L I V E – R E P O R T
Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Marco Cassé
CCCP a Legnano – La liturgia laica di una fine perfetta
3 luglio 2025, Legnano. Il prato dell’Isola del Castello si è trasformato in un santuario laico. I CCCP – Fedeli alla Linea hanno portato in scena l’ennesima, forse ultima, cerimonia del tour Ultima Chiamata. Ma chi si aspettava un funerale punk, ha trovato un rito di rinascita. Il pubblico – 4.000 anime – ha risposto con devozione, tra capelli grigi e occhi lucidi, ma anche giovani in cerca di un’eredità culturale da toccare con mano. Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella Giudici e Danilo Fatur hanno celebrato l’ennesima rivoluzione simbolica. Nessuna nostalgia, nessuna concessione al revival. Solo fedeltà alla linea, ancora una volta.
Il concerto si è aperto con l’incedere marziale di B.B.B. e A ja ljublju SSSR, subito seguito da Rozzemilia e Tu menti, in un crescendo che ha fatto vibrare le fondamenta del festival. Ogni brano è stato accolto come un mantra da un pubblico che conosceva ogni parola, ogni pausa, ogni gesto di Giovanni Lindo Ferretti. Una scaletta come un rosario laico.

Tra i momenti più intensi:
Radio Kabul, che ha trasformato il palco in un altare geopolitico
Curami, cantata come un’invocazione collettiva
Emilia Paranoica, esplosione finale di rabbia e amore per una terra mai pacificata
Ma è stato il finale a lasciare il segno più profondo.
Quando tutto sembrava concluso, Ferretti è tornato sul palco con la band. Nessuna base, nessun effetto. Solo la sua voce, nuda, fragile e potente, che ha intonato Amandoti accompagnata dal violino. Il pubblico, ammutolito, ha ascoltato in religioso silenzio. È stato un momento fuori dal tempo, una carezza dopo la tempesta, un addio che sembrava una promessa, la fine che non finisce.

A Legnano c’erano tutte le generazioni: chi li ha visti nascere nei centri sociali degli anni ’80, chi li ha scoperti su vinile, chi li ha conosciuti grazie ad Amandoti reinterpretata da Gianna Nannini. Tutti uniti da un senso di appartenenza che va oltre la musica. Non c’erano nostalgici, c’erano fedeli. Il pubblico non era etichettabile: non di destra, non di sinistra, ma radicalmente presente. Il pogo c’è stato, ma simbolico. Un gesto di continuità generazionale. I CCCP non sono mai stati solo una band: sono un’idea incarnata. Le canzoni non sono più solo brani: sono preghiere.
Danilo Fatur, “artista del popolo”, ha danzato come un’icona dadaista, mentre Annarella Giudici, “benemerita soubrette”, ha vegliato sul palco come una Madonna post-industriale. La loro presenza ha ricordato che i CCCP non sono solo una band, ma un’idea incarnata. Fatur, Annarella: l’arte della presenza. Ferretti e Zamboni, distanti ma uniti, sono stati ancora due poli magnetici.

I CCCP a Legnano non hanno semplicemente suonato: hanno officiato. Hanno chiuso un cerchio, ma senza mettere il punto. Perché certe liturgie non finiscono mai davvero.
Il cielo sopra il Rugby Sound Festival si è tinto di rosso CCCP, e non solo per le bandiere. È stata una serata che ha avuto il sapore del rito, della memoria e della provocazione: Vota Fatur, vota Antonio.

Scaletta del concerto:
- B.B.B.
- A ja ljublju SSSR
- Rozzemilia
- Tu menti
- Per me lo so
- Morire
- Stati di agitazione
- Libera me Domine
- Madre
- Reclame
- Maciste contro tutti
- Oh! Battagliero
- Valium / Tavor / Serenase
- Trafitto
- Radio Kabul
- Punk Islam
- And the Radio Plays
- Guerra e Pace
- C.C.C.P.
- Curami
- Emilia Paranoica
- Bang Bang (My Baby Shot Me Down) (cover)
- Spara Jurij
- Vota Fatur
- Annarella
- Mi ami?
- Io sto bene
- Allarme
- Noia
- Amandoti (a cappella)












Photo Ⓒ Marco Cassé




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