L I V E – R E P O R T – D A N Z A


Articolo di Mariolina Giaretta

La Dame aux Camélias è un balletto di grande bellezza e fascino, in cui la vicenda si dipana evidenziando le percezioni emozionali dei personaggi espresse con la magnificenza della scrittura gestuale di John Neumeier. Geniale coreografo di origine statunitense, ma in parte formatosi anche in Europa dove compone i suoi primi spettacoli di danza, successivamente diviene, dal 1973 al 2024, direttore del ballo e primo coreografo alla Hamburgische Staatsoper firmando diversi capolavori.

Artista poliedrico, egli inventa molti balletti narrativi che sono certamente, soprattutto negli anni ‘70, una tendenza controcorrente nella panoramica internazionale della danza. Era infatti il periodo delle creazioni astratte di George Balanchine, di Jerome Robbins e di Jiři Kylián, esposte come ricerca dinamica sulla partitura musicale. Neumeier, invece, si concentra nell’esplorare le vibrazioni dell’animo umano, approfondendone l’analisi e incarnandone la teatralità nel movimento. Questa sua indagine è sostenuta dallo spessore di un linguaggio rivelato attraverso l’uso di uno straordinario virtuosismo tecnico, arricchito da una mirabile espressività che svela, complice un istinto drammaturgico maturo e profondo, il temperamento dei personaggi.

La sua Dame aux Camélias fu creata per Marcia Haydée a Stuttgart nel 1978 ispirata al romanzo di Alexandre Dumas figlio che, nato da un legame del padre con una sarta, soffrì molto della sua illegittimità: i suoi scritti sono sovente improntati a una pungente critica sulla società borghese dell’epoca.

Con lo scopo di poter regolare i suoi debiti derivati dal disordinato periodo trascorso in compagnia della contessa Marie Duplessis, celebre cortigiana, lo scrittore traspone le sue esperienze di vita pubblicando nel 1848 il romanzo

La Dame aux Camélias.
Neumeier dichiara che il testo fu la fonte primaria degli stimoli per creare la sua Dame e che adattò al proprio lavoro la tecnica di flashback del libro. Grazie a ciò e all’utilizzo di una percezione visiva cinematografica a tutto campo, ma che si focalizza anche sui primi piani in dissolvenza tra loro a ogni nuovo avvenimento, il coreografo propone le vicende emozionanti del romanzo, descrivendole con la sua consueta precisone. Alla lettura fedele del testo relativa agli avvenimenti del presente, con i Duval, padre e figlio, al momento dell’asta degli oggetti appartenuti a Marguerite, e del passato, con i ricordi di Armand per l’amata, Neumeier aggiunge un terzo piano di intrigo: introduce, in uno dei ricevimenti cui i protagonisti sono invitati, la rappresentazione delle vicende di Manon Lescaut e Des Grieux, piéce di teatro nel teatro, tragica premonizione nell’immaginario dei personaggi. Per la similitudine del loro destino l’effetto speculare è esplicito e, alla fine del balletto, si identificano tra loro.

A parte ciò, Neumeier segue fedelmente la novella anche nei particolari descrittivi degli abiti e degli accessori, arricchendo così il repertorio contemporaneo di un balletto romantico profondamente vivo e coinvolgente. E per la prima volta in una sua creazione egli sceglie alcune partiture di Chopin convinto che le passioni e le sofferenze umane siano esposte con magnifica eloquenza dalla sua musica, sovente eseguita e ascoltata nei salotti mondani del tempo. Nella coreografia emerge il tema più volte ricorrente – il largo della Sonata per Piano in si bemolle minore Opera 58 – a sottolineare i momenti di grande amore e passione tra i due amanti. Lo si ascolta nel prologo, in due riprese dell’atto secondo e alla fine del terzo.

Quando i proiettori cominciano a infondere luce sul palcoscenico svelando l’interno dell’abitazione di Marguerite, morta da poco, con i mobili e suoi oggetti personali in vendita per pagare i creditori, l’incipit è concesso dalle malinconiche note di Chopin che pervadono il silenzio. 

Proposto dalla Hamburgische Staatsoper, La Dame aux Camélias ha richiamato un vasto pubblico di tutte le nazionalità, accorso per poter godere ancora una volta di questo magnifico balletto.

