L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore © Daniela Pontello
Nobraino al Magnolia: il corpo, il rito e la sopravvivenza del live nell’epoca dell’intrattenimento liquido
Domenica sera, entro al Magnolia con la sensazione di assistere ad un ritorno, ma ne esco con l’impressione di aver visto una resistenza. I Nobraino, nella tappa milanese del Best on Tour, non festeggiano semplicemente i vent’anni del loro primo disco: riaffermano un’idea di performance che oggi, nell’epoca dei concerti iper-prodotti e delle scalette sincronizzate al millisecondo, appare quasi radicale. Lorenzo Kruger è il punto da cui tutto si irradia. Da anni lo si definisce “performer”, ma posso confermare che il termine è riduttivo. Kruger agisce. Il suo corpo è un dispositivo narrativo, un mezzo di relazione, un ponte tra palco e platea. Quando scende nel pubblico, quando si lascia sollevare, quando improvvisa monologhi che sembrano uscire da un teatro-canzone postmoderno, non sta cercando l’effetto ma il contatto.

La sua gestione del palco è magistrale: non c’è quarta parete. Passa metà del tempo in equilibrio precario tra le transenne e le mani dei fan, mantenendo un’intonazione sorprendente nonostante le acrobazie. Con la sua solita eleganza stropicciata, interpreta ogni testo con una mimica facciale che oscilla tra il folle e il malinconico, rendendo alcuni brani un’esperienza quasi cinematografica. In un panorama musicale in cui la distanza tra artista e pubblico è spesso gestita come un protocollo di sicurezza, lui la abbatte con naturalezza.
Il microfono aperto al pubblico vede salire sul palco una ragazza che non ha nulla da dimostrare, se non la voglia di esserci. È un gesto che ribalta la gerarchia del concerto tradizionale: non più artista e spettatore, ma comunità temporanea. In un’epoca in cui la partecipazione è spesso ridotta a un contenuto da postare, i Nobraino la riportano al suo significato originario: presenza, rischio, imprevedibilità.

Nestor Fabbri e la sezione ritmica costruiscono un suono compatto, volutamente ruvido, che non cerca la perfezione ma la tensione. È un approccio che appartiene a poche band italiane contemporanee: suonare non per replicare un disco, ma per generare un’esperienza. La durata — circa un’ora e mezza — è stata calibrata con intelligenza: nessun calo, nessuna autocompiacenza, nessuna nostalgia gratuita. La scelta dei brani ha attraversato vent’anni di storia:
- Bifolco, Tradimento, Film muto: i classici che hanno definito un’estetica.
- I pezzi di Animali da Palcoscenico: la prova che la band non vive di rendita.
Il momento in cui Kruger “sfida” il pubblico durante Tradimento è virale, ma dal vivo ha un peso diverso: è un dialogo. La platea è eterogenea, trasversale, affezionata. Non percepisco la dinamica tipica dei concerti indie contemporanei — pubblico giovane, smartphone alzati, consumo rapido — ma un clima da raduno. È un dato culturale interessante: i Nobraino non sono diventati un fenomeno nostalgico, ma un punto di riferimento per chi cerca un live che non sia un prodotto.
I Nobraino rappresentano qualcosa che oggi è raro: la sopravvivenza del gesto performativo in un’epoca che tende a sterilizzarlo. Non sono una band che “fa spettacolo”: sono una band che mette in scena. E in un panorama musicale sempre più standardizzato, questo li rende — paradossalmente — più contemporanei che mai.

Setlist Best on Tour:
01 cani e porci
02 nottambula
03 lo scrittore
04 fabbrica delle nuvole
05 bigamionista
06 record del mondo
07 pixxel
08 glenn miller
09 esca viva
10 tradimentuz
11 esperto di comunicazione
12 canzone d’amore per correre
13 ottomiliardi
14 michè
15 via Zamboni
16 la signora guarda il mare
17 tempio di iside
18 hotel supramonte
19 la giacca
20 strano e inaffidabile
21 titti di più
22 endorfine
23 signori della corte
24 bifolco
25 film muto
26 mangiarbandiere












immagini sonore © Daniela Pontello




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