apripista per tanti altri lavori, che vogliano prendere le mosse da altrettante pellicole e colonne sonore. Ci auguriamo che Auand appoggi e promuova altre imprese del genere.

Tracklist:
01. Oneemo (06:28)
02. Anatomie Equilibriste (06:24)
03. Lee’s Dance (04:42)
04. A La Guy Lombardo – More Blues – A La Guy Le Querrec (04:43)
05. Full Optional (04:10)
06. Manion Vs Biegler (06:59)
07. Il Cane Al Plutonio (04:33)
08. The Dreams (06:10)

Foto © Stefano Barni

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