R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Ascoltando la prima traccia dell’album The art of leaving blankness, Bairro Alto, del batterista Giacomo Ganzerli, pubblicato dall’etichetta nusica.org, quello che colpisce anche dopo ripetuti ascolti è analogo alla sensazione di sospensione che si assapora dopo che è nevicato. Tutto è imbiancato, un suono che non è ovattato ma è quello della sospensione.
Nella prima parte del brano grazie all’intreccio sonoro creato dai due musicisti che accompagnano Ganzerli, Daniele Nasi al sassofono tenore e Michele Bonifati alla chitarra elettrica, viene ricreato proprio questo genere di impressione. La chitarra riverberata amplia lo spazio entro cui si muove delicatamente il sassofono. Nella seconda parte il ritmo si fa più incalzante e il trio produce una progressione dagli accenti rock jazz.

Quando assisti a un evento
Subito siedi respira e
Accogli quel piccolo miracolo
Con presenza e rispetto,
il mondo sta parlando
(J.T. Alexander, The art of noticing)

Giacomo Ganzerli si occupa di sonorizzazioni per film muti, rock, jazz e musica elettronica. Daniele Nasi e Michele Bonifati sono attivi sulla scena del jazz contemporaneo producendo diversi progetti originali, che li hanno portati a fare delle tournée internazionali. I tre condividono la stessa attenzione per la scrittura e la ricerca timbrica, contribuendo a un interplay in cui i ruoli fra melodia, ritmo e tessiture si scambiano continuamente.

The art of leaving blankness è un disco composto da otto tracce per la durata di 44 minuti. I brani sono connotati da una delicata cantabilità suggerita ora dal suono del sassofono ora da quello della chitarra.

Nei campi di neve sbriciolata
Verdissima la mentuccia sonnecchiante
La capra dentuta si fa uno snowy mojito
(J.T. Alexander, Cocktail aiku)

A tratti questo album mi ha ricordato il lavoro di Paul Motian registrato insieme a Bill Frisell e Joe Lovano I have the room above her per via dell’equilibrio e della sospensione creati dai loro strumenti. I tre musicisti italiani sono riusciti a creare una sensazione analoga grazie alla scrittura del leader. L’interplay si apprezza anche in pezzi ritmicamente più movimentati come Ein Lautes Mantra, in cui all’incipit delicatamente elettronico seguono per sovrapposizioni timbriche e ritmiche gli strumenti.

Dal punto di vista strumentale se è vero che manca il basso, che avrebbe conferito maggiore compattezza alla sezione ritmica, è altrettanto vero che ciò ha il pregio di rendere il tutto più mobile e fluido. L’utilizzo dell’elettronica, meditata a calibrata, si esplicita nell’impiego di drum machine e sequencer, mentre il suono della chitarra viene distorto ed effettato, trasformandolo in una trama di colori e texture che dialogano con il sax. La composizione dei brani tiene conto delle rinnovate qualità timbriche degli strumenti combinate a pattern programmati e paesaggi sonori.

Per le ragioni appena spiegate questo disco è senz’altro uno tra i più interessanti pubblicati in questi primi mesi dell’anno.

Tracklist:
01.
Bairro Alto
02. The Comet
03. Crescendo
04. Nasten’ka
05. A Quiet Place
06. Under the Influence
07. Ein Lautes Mantra
08. Marzo

Foto © Federico Sigillo

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