L I V E – R E P O R T – D A N Z A


Articolo di Mariolina Giaretta

All’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso John Cranko legge Eugène Onéguine, romanzo in versi di Aleksandr Puškin, e ne è sedotto: “Quest’opera mi ha colpito perché si presta in modo sublime a essere danzata e permette di poter coreografare scene intere articolate attorno a un quartetto di ruoli primari perfettamente strutturato nell’accostare le caratteristiche diverse di ogni personaggio”. Cranko mette in luce così la sua predilezione per i soggetti drammatici portando sulla scena, attraverso coreografie di altissimo livello, densità emotive di eminenti scritture; con Onéguine, creato nel 1965 per il Balletto di Stoccarda, concentra la sua attenzione sui personaggi principali del racconto, ponendo l’accento sulle dimensioni tragiche di un amore incompiuto e della sua autodistruzione.

In repertorio dal 2009 all’Opéra de Paris – terzo titolo dopo Roméo et Juliette e La Mégère Apprivoisée – Onéguine rappresenta uno dei primi balletti letterari dove la dimensione teatrale è fondamentale e il racconto non è semplicemente un contesto per costruire assoli, pas de deux e divertissements ma, al contrario, è congegnato sull’aspetto psicologico della vicenda; emergono personaggi con profili drammatici ben definiti e avvalorati dal linguaggio pregnante della danza: si entra così con sensibilità ancor più raffinata nel contesto della trama.

Al posto di archetipi stilistici si scoprono allora personalità che sul palcoscenico svelano, autentica, la loro tragedia. E una delle qualità più affascinanti di questa versione danzata di Onéguine risiede nella chiarezza della cifra testuale: la vicenda, finemente cesellata, è strutturata sul piano drammaturgico con brillante fluidità, restituendo anche le nuancés più piccole. Cranko possiede mirabili capacità di tradurre la scrittura in movimento che contiene l’effetto emotivo e l’intelligibilità delle parole; ciò che nella tradizione del balletto classico e di repertorio è stato lungamente una successione di pantomime narrative e di variazioni virtuosistiche è, nella sua scrittura coreica, alchimia di immagini narranti in cui la gestualità valorizza i più piccoli dettagli. Anche se la pièce da lui creata si concentra sui quattro personaggi principali, Tatiana e Onéguine, Olga e Lensky, il corpo di ballo gioca un ruolo essenziale e lo si osserva progredire in tre tappe fondamentali, inizialmente incarnando una impetuosa gioventù rurale poi, nel tempo, giovani borghesi dediti al divertimento di feste da ballo, tra valzer e mazurche, e infine l’eleganza matura della nobiltà pietroburghese. Le danze di gruppo non rappresentano solo le differenze dei ranghi sociali ma anche quelle delle età che evolvono: Tatiana, cresciuta in una famiglia affettuosa, dopo un’adolescenza spensierata accede alla rigorosa e severa alta società della capitale. Laddove la romantica fanciulla, l’impulsivo Lensky, la civettuola Olga e il leale Grémine sono onesti e costanti nel manifestare il loro ruolo, Onéguine appare più multiforme e sfida i diversi personaggi con cangianti modalità cinetiche, confermando così la complessità del suo intento seduttore. Pervaso dall’eleganza che solo un danseur noble può possedere, Onéguine contiene in sé le sfumature languide, serene, appassionate ma anche oscure e aggressive di cittadino altero, di annoiato perduto eroe tragico che sa sorridere con dolcezza, ma anche con arroganza, alla passione di un’illusa Tatiana.


La psicologia dei personaggi è cruciale e Cranko, attraverso la sua arte senza parole, giunge all’essenzialità del poema letterario. Onéguine diviene un balletto narrativo in cui la danza non è più divertissement ma linguaggio espressivo che realizza cosi, due secoli dopo, quello che fu il progetto di Jean-George Noverre, riformatore del ballet d’action alla corte del Duca di Wurtemberg a Stoccarda. Slanci amorosi non corrisposti, vessazioni e frustrazioni, capricci di seduzione maschile, tutto ciò contenuto in tre atti in cui l’attenzione per la vicenda del racconto non viene mai a mancare, in un’ascesa tragica e avvincente, nel groviglio sconcertante dei sentimenti che la pervadono. Impeccabili e splendidi i danzatori, Amandine Albisson nel ruolo di Tatiana in coppia con Jeremie-Loup Quer in quello di Onéguine. Innamorata al primo sguardo quando egli riflette, incrociandola, la propria immagine sullo specchio in cui la giovane si sta rimirando, Tatiana legherà a lui la sua anima in un avvicendarsi di sentimenti in antitesi tra loro nel dipanarsi della vicenda. Ecco allora la scena del ballo del secondo atto in cui Onéguine umilia Tatiana, stracciando la lettera d’amore da lei inviatagli, e si diverte a rubare Olga, Bianca Scudamore, a Lensky il suo fidanzato, interpretato da Alexander Marylanowski: un duello e una morte, quella di Lensky, metteranno fine al disaccordo. Qualche anno più tardi ancora un ballo farà incontrare Tatiana ed Eugène il quale, comprendendo il suo errore, le offre la sua passione, ma questa volta sarà lei a rifiutarlo restando fedele, seppur ancora innamorata, al principe Grèmine suo sposo.


I momenti corali e d’assieme scolpiscono ed evidenziano pas de deux di grande raffinatezza, colmi di fascino e di virtuosismo interpretativo, sostenuti dalle musiche sublimi di Čaikovskij, sino ad arrivare all’incontro finale in cui Onéguine, implorando Tatiana in ginocchio, spera di convincerla della sincerità dei suoi sentimenti, ma verrà cacciato e la lettera d’amore che le porge sarà da lei strappata come un giorno fu la sua. L’interpretazione di Amandine Albisson, particolarmente nella scena finale, è carica di pathos e di visibile commozione: l’étoile francese concede il meglio della sua vibrante esecuzione di donna fremente, palpitante, turbata nel rinnegare il proprio amore perché certa che Onéguine non potrà mai starle accanto per sempre.

Quand je n’ai pas d’honneur, il n’existe plus d’honneur. La frase appare suggellata sul sipario nella sua ciclica verità senza fine e diviene emblema di Eugène Onéguine. Il pubblico dell’Opéra Garnier, gremita all’inverosimile, ha concesso applausi calorosissimi; interminabili le chiamate sul palcoscenico per l’eccellente Compagnia di Ballo.

Photo Credit © Julien Benhamou

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