F O T O G R A F I A
Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello
Trento e Rovereto – Una montagna nel museo, un viaggio tra le nevi del mondo, uno sguardo che attraversa il tempo per farci riflettere sul futuro.
È stata inaugurata il 12 aprile una delle esposizioni più potenti e simboliche dell’anno: Ghiacciai di Sebastião Salgado, promossa congiuntamente dal Muse – Museo delle Scienze di Trento e dal Mart – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto. Un evento che nasce da un’idea del Trento Film Festival, in occasione del 2025, proclamato dall’ONU Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai.
La mostra, curata da Lélia Wanick Salgado, moglie e storica collaboratrice del grande fotografo brasiliano, raccoglie oltre 60 immagini in grande formato, scattate tra l’Antartide, l’Himalaya, il Canada, la Patagonia e la Georgia del Sud. Luoghi lontani, ma accomunati da un drammatico destino: la progressiva scomparsa dei ghiacciai, “termometri della Terra”, indicatori inequivocabili della crisi climatica in atto.

Al Muse l’allestimento è una vera esperienza. Le 10 fotografie di Salgado non sono semplicemente appese alle pareti. Fluttuano. Letteralmente. Inserite nello spazio centrale progettato da Renzo Piano – quel grande vuoto architettonico che attraversa il museo in verticale – le immagini sospese accompagnano i visitatori lungo un percorso ascensionale, dal piano terra fino al cuore simbolico dell’esposizione: la ricostruzione di un ghiacciaio al quarto piano.
Lo spazio, nato dodici anni fa per evocare una montagna abitata, diventa qui scenografia e metafora. Le immagini si fondono con l’architettura, e il visitatore è avvolto da uno scenario glaciale che ha il potere di incantare, ma anche di allertare. Perché la leggerezza poetica del bianco e nero di Salgado non inganni: ogni fotografia è un grido, ogni scorcio è un allarme, il bianco dei ghiacciai e il nero di quelli che una volta lo erano.

«Nei ghiacciai ho incontrato pochissime persone – ha raccontato Salgado, intervenuto in videoconferenza alla presentazione della mostra – ma queste immagini parlano dell’uomo. Anche se non ci siamo, ci siamo dentro. Il paesaggio stesso è una denuncia, un messaggio che ci chiama alla responsabilità». Un messaggio senza esseri umani, ma profondamente umano.
L’assenza della figura umana nelle fotografie è quindi un’assenza che urla. Gli animali che abitano le zone glaciali – pinguini, uccelli marini, foche – diventano gli unici testimoni visibili di uno sconvolgimento globale che coinvolge tutti. La natura ritratta è potente, ma al tempo stesso vulnerabile. Ogni immagine è una testimonianza silenziosa di un cambiamento che accelera.

Durante la conferenza stampa, a cui ho avuto il piacere di partecipare l’11 aprile visitando anche la mostra in anteprima, gli esperti hanno sottolineato le numerose contraddizioni che caratterizzano oggi i ghiacciai: mentre si ritirano, aumentano di numero perché si frammentano; mentre fondono, le specie viventi intorno a loro sembrano moltiplicarsi; e paradossalmente, la temperatura media locale può talvolta addirittura diminuire. Tuttavia, la direzione è una sola: l’estinzione.
E proprio in questo paradosso si inserisce lo sguardo artistico di Salgado, capace con un solo scatto di racchiudere anni, secoli, di storia geologica e ambientale.
La mostra è frutto di una straordinaria sinergia tra Mart, Muse e Trento Film Festival. Una vera “staffetta” tra istituzioni, che ha permesso di dare vita a un progetto culturale condiviso e diffuso sul territorio. Al Mart di Rovereto, la mostra resterà aperta fino al 21 settembre, mentre al Muse di Trento sarà visitabile fino all’11 gennaio 2026.

Nel cuore della rassegna, anche una sala video curata dal Trento Film Festival, con una selezione di film sul tema ambientale.
Il celebre fotografo Salgado, impossibilitato a partecipare di persona all’anteprima per motivi di salute, ha promesso di visitare la mostra entro la fine di maggio, confermando il suo legame profondo con il Trentino: «Una terra che amo, e che più volte ho attraversato anche in auto, solo per ammirarne i paesaggi».
Ghiacciai non è solo una mostra. È un’esperienza immersiva, un manifesto visivo, una chiamata all’azione. È un’occasione per fermarsi – anche solo per un istante – e riflettere sul nostro impatto sul pianeta, sul tempo che scorre e su ciò che potremmo perdere per sempre.
Come ha detto Salgado, “i ghiacciai ci parlano, anche se non usano parole. Noi dobbiamo imparare ad ascoltarli”.















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