L I V E – R E P O R T
Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte
Il concerto dei The Real McKenzies al Legend Club di Milano è stato il trionfale ritorno dei pionieri del celtic-punk in terra italiana. Si è trasformato in una festa scozzese travestita da punk show. Fin dall’ingresso sul palco, con cornamusa e kilt che sventolavano come bandiere di battaglia, la band ha imposto un’energia che pochi gruppi riescono a eguagliare. Paul McKenzie, instancabile e ironico, ha guidato il pubblico con la sicurezza di un capitano di ventura, alternando battute taglienti a urla da pub di Glasgow con una voce che sembrava uscita da un secolo di whisky e storie di mare. Nonostante il freddo pungente di gennaio, l’atmosfera all’interno del Legend si è scaldata immediatamente. La band è salita sul palco puntualissima alle 21:00, accolta dal classico boato che accompagna l’ingresso della cornamusa.

La scaletta ha alternato classici come Chip, Nessie e Drink Some More a pezzi più recenti, mantenendo sempre un ritmo serrato. La cornamusa ha dato ai pezzi un carattere epico, quasi da marcia da battaglia. Ciò che rende unico un concerto dei Real McKenzies è la loro capacità di unire due mondi: la rudezza del punk e la tradizione folk scozzese. Nonostante l’apparente caos, suonano con una precisione sorprendente. Ogni cambio di ritmo, ogni stacco folk-punk, ogni intervento della cornamusa è calibrato per massimizzare l’impatto emotivo. Eppure, la sensazione dominante è quella di una festa improvvisata tra amici: sudore, risate, brindisi e un’energia che non concede tregua.

Appena entrata infatti, ho sentito il profumo familiare di birra, sudore e amplificatori caldi: il preludio perfetto ad un loro concerto. Ho avuto la sensazione di vivere qualcosa di autentico, rumoroso, sgangherato e bellissimo. È stato come se una parte di me, quella che credevo archiviata tra vecchi CD e ricordi scoloriti, abbia bussato. Mi sono ritrovata catapultata indietro di anni, quando anche io ero nel pogo senza pensarci due volte, quando la musica punk era un riferimento e fonte di energia. Quando i The Real McKenzies hanno iniziato a suonare, è stato come aprire un vecchio cassetto della mia adolescenza. E dentro c’erano loro: le toppe cucite male sul giubbino, le spille appuntate ovunque, i simboli che allora mi sembravano scudi, dichiarazioni, identità.

Guardavo la band sul palco e sorridevo. Sono cresciuti anche loro, certo, ma hanno quella stessa scintilla negli occhi, quella voglia di divertirsi che non si spegne. E in qualche modo mi ci sono riconosciuta: più grande, più consapevole, ma con la stessa fame di emozioni vere. Come se il tempo si fosse fermato proprio lì. Mi sono divertita. Non solo per la musica, non solo per l’energia. È stato come rimettere insieme i miei pezzi. Certe emozioni non invecchiano. Restano lì, pronte a riaccendersi appena qualcuno suona la nota giusta. I The Real McKenzies hanno dimostrato che il celtic-punk è più vivo che mai, capace di unire generazioni diverse sotto lo stesso “tartan”.

Scaletta:
- Due West
- Pour Decision
- Too Many Fingers
- Culling The Herd
- The Skeleton and The Taylor
- Lassie / Roamin in the Gloamin’
- Smoking Bowl
- The Ballad of Greyfriars Bobby
- Scots Wha’ Ha’e
- The Night the Lights Went Out in Scotland
- The Lads Who Fought & Won
- Kings of Fife
- Mainland
- Nessie
- Sardines
- Chip
Encore
- The Tempest
- Drink some more










immagini sonore © Natascia Caronte





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