R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Con OHDIO, i Tundra spingono il loro suono verso coordinate più dure e definite, abbandonando definitivamente ogni residuo narrativo del passato, per concentrarsi su una tensione continua, fisica, quasi nervosa. Il secondo disco della band pisana è un lavoro che nasce dal vivo e resta addosso come un concerto compresso – undici tracce che funzionano per accumulo e scarico: pressione, esplosione, rientro. E poi di nuovo.
L’urgenza è il centro di tutto. Non c’è distanza tra chi suona e ciò che viene suonato, e questa mancanza di filtro si sente ovunque — nei suoni più abrasivi, nei testi diretti, nella scelta di non alleggerire mai davvero il colpo. Il passaggio verso sonorità più post-punk è evidente, ma non è una posa estetica: è una conseguenza naturale del tipo di trazione che la band vuole tenere viva. Qui non c’è spazio per romanticismi o distrazioni, c’è spazio solo per l’attrito.

Noia apre il disco e ne definisce subito il perimetro, viscerale e senza mezzi termini. Segue Zero catene che è un vero scatto nervoso e pesta in maniera piuttosto diretta – mentre Dono di D si fa forse più criptico e sotterraneo. Unicellulare è forse ugualmente critica e sarcastica, ma qui il ritratto si fa più lucido e amaro. L’album non perde peso e continua ostinato con Odio, brano compatto, frontale, senza deviazioni – forse uno dei momenti più duri del disco. Gli succede La macchina che trasmette quella sensazione di routine che schiaccia e svuota. Interludio, che dovrebbe essere una pausa, in realtà non rilassa per niente, semmai prepara a quello che arriva dopo. Il mio dovere (focus track) è infatti il vero cuore del disco. Qui il conflitto è più esplicito e la rabbia si fa fisica. Padrone  è uno dei brani più riusciti: diretto, teso, senza dispersioni. Un bel funerale ci accompagna verso la chiusura con ironia nera e disillusione e Milioni conclude con coerenza.

OHDIO è un disco compatto, coerente nella sua irrequietezza. Resta fedele alle proprie trazioni dal primo all’ultimo pezzo, non ha bisogno né di variazioni né di aperture concilianti. I Tundra scelgono di non semplificare né di non offrire vie di fuga facili – la loro è una posizione chiara, che può risultare scomoda (e deve farlo) e dà al disco un’identità forte. Non tutto è immediato, e non tutto deve esserlo. Ma quello che arriva, arriva con forza.

Hanno suonato:
Daniele Piai – voce
Federico Vannelli – basso
Lorenzo Mariotti e Matteo Carli – chitarre
Lorenzo Artigiani – batteria

Tracklist:
01. Noia
02. Zero catene
03. Dono di D
04. Unicellulare
05. Odio
06. La macchina
07. Interludio 
08. Il mio dovere
09. Padrone
10. Un bel funerale
11. Milioni


Cover: Federico Vannelli
Foto © Gabriele Conti

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