Il palcoscenico ha il sipario aperto sul salotto di Marguerite. Di lato, tra gli abiti e i beni all’asta, troneggia un pianoforte a coda. Entra lentamente in scena gente incuriosita dalle cose esposte. Qualcuno cerca accordi tra i tasti dello strumento, poi  compare Armand, lo splendido Alessandro Frola, che ripercorre con il pathos del ricordo le tristi traversie di colei che adorava mentre viene a conoscenza della verità leggendone il diario.

Allora la vicenda prende vita tra i balli e i corteggiamenti in voga nella società parigina di metà Ottocento. A una festa compare Marguerite, interpretata da Anna Laudere. Per Armand è subito estasi e innamoramento.

Attraverso le magnifiche coreografie delle danze di insieme, molto ben interpretate da un corpo di ballo impeccabile, cominciano le schermaglie amorose dei due protagonisti nei meravigliosi pas de deux colmi di respiri emotivi tradotti in un linguaggio, quello del corpo, che si rivela ancora più esplicito e coinvolgente delle parole.

Frola, étoile del Wiener Staatsballett, formatosi ad Amburgo e per l’occasione ospite della Compagnia tedesca, sorprende con la sua bellissima tecnica magnificata da un fisico longilineo, morbido, dalle linee purissime, sostenuto da una naturale presenza scenica illuminata dalla propria indole romantica. È un partner generoso e coinvolto nel condurre con sensibilità Anna Laudere, ballerina anch’ella dalla tecnica ineccepibile e dalle linee fluide e perfette che, un po’ per volta, gli si abbandona dopo aver allontanato da sé la civetteria della cortigiana per essere completamente sua. Frola appare sempre credibile nell’impersonare un Armand affascinante e drammatico proprio in virtù della spontaneità del suo interpretare, e Laudere possiede grande profondità nell’estasi d’amore, di un amore vero mai prima di allora conosciuto. 

La drammaturgia coreografica, meravigliosa ma vasta e complessa, necessita di danzatori capaci di dominare ciascun personaggio in maniera esauriente: solo quando si possiede il ruolo si riesce a donare con pienezza quanto avviene sulla scena. Ecco allora che quando il pubblico incantato ne viene coinvolto rimane senza fiato per il pathos che si sprigiona sul palcoscenico. E questo è avvenuto davvero.

Lo splendido pas de deux in bianco del secondo atto, interpretativamente molto difficile perché esige un’analisi elevata degli stati dell’animo, diventa allora quell’incantevole momento in cui i due amanti si perdono uno nell’altra nella sublimazione della loro felicità. 

Con il pas de deux finale, quando la giovane donna si presenta ad Armand malata, dolente, vestita di nero emblema del lutto per il suo perduto amore, la loro danza si connota di incanto per la qualità espressiva del reciproco afflato. Accanto a loro si stagliano la magnifica Manon di Charlotte Larzelere in coppia con il bellissimo Des Grieux di Alexander Riabko, entrambi sublimi danzatori, e i personaggi minori perfettamente caratterizzati da Neumeier: Prudence, la bella Futaba Ishizaki, dalle linee raffinate e dalla tecnica virtuosa, la squisitezza dell’Olympia di Eleanor Broughton, Nanine interpretata con dolcezza e sensibilità da Ida Stempelmann, il Conte di N., un accurato Moisés Romero. Monsieur Duval, il padre di Armand, che ha una parte molto rilevante nell’opera di Dumas, è interpretato da un signorile ed eccellente Florian Pohl che, con considerevoli capacità introspettive e grande intelligenza, impersona e proietta attraverso gesti impostati nell’assoluta precisione descrittiva del personaggio, l’archetipo del ricco borghese del tempo.

Alla conclusione dello spettacolo resta in chi guarda la magnifica sensazione di aver vissuto accanto ai protagonisti del romanzo, dai quali Neumeier, indagandone le sensazioni e gli stati d’animo, ha saputo ricavare una sua opera d’arte. Quando il sipario si chiude l’emozione permane fortissima confermando come la danza possa essere l’espressione più compiuta e profonda di tutto ciò che con le parole non sempre può essere rivelato.

Il pubblico ha applaudito a lungo, vivamente commosso.

Photo Credit © Kiran West


Una risposta a “La Dame aux Camélias – Neumeier Chopin @ Hamburgische Staatsoper, Hamburg”

  1. Avatar Mariangela Bulgarelli
    Mariangela Bulgarelli

    Splendido articolo, che riesce a cogliere e a trasmettere emozioni atmosfere armonie.

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