L I V E – R E P O R T – D A N Z A
Articolo di Mariolina Giaretta
Schiaccianoci è il balletto natalizio di tradizione per tutti coloro che amano la danza e le fiabe. Nel mondo intero ogni teatro importante, durante le festività del Natale, allestisce un suo Schiaccianoci con messe in scena diverse: molti coreografi vi si cimentano dilettandosi a ricercare, all’interno della fiaba e delle sollecitazioni emotive suggerite dalla musica, le motivazioni che richiamino situazioni inerenti al significato della favola che fu di Hoffmann e successivamente di Dumas.
Dalla trama hoffmanniana di fine settecento di Schiaccianoci e il re dei topi, Marius Petipa, principale coreografo dei teatri imperiali di San Pietroburgo, ricavò un secolo più tardi un libretto sulle cui indicazioni Čaikovskij elaborò una partitura e Ivanov una piacevole coreografia che ebbe discreto successo. Vi furono all’epoca undici repliche dopo di cui Schiaccianoci non fu più riallestito.

Sarà il tempo a recuperare e a valorizzare un balletto, oggi fondamentale nel repertorio classico, destinato all’immortalità e continuamente riletto anche attraverso le coloriture più cupe della trama originale di Hoffmann. Tra le molteplici versioni contemporanee non vanno dimenticate quella filologica di Balanchine che ben conosceva l’originale di Ivanov, quella ironica e spigliata di Roland Petit dove non mancano citazioni della belle époque e tip tap indiavolati, quella fantasiosa di Amedeo Amodio con il teatro delle ombre, la rilettura di Noureïev concepita da una sua personale soluzione psicoanalitica e quella sublime e cólta di John Neumeie.
Tra i vari balletti čaikovskijani, Schiaccianoci è uno dei più interessanti perché, pur nella logica degli elementi russi, propone una drammaturgia interprete dei richiami simbolici delle seduzioni, delle paure, della sessualità che accompagnano la protagonista Maria nel sogno-viaggio dalla sua fanciullezza sino alla propria maturità di donna. Così la protagonista, cui lo strano e bizzarro zio Drosselmeyer, un po’ mago e un po’ prestigiatore, regala un pupazzo schiaccianoci, sogna avventure paurose e fantastiche con soluzioni da fiaba riconoscendosi alla fine nella principessa del Paese degli Zuccheri accanto al pupazzo divenuto suo Principe Splendente. Nel finale ritorno alla realtà quel principe sarà trasformato dallo zio in un bel fidanzato destinato a essere compagno di vita di una fanciulla che, attraverso l’incubo notturno, metafora della femminilità adolescenziale che si manifesta, si scoprirà donna.

Anche il Teatro Massimo di Palermo ha allestito a dicembre il suo Schiaccianoci in una sala sempre gremita per tutte le otto repliche, riproponendo la versione del 2022, con la gradevole coreografia di Jean Sébastien Colau e di Vincenzo Veneruso. La loro lettura ha avuto il pregio di avvicinare il pubblico ad atmosfere e coloriture siciliane pur mantenendosi nello spirito tradizionale del balletto di Petipa. Ecco allora sul palcoscenico danzare cannoli, cassate, monachelle leggiadre che preparano la frutta martorana come tradizione vuole, il tutto tra le apparizioni di topolini danzatori che studiano con disciplina il balletto, citando gran parte del repertorio ottocentesco, guidati e sollecitati dal re dei topi, alias il Maestro Jean-Georges che, diversamente dal ruolo originale, è cattivo solo perché povero, affamato e frustrato da una ricerca continua di perfezione. A lui saranno dedicate tutte le delizie pasticcere siciliane che serviranno a raddolcirlo e a renderlo mite. In questa visione palermitana di Schiaccianoci, i due coreografi non hanno voluto però limitarsi a narrare le vicende fantastiche di Maria e della sua famiglia perbene, ma hanno anche posto l’attenzione sui molti problemi sociali odierni dei giovani: anche nella leggerezza della fiaba emerge così un contrasto con la serena agiatezza della festa nella casa della giovane. La vicenda di Maria si evolve infatti nella sua storia con Dario, un venditore ambulante di frutta secca, il cui fratello Pietro sarà trasformato in uno schiaccianoci dal maestro topo. Un uomo umile entra dunque nella casa festosa e il finale avrà, come sempre avviene nelle favole, una conclusione felice.
Il balletto contiene una sua purezza formale che si staglia con l’eleganza e la musicalità proprie di Colau-Veneruso, arricchita ulteriormente dalla raffinatezza squisita dei costumi di Cécile Flamand e dalle scenografie eleganti di Renzo Milan valorizzate dalle luci efficaci di Maureen Simunek Vom Dorp.

Il primo atto, sostenuto dalle gradevoli scene di insieme in cui vi è la presentazione di Maria, della sua famiglia e degli invitati che si scambiano i doni di Natale, culmina nella suggestiva danza dei fiocchi di neve, interpretata con bella tecnica dal corpo di ballo femminile.
Oltre alle divertenti variazioni dei dolci siciliani e al Valzer dei Fiori in cui, con le rose, volteggia spensierata una deliziosa ape rincorsa dalle monachelle con enormi scacciamosche bianchi, il secondo atto brilla nel grand pas de deux finale eseguito da Maria e Dario. Nel ruolo si sono alternati Holly Dorger, prima ballerina del Kongelige Ballet di Copenaghen in coppia con il suo partner Jonathan Chmelensky, entrambi di luminosa presenza; Martina Pasinotti e Alessandro Casà, di buona precisione e Yuriko Nishihara e Alessandro Cascioli danzatori di armoniosa e bella padronanza tecnica.
Nelle tre distribuzioni il ruolo del Maestro Topo Jean-Georges è stato affidato rispettivamente a Marcello Carini, Andrea Mocciardini e Vincenzo Carpino apparsi, tutti, con eccellenti capacità interpretative, mentre la parte di Fritz, il fratellino terribile di Maria, ha mostrato le prodezze tecniche di Giovanni Traetto, Emilio Barone e Dennis Vizzini. Divertenti Francesca Bellone, Valentina Chiulli, Lucia Ermetto alternatesi nel ruolo dell’allegra cameriera alticcia.
Valente e preparato il Corpo di Ballo del Teatro Massimo ha dato prova di una comprovata disciplina d’assieme.
L’orchestra è stata condotta dall’eccellenza di Mojca Lavrenčič, direttrice efficace nel sostenere la preziosità di tale magnifica partitura.
Entusiasti gli applausi del pubblico.



Photo Credit © Rosellina Garbo




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