R E C E N S I O N E
Articolo di Monica Gullini
Torna Richard Melville Hall, noto al grande pubblico come Moby. A due anni di distanza da Always Centered At Night, il musicista newyorkese dà alla luce Future Quiet, ventitreesima fatica e opera di grande impatto emotivo. La ricerca della pace, sempre più necessaria in un mondo improntato all’utile e al profitto, è la molla che lo spinge a confezionare un disco scarno ed essenziale. Via le sovrastrutture, via gli arrangiamenti articolati: Future Quiet è lieve come la neve che cade a terra.
When It’s Cold I’d Like To Die apre solennemente l’album, complice un’atmosfera ovattata e mattutina. Ai fan di Strange Things non passerà inosservata la voce di Jacob Lusk, perfetta anticamera di una quiete apparente. «Ho sentito la voce di Jacob per la prima volta su KCRW quando hanno iniziato a suonare Love and Hate in A Different Time, e, come chiunque abbia sentito cantare Jacob, me ne sono subito innamorato. Dopo averlo sentito alla radio, ho passato settimane a rintracciarlo e a implorarlo di lavorare con me. E, per mia fortuna, ha accettato. I risultati parlano da soli, poiché la sua voce in When It’s Cold I’d Like To Die è, lo dico con qualcosa che si avvicina all’oggettività, trascendente». Chi canta sta mollando gli ormeggi, smette di nuotare, si abbandona all’ineluttabile tremando di freddo, e la sinfonica This Was Never Meant ForUs suona come la conferma di un mondo che non aderisce ai suoi abitanti.

Il dj newyorkese ricorda quasi Lou Reed mentre declama versi e si accoccola dietro le manopole, spingendo sempre più in alto nella meravigliosa Retreat. È tutto ridotto all’essenziale, le voci provengono da un altrove benevolo e i suoni sono scarni ma pieni di vita, così come in Estrella del Mar, arricchita dagli archi e dal canto di Elise Serenelle, che con un meraviglioso registro da soprano ci eleva al di sopra dell’ultraterreno. Future Quiet scorre come una composizione a tratti liturgica, solenne e delicata come un incontro di anime. Lo testimonia Ruhe, ne è la riprova Estrella del Mar: Moby costruisce i brani sopra accordi di piano ora brevi, ora più articolati e visionari. Mott St John spicca per l’atmosfera gospel e l’andamento veloce alla Beirut, innestata su un giro di piano classico che a metà traccia si ferma per poi ripartire insieme ai campionamenti. India Varney e la sua Precious Mind ci riportano in quel luogo da sogno in cui esiste un mondo dopo il mondo, dove ci si può nascondere dietro il silenzio per allontanare il dolore: i violini ricamano una melodia preziosa come la mente che si tende a preservare. La calma serafica di Tallinn, il lento incedere e i fiati che si insinuano per poi esplodere lungo tutto l’arco del brano sono un balsamo per l’anima: è tutto in quell’immagine di copertina, nel profilo sfocato di un artista che ora insegue il silenzio e la quiete come uniche compagne di vita. La natura fuori dalla vetrata è rigogliosa e sempre pronta a ricordare di non valicare i limiti: gli archi mantengono una linea tenue nell’intento di non sopraffarla e quasi piangono di fronte all’uomo che, senza alcuna riconoscenza, devasta senza pietà.
È tangibile il rispetto che Moby nutre nei confronti del mondo circostante, impegnato com’è a portare avanti lotte antispeciste e di tutela ambientale. La limpidezza di On Air e il leggero vibrato di serpentwithfeet regalano al brano una luce ultraterrena, unita a un arrangiamento orchestrale delicato e commovente, ed è proprio qui che il disco spicca definitivamente il volo, dimostrando poi in Selene una forte e precisa struttura classica. La malinconia è il sentimento che guida la canzone, meravigliosamente dispersa tra una scala e l’altra, mentre Le vide prosegue l’esplorazione del cammino terreno, aggiungendo alle partiture di piano stralci campionati e una voce che si eleva insieme agli archi. È uno sfiorare il cielo con le dita e assaporare la gioia delle piccole cose, unita alla consapevolezza di un qui e ora che a volte spaventa, a volte spinge verso il bello. Meraviglioso il coro dei soprani che sul finale sfuma, consegnando Great Absence in tutta la sua accecante pienezza. Gli otto minuti della traccia sono il simbolo della perfetta maestria al piano, l’espressione di un’anima che ha incamerato gli stilemi classici e sfiora i tasti con leggerezza e nostalgia. Mono No Aware riporta l’ascoltatore a una solenne severità, mentre i nove minuti di The Opposite of Fear riconsegnano un cielo stellato e una notte senza fine, solcata da effetti lunari ed eterei.
E nella rarefazione più totale si chiude Future Quiet, un lavoro ambizioso, essenziale, un’opera in cui non mancano momenti di electro-blues, minimalismo, ambient e venature classiche. L’urgenza di rifugiarsi in una struttura sonora che sia al tempo stesso casa e idea di futuro è lo stimolo a confezionare suoni sempre più scarni ma di grande impatto emotivo. Gli archi trasportano in una dimensione immersiva, dove è possibile lasciare il caos fuori dalla porta e abbracciare la propria interiorità.
«Future Quiet è, non a caso, silenziosa. Per essere chiari: amo la magniloquenza. Amo l’eccesso e il volume. Ma mentre il mondo diventa sempre più rumoroso e folle, mi ritrovo ad aver bisogno del rifugio della quiete, sia come ascoltatore che come musicista». – dichiara l’artista newyorkese. «Per me, e spero anche per gli altri, Future Quiet è un rifugio. Il mondo, evidentemente, è più esigente che mai. Il mondo ci urla contro, i nostri schermi ci urlano contro, gli altri ci urlano contro, e per rifugiarci dalle urla abbiamo bisogno di sicurezza e rifugio. Questo per me è l’obiettivo di Future Quiet. Scriverlo e registrarlo è stato un rifugio per me, e spero che ascoltarlo sia un rifugio anche per voi». Ai posteri, dunque, l’ardua sentenza.
Tracklist:
01. When It’s Cold I’d Like to Die (feat. Jacob Lusk) (04:16)
02. This Was Never Meant for Us (05:00)
03. Retreat (06:44)
04. Estrella del Mar (feat. Elise Serenelle) (06:41)
05. Ruhe (05:07)
06. Mott St 1992 (05:48)
07. Precious Mind (Quiet Future) (feat. India Carney) (05:39)
08. Tallinn (06:33)
09. On Air (Quiet Future) (feat. serpentwithfeet) (04:49)
10. Selene (05:32)
11. Le Vide (06:06)
12. Great Absence (08:33)
13. Mono No Aware (05:51)
14. The Opposite of Fear (08:28)






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