C I N E M A
Articolo di Mario Grella
Partiamo da una considerazione apparentemente secondaria: alla fine della Seconda Guerra Mondiale una rivista come Vogue (versione francese e versione americana) pubblicava regolarmente reportage dal fronte di guerra. Perché questa osservazione? Perché senza questa sensibilità, probabilmente le fotografie di Lee Miller non avrebbero avuto tutta la popolarità che poi hanno effettivamente avuto in seguito. Bel film quello di Ellen Kuras sulla grande fotografa, ma anche modella, fotografa di moda e frequentatrice degli ambienti artistici parigini degli anni Venti, nonché musa ispiratrice di Man Ray. Insomma un personaggio sul quale, non solo si poteva, ma anche si doveva fare un film, non foss’altro che per quella incredibile vicenda, ben raccontata nel film, di Lee Miller che giunta con altri inviati, insieme alle truppe nella Berlino appena liberata, riesce a penetrare nell’appartamento di Hitler ed Eva Braun e, con la massima nonchalance, si fa fotografare nuda nella vasca da bagno del Führer, con un suo fotoritratto accanto.

Tanti, belli e famosi sono gli scatti che ci ha lasciato la grande fotografa americana e le fonti del film di Ellen Kuras provengono dal prezioso volume, scritto dal figlio della fotografa Antony Penrose, ed intitolato The Lives of Lee Miller. Una fotografa oltremodo coraggiosa che trovò ostilità nella redazione di British Vogue (anche avendo già pubblicato suoi reportage dai luoghi di guerra, di macerie, bombardamenti e feriti) che non trovò il coraggio di pubblicare le foto dei campi di concentramento, troppo disturbanti per i lettori e le lettrici della rivista di moda. Una autocensura che, se pur comprensibile, non permise l’immediato disvelamento dell’orrore dell’Olocausto al pubblico. Non la prese molto bene Lee Miller, tanto da essere indotta ad una furiosa incursione nella redazione centrale di Vogue a Parigi.

Come era destino che quella donna fascinosa e di gran carattere, non fosse fatta solamente per la moda e, men che meno, per essere solo una delle tante modelle dell’epoca (ebbe la fortuna di lavorare anche con grandi fotografi come per esempio Edward Steichen). Del resto, prima che, nel 1927, il celebre fotografo Condé Nast, fondatore della casa editrice di Vogue, la scoprisse, lei aveva già studiato a New York all’Art Students League arte, design e teatro. Azzeccata la scelta dell’attrice protagonista, Kate Winslet, che dà forse il meglio di sé, più che nelle scene d’azione, in quelle introspettive, compresa l’agnizione finale da parte del figlio di Lee Miller. Non certo un capolavoro, ma un film misurato che ricostruisce la vicenda della grande fotografa con accuratezza, senza troppe concessioni allo spettacolo.





![Sonia Spinello con Sonia Candellone – Time don’t move [anteprima video + intervista]](https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2026/04/Spinello_Candellone_ETEREA-©Riccardo-Botta.jpg)
Rispondi