R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Che cosa accade quando un quartetto jazz europeo incontra un ottetto di musicisti africani? Il jazz trova finalmente la via di casa.
Tutto il ritmo che contiene ogni brano viene raddoppiato, triplicato, quintuplicato e… trova il più profondo battito della terra d’origine. Questo è ciò che accade quando il quartetto di Raphaël Pannier incontra Khadim Niang & Sabar Group.
Raphaël Pannier ascoltò un disco del maestro percussionista Doudou N’Diaye Rose all’età di tre anni! Ciò che lo colpì, ma che comprese tecnicamente molto più tardi, fu il mondo in cui ritmo era riuscito a emozionarlo.
Scoprì che quel modo di suonare aveva un nome: sabar. Il popolo senegalese Wolof pratica questo tipo di musica e di danza. Il tamburo accompagna i ballerini durante matrimoni, feste e funerali.

Nel 2023 il musicista francese fa un viaggio in Senegal e incontra Khadim Niang un maestro di tamburo sabar. Nasce l’idea di coniugare il linguaggio jazzistico afroamericano con questa tradizione musicale africana.
Live in Saint Louis, Senegal è stato pubblicato dalla casa discografica Miel Music del sassofonista portoricano Miguel Zenon nel 2024. I due ensemble vedono riuniti il batterista, arrangiatore e compositore Raphaël Pannier, i percussionisti griot senegalesi Khadim Niang, Mouhamed Niang, Abdou Salam Sy, Papa Madiodio Niang, Yoro Niang, Bathie Gueye, Fallou Gueye, Cheik Ndiaye Baba, il pianista e tastierista Thomas Enhco, il sassofonista e percussionista Yosvany Terry, il contrabbassista e bassista elettrico François Moutin.
La scaletta del concerto è assai varia, perfino ardita. Tutto lascia prevedere che l’ascolto sia infuocato. La registrazione contiene sette tracce per la durata 71 minuti, l’ultima delle quali è la presentazione dei musicisti. Vi sono tre standard jazz: Lonely Woman di Ornette Coleman apre il concerto. Per questo brano sono state create delle nuove linee ritmiche, che potessero dialogare con il solista sassofonista. Take five di Dave Brubek, voluta dallo stesso Khadim Niang, inizia con il contrabbasso e viene eseguita gioiosamente dall’intero ensemble. La ritmica “in cinque” ha molte assonanze con la musica tradizionale del Senegal. Naima di John Coltrane dà il pretesto per sviluppare due modalità percussive tipiche senegalesi: quella del matrimonio e dei funerali. La celebre melodia serve quindi da ponte tra una sezione e l’altra.
Tra i brani originali vi sono Hommage à Doudou N’Diaye Rose, il leggendario percussionista senegalese all’origine di questo fortunato e meraviglioso incontro. Khadim Niang fece parte del suo gruppo dal 1997 al 1999. L’intreccio delle percussioni è il perno e il fulcro di tutto il brano. Sine Saloum è ispirata da una melodia tradizionale Yoruba, una religione dell’Africa occidentale presente anche a Cuba. Il sassofonista Yosvany Terry ha origini cubane ed è un praticante di questo culto. La voce del suo strumento, a un certo punto, si fa più eterea come a involarsi sopra il creato, sostenuto ovviamente dalla spinta propulsiva della sezione ritmica.
Il booklet contiene numerose fotografie del concerto a cui assistette oltre un migliaio di persone. Raphaël Pannier racconta come sia arrivato alla realizzazione del concerto, la collaborazione con Khadim Niang e gli altri musicisti senegalesi, la scelta della scaletta e come questi siano stati arrangiati e suonati prima in studio e poi dal vivo in maniera perfino un po’ differente. L’evento ha avuto in Senegal talmente risonanza che è stato trasmesso dalla televisione nazionale. Un successo più che meritato!
Tracklist:
01. Lonely Woman (12:39)
02. Take Five (14:18)
03. Xalat Bou Set (10:16)
04. Naima (13:39)
05. Hommage a Doudou N’Diaye Rose (8:21)
06. Sine Saloum (10:44)
07. Djolokaneté! (1:37)
Photo © Cecilia Collantes






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