A P P U N T I  D A  N O V A R A


Articolo e immagini di Mario Grella

Ci é voluto un bel coraggio a musicare i versi di Else Lasker-Schuler e farlo con l’intenzione di proporli poi al pubblico del Conservatorio Cantelli di Novara, abituato forse a concerti più nel solco della tradizione. L’idea è stata di Corrado Fantoni, compositore contemporaneo e studioso di cultura ebraica, che ha elaborato un progetto denominato Tzemach Niggun Project (in collaborazione con Ruven Latiàni) e a proporli l’inarrestabile Maestro Zignani. Perché era difficile? In primo luogo perché le poesie di Elser Lasker-Schuler vanno calate, un po’ come dovrebbe essere per tutte le creazioni, nell’epoca in cui sono stati composte, e qui siamo in pieno periodo espressionista, e i testi della poetessa non sono proprio composizioni che possano arrivare immediatamente al  pubblico di oggi (ma forse nemmeno a quello tedesco degli anni Venti e Trenta), con quel cantato liederistico tradizionale, a tratti quasi vicino allo “sprech-gesang” (ricordiamo che Arnold Schönberg era dietro l’angolo).

In secondo luogo bisogna considerare che la cultura ebraica, ed Yiddish in particolare, ha una tale ricchezza di riferimenti dogmatici, lessicali, filosofici da lasciare sconcertati (e affascinati). Tanto di cappello quindi al Maestro Fantoni per le sue composizioni modellate su quell’onirismo mistico (e per di più della mistica ebraica) proprio della Lasker-Schuler. Se la si è già amata nella sua poesia,  non è difficile ritrovare quel tormento prosaico ed estatico, proprio di tutte le sue creazioni, che trova anche conferma nelle famose lettere al Cavaliere Azzurro, ovvero quel Franz Marc che fu sempre nel suo cuore, ma forse ancora di più nella sua mente: non per nulla anche il pianoforte si colora di blu in Mein Blues Klavier. A completare l’insolito e stimolante concerto Cinque lieder popolari Yiddish sempre interpretati dal soprano Daiane Scales, accompagnata da Pietro Begni al pianoforte,  che raccontano di natura, di tradizioni di Shtetlet (villaggi) e di Chokhmà  (saggezza).

La cultura ebraica, e ancor di più quella Yiddish, hanno questa straordinaria capacità di riuscire a parlare di trascendenza ed immanenza in una stessa opera (e ciò mi fa pensare per esempio a Singer in letteratura e a Chagall in arte). Qui, in Oyfn priptshik ovvero “Sul focolare”, quasi un inno della cultura ebraico-ashkenazita, si canta allegramente dello scoppiettare del fuoco con la stessa naturalezza con cui si fa cenno all’Aleph, prima lettera dell’alfabeto ebraico, ma poi anche all’Inizio, all’Uno, il respiro da cui tutto ha il suo cominciamento. A turbare gioiosamente la tradizione, ecco lo stesso Maestro Fantoni al piano con Chasidic ostinato jazz ground nr. 2 e Chasidic ostinato jazz ground nr. 3, brani di un jazz vigoroso che, oltre a contenere la vitalità della cultura Yiddish e la vivacità della Klezmer music, portano con sé echi nemmeno tanto remoti di grandi musicisti di origine ebraica come George Gershwin o Leonard Bernstein.

Due parole però vanno spese per il Maestro Alessandro Zignani che, con Corrado Fantoni, ha saputo dare un senso diverso all’omaggio dovuto per la Giornata della memoria, regalando al pubblico un mirabile esempio della straordinaria ricchezza della musica e della cultura ebraica che non è perita nel terribile Olocausto del suo popolo.

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere