R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Deng, io ti chiamo, dove sei andato?
Vieni Padre mio col dono di Colui che è in alto.
Deng, il Padre, non ascolta, si rifiuta;
non è stato onorato, fu disprezzato.
Deng mio padre non abbandonarmi.
Deng mio padre non abbandonarmi a uno spirito cattivo.

Raccolta di canti Dinka, A. Nebel

Accade a volte che la mole di pubblicazioni che giunge in redazione sia tale e tanta, che a volte qualche busta contenga perfino dei tesori, che vengono purtroppo sepolti da altre inutili pubblicazioni. Quindi, per prima cosa, MENO! Care case discografiche, un po’…  meno! Altrimenti gioielli come Nite Bjuti passano inosservati, ed è un vero peccato.

Tre sciamane nella notte si trovano e danno luogo a un sacro rituale, che le vede a proprio agio nella più antica delle pratiche: rivolgersi alla natura dell’esistente, quella che contiene la vita e la morte. Perché dei defunti non bisogna avere timore, anzi si deve creare un luogo in cui possano apparire.

Candice Hoyes alla voce e agli effetti, Val Jeanty alle turntables e percussioni e Mimi Jones al basso elettrico e al contrabbasso fin dalla prima traccia, Mood (Liberation walk), dichiarano quale debba essere il senso della musica che suonano: la libertà.
E allora se di libertà si tratta, le tre riescono ad annullare le categorie di spazio e tempo: si possono muovere, suonando, in ogni dove allo stesso tempo, sospese tra un “allora, c’era una volta” e un “allora, ci sarà”. In fondo è lo stesso tempo che viene suonato: l’adesso.   

Nite Bjuti è un progetto discografico connotato culturalmente dal recupero delle proprie origini afro-caraibiche. Musicalmente parlando le nostre realizzano un sorta di afrofuturismo ancestrale: riverberi & echos, percussioni elettroniche + loop mescolati al suono pastoso delle voci e del contrabbasso.
Candice Hoyes, Val Jeanty e Mimi Jones creano un luogo in cui la musica prodotta traccia segni esoterici, entro cui si materializzano le voci del passato per mostrarci che cosa ci attende.

Non sia l’alto e sia il basso
Non sia il basso e sia l’alto
Poiché davanti viene l’antico
Dietro segue il nuovo
Così da sempre, così per sempre

La voce cantilenante e notturna in The window osserva che cosa sta accadendo lì fuori, lasciando la protagonista “senza parole”.
Nite Bjuti è un album di evocazioni e invocazioni perché gli antenati sono vicini. Un susseguirsi di composizioni ipnotiche e notturne, in cui sonorizzazioni e interplay tra la voce e gli strumenti acustici ed elettronici danno luogo a una musica nuda e senza orpelli, che parte dal corpo e al corpo-suono torna.

La tensione e la leggerezza si combinano in favore della rarefazione delle atmosfere dei brani. È il caso di Soursop, in cui la melodia suonata dal contrabbasso ci riporta alla musica africana, mentre il fraseggio vocale appare e scompare dal nostro orizzonte uditivo.
È musica che trasporta in un’altra dimensione che, da occidentali iperrazionalisti, potrebbe perfino inquietare o lasciare indifferenti (questo sarebbe anche peggio!).

Che bisogno c’è di fare musica per rapportarsi con lo spirituale e il sacro? Perché questa è una delle funzioni della musica! Aprire alla percezione di un’ulteriore dimensione.
Avete mai partecipato ai concerti di Pianocity ai giardini di via Palestro a Milano? Centinaia di persone sedute sull’erba di un prato, ascoltano il suono del pianoforte. La musica seda la “bestia umana”, per dirla con Emile Zola, che corre a destra e a manca per trovare un senso accettabile alla propria esistenza.

Orfeo invenit a sedare le fiere e accanto a lui, queste tre meravigliose musiciste.      

Tracklist:
01. Mood (Liberation Walk) (4:02)
02. Stolen Voice (5:32)
03. Airy Thoughts (0:19)
04. Illustrious Negro Dead (4:08)
05. The Window (4:23)
06. Witchez (7:12)
07. Speech and Silence (5:24)
08. Soursop (2:16)
09. Echo Stolen (0:43)
10. Silk Asteroids (0:57)
11. Singing Bones (1:52)

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