C I N E M A
Articolo di Mario Grella
Difficile esprimere un giudizio sul film di Luca Guadagnino, un film che vorrebbe essere raffinato e per molti versi lo è, magari anche un po’ eccentrico, come le pretese del suo regista, ma che appare poco sincero e molto molto costruito. Belle riprese, ricercatezze degli ambienti, una fotografia che si compiace molto di sé stessa e una storia che solo nella agnizione finale sembra trovare una sua giustificazione, ma che durante lo svolgimento del film arranca spesso e sembra costruita da pezzi che stentano a stare insieme in un unico corpo.

Alma Himoff (Julia Roberts), docente di filosofia a Yale in attesa di ottenere la cattedra definitiva, è sposata con uno psicanalista, Frederick , ma è anche corteggiata dal suo (poco probabile) assistente Hank (un insopportabile Andrew Garfield): tra i due si inserisce una dottoranda, Maggie che viene abusata da Hank (almeno così afferma). A questo punto Maggie (Ayo Edebiri) pretenderebbe l’intervento della scettica Alma che invece non arriva, ma Hank viene ugualmente licenziato dall’università. Dopo alterne vicende ( abbastanza noiose) nella scena finale ecco la rivelazione: anche la stessa Alma aveva “conquistato” il marito simulando una violenza sessuale da lui stesso commessa.

Qui la vicenda sembra avere un senso ovvero che la storia di abusi più presunti che reali di Hank su Maggie, si rispecchia in quelli, qui nemmeno presunti ma dichiaratamente falsi, di Frederick su Alma. Il disvelamento finale restituisce un po’ di unità e senso a tutta la vicenda, ma perché questo avvenga occorre aspettare due ore e dieci di sequenze che stentano a combinarsi tra loro, di belle riprese della fascinosa Yale (e della modernista ed iconica Beineke Library di Gordon Bunshaft), di dialoghi emozionali e aspri, ma anche le suggestive e un po’ manierate ambientazioni, non riescono proprio a far decollare il film.


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