L I V E – R E P O R T
Articolo di Monica Gullini, immagini sonore di Katia Castignani
È la bellissima cornice dell’Auditorium San Francesco al Prato a ospitare oggi, 6 aprile 2025, il live di Joan as Police Woman, al secolo Joan Wasser. L’artista statunitense, eccelsa polistrumentista e cantante, per il suo one woman show ha con sé un pianoforte e la chitarra elettrica. Entra in scena emozionata accennando un sorriso, dall’alto di un abito lungo turchese. Si siede al piano e le mani abbozzano uno dei brani che apprezzo di più, Honor Wishes, da To Survive. Non nascondo la commozione: in mezzo a quei tocchi decisi ho scoperto una delle mie voci di riferimento, David Sylvian. La canzone, dedicata alla madre scomparsa, gioca molto sulle note basse e grazie a quelle esplode in tutto il suo pathos; la malinconia si riaccende con Warning Bell. Non riesco a staccarle gli occhi di dosso, la coda di cavallo ondeggia a ogni passaggio sui tasti, mentre lei si stringe nelle spalle e abbassa le palpebre.

Sensuale come una sirena portata dalle onde accenna Full Time Heist e le sonorità jazzate si spingono fino a Remember the Voice, traccia che come la precedente proviene da Lemons, Limes and Orchids, sua ultima fatica discografica. Il cantato si fa sussurro penetrante fino alla fine, e a quel punto Joan si volta di lato per parlare con il pubblico. È affascinata dalla location, la città le è piaciuta, soprattutto le salite, confessa divertita mentre raggiunge la sinistra del palco e imbraccia la chitarra. Con un cenno leggero delle dita inizia l’incantesimo di To be loved, mentre lei, con gli occhi socchiusi e la voce quasi tremante, conclude il brano tra gli applausi. Non paga delle emozioni appena vissute si affida a un altro grande classico del passato, Feed the Light, pezzo dalla forte carica poetica e vibrante di speranza. “Non è la fine, non finirà mai“, sussurra mascherando la commozione per poi rifugiarsi nella sensualità di Tell me, canzone contenuta in Damned devotion. Interamente giocata sulle note alte, la traccia è un inno al desiderio e all’indecisione.

Profondità e riflessione in Help Is on its way, con Joan tornata nuovamente al piano e intenta in mille variazioni e giochi di colore; la scaletta continua sulla falsariga dei nuovi pezzi, con l’artista statunitense che si diverte un mondo al pianoforte, ora ammiccando al pubblico, ora cantando le mille sfumature dell’amore, ora schiarendo il timbro per narrare sentimenti ed emozioni nuove grazie a Started Off Free, Safe to Say e la title track Lemons, Limes and Orchids. Prima di accennare Oh Joan racconta la genesi del brano, una serie di scambi di opinioni con amici cari riguardo temi importanti quali ambiente, politica e vita di tutti i giorni, e con Guiltiness, cover dell’omonima canzone di Bob Marley, i temi sociali vengono ulteriormente amplificati. Si torna al passato con un nuovo arrangiamento di pianoforte di Christobel, interessante e commovente, con una strepitosa poliziotta artefice di infinite variazioni vocali; Valid Jagger, altro pezzo mutuato da Damned Devotion, è un canto solitario e malinconico che suona come un imperativo categorico disatteso nei confronti della persona amata. Ed eccola avvicinarsi di nuovo alla chitarra, “lamentare” di non aver ancora assaggiato il cioccolato che subito ricomincia la magia.

Devo ammettere che preferisco gli arrangiamenti con le corde, i pezzi al piano hanno venature jazz fantastiche ma è quando suona i brani dei primi dischi che la riconosco davvero. I delicati arpeggi di I was everyone e la voce sussurrata divengono più potenti quando cerca di coinvolgere il pubblico e noi, divertiti e ligi al dovere, le facciamo eco senza opporre resistenza. Ride compiaciuta la poliziotta mentre la canzone sembra non finire mai grazie al tocco delle sue dita che tramutano tutto in meraviglia. Ed è così che prende un attimo fiato sul finire di I was everyone per raccontare di una donna che cerca di fuggire dal labirinto che si è creata da sola in The Magic: “la mia ombra deve trovare una finestra sul muro“, canta a pieni polmoni mentre attorno a lei regna il silenzio. Saluta velocemente e sparisce dietro le quinte, dalle quali riappare per suonare al piano due successi del primo disco, Real Life, delicatissima e sognante riflessione sull’amore che lei sapientemente traspone in scena ora alzando, ora abbassando le mani in maniera teatrale, e The Ride, con la quale conclude il concerto, emozionata e grata per il gran calore ricevuto.

Al banchetto del merchandising è disponibile e generosa come sempre, si lascia andare ai ricordi e ringrazia chiunque le si avvicini. Che dire, è sempre meraviglioso assistere a un live della cara poliziotta. Io le sono doppiamente riconoscente perché oggi è stata la ciliegina sulla torta di una giornata indimenticabile, ma questa è un’altra storia.







Immagini sonore © Katia Castignani






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