L I V E – R E P O R T
Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte
Unica attesissima data italiana del suo tour europeo all’interno del festival Jazz Open Modena è stato un trionfo totale, capace di trasformare una delle piazze storiche più eleganti d’Italia in un enorme rave a cielo aperto. La serata è iniziata sotto il segno dell’elettronica raffinata con l’opening act di Art School Girlfriend, che ha scaldato Piazza Roma con sonorità ambient e sospese, preparando il pubblico alla dimensione immersiva del live di Moby. Quando Richard Melville Hall è salito sul palco insieme alla sua band al completo, l’impatto visivo e sonoro è stato immediato. Non si è trattato di un semplice DJ set, ma di un concerto suonato, energico e poliedrico. Moby si è presentato sul palco con l’attitudine di un “punk-rocker di mezza età”, alternandosi continuamente tra sintetizzatori, percussioni e una chitarra elettrica imbracciata ed energicamente suonata a tutto volume.

A febbraio 2026, Moby ha pubblicato il suo ventitreesimo album in studio, Future Quiet (ne abbiamo scritto qui). Si tratta di un disco fortemente introspettivo e in gran parte ambient, concepito come un “rifugio sensoriale” contro il rumore e la costante iperconnessione del mondo moderno. Durante il concerto, i momenti più intimi e d’atmosfera sono stati dedicati proprio a questo lavoro, alternandosi alle sue hit storiche più energiche.
Il live ha attraversato oltre trent’anni di carriera, bilanciando sapientemente i momenti più nostalgici e intimi con esplosioni ritmiche travolgenti: Brani come Porcelain, Why Does My Heart Feel So Bad? e Natural Blues hanno confermato la loro immortalità emotiva, arricchiti da eccezionali performance vocali dal vivo che hanno ricreato la magia soul e gospel degli originali. Moby ha sempre basato la fortuna dei suoi campionamenti sulle grandi voci soul, blues e gospel. Dal vivo, questa magia è stata ricreata grazie a turniste e ospiti eccezionali. La straordinaria cantante jazz/soul India Carney e la vocalist Little Faith hanno letteralmente rubato la scena, regalando interpretazioni da brividi. Porcelain partita in sordina, in una versione intima e minimalista, è poi esplosa in un crescendo melodico avvolgente.

Momenti decisamente più energici e rock hanno scosso la piazza su pezzi come Raining Again, Disco Lies, Honey e l’immancabile Extreme Ways (celeberrima colonna sonora della saga di Jason Bourne). Descritta da molti critici come il vero punto di svolta del concerto. Quando Moby ha imbracciato la chitarra per suonarla il pubblico (inizialmente seduto) è scattato in piedi a ballare. Uno dei momenti più intensi e intimi dello show è stata la cover di Heroes di David Bowie, introdotta da Moby con un breve ma toccante discorso sul suo legame personale con il Duca Bianco.
Come da tradizione per il pioniere della techno, la chiusura è stata affidata alla martellante energia di Lift Me Up e Feeling So Real, che hanno fatto ballare l’intera piazza fino all’ultimo secondo. Fedele alla sua anima di attivista, vegano da decenni (come testimoniano i vistosi tatuaggi “ANIMAL RIGHTS” sulle braccia), Moby non ha rinunciato a lanciare messaggi etici e di sensibilizzazione (ricordiamo che anche per questo tour il 100% dei profitti è devoluto ad associazioni per i diritti degli animali). Se la prende anche con il presidente USA Donald Trump definendolo come il peggior presidente e si scusa.

Il concerto di Modena ha dimostrato come la musica di Moby sia riuscita a invecchiare splendidamente: unisce le generazioni che sono cresciute con le musicassette di Play ai più giovani che hanno scoperto la sua musica di recente. Piazza Roma si è confermata una cornice suggestiva e intima per un artista abituato ai grandi stadi, regalando un’esperienza che i presenti ricorderanno a lungo.







Immagini sonore © Natascia Caronte






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