L E T T U R E
Articolo di Gianni Brunoro
Affermare che il personaggio Tarzan è uno dei più rilevanti miti moderni non è una battuta facile-facile ma una tangibile verità, dimostrata da fatti concreti, che erano già sorprendenti fin dalle sue origini. Infatti Tarzan è nato dalla fantasia dello scrittore americano Edgar Rice Burroughs, il quale pubblicò il romanzo Tarzan of the Apes (Tarzan delle scimmie) nel numero di ottobre 1912 della rivista The All-Story; e, visto il suo gradimento da parte dei lettori, lo pubblicò in volume a giugno 1914. Da allora, il successo di quella creatura letteraria continuò a rinnovarsi, arrivando a livello di mito già negli anni Venti, rimanendo inossidabile per decenni e rinnovandosi di generazione in generazione, praticamente fino a oggi.

*** Per tutte le immagini, vale il seguente copyright:
Tarzan Hal Foster newspaper strips © ERB, Inc. All Rights Reserved. Tarzan® owned by ERB, Inc. Used by Permission.
A ciò contribuì gagliardamente il cinema. Già nel solo decennio 1918-1928, i romanzi di Burrougs trovarono, fra cinema e serial, ben sette trasposizioni. Le quali, benché al tempo questo medium fosse muto, rafforzarono la popolarità del personaggio. A cominciare dal primissimo adattamento cinematografico del romanzo Tarzan of the Apes, con protagonisti Elmo Lincoln (da adulto) e Gordon Griffith (da giovincello). Il film riscosse un enorme successo commerciale, incassando oltre un milione di dollari dell’epoca. E fu il più convincente contributo iniziale al processo di mitizzazione del personaggio, producendo una grande spinta al passaggio di Tarzan anche al fumetto: un mezzo espressivo allora giovane. Come molti sanno i fumetti nacquero nel 1895 (personaggio Yellow Kid) e si moltiplicarono nei decenni successivi, rimanendo sempre in formato Strisce nei quotidiani (e, nei personaggi di successo anche tavole Domenicali), ma comunque di contenuto umoristico: tanto che a quel “genere” rimase per sempre il nome di Comics.

Però nel 1929 il disegnatore Hal Foster (futuro Maestro dei Fumetti, la Nona Arte) tentò un esperimento, poi rivelatosi vincente: provò ad adattare a quel “modo” narrativo una storia realistico-avventurosa. Scelse un personaggio (in quel momento) popolarissimo, appunto quello di Rice Burroughs, trasponendo Tarzan of the Apes in 60 Strisce, da pubblicare a continuazione, una al giorno, sui quotidiani. Il tentativo era prudente: le strisce non avevano fumetti di dialogo veri e propri, ma il testo del romanzo era stato spezzettato e, composto tipograficamente, era posto al piede di ciascuna vignetta della Striscia. Comunque, il gradimento dei lettori per quel personaggio (di origine letteraria ma di successo anche al cinema), trovò conferma anche nel nuovo medium. E segnò una svolta fondamentale anche per i fumetti in genere, dimostrando che, oltre a storie comiche, come erano costituiti fino ad allora, essi potevano raccontare anche storie drammatiche.

La lunga premessa serve a sottolineare la recente pubblicazione, da parte della famosa casa editrice Taschen, del volume Hal Foster’s Tarzan. The Complete Sunday Comics 1931-1937, ossia l’opera su un personaggio basilare in sé ma, come si diceva, anche per i fumetti. Non è magari un libro per tutte le tasche (benché i suoi 200,00 € li valga tutti) e inoltre, per gustarlo al 100%, occorrerebbe conoscere l’inglese (e magari anche altre due lingue, perché la lunga e colta presentazione storico-critica è anche in tedesco e francese). Ma per un appassionato di fumetti basterebbe solo “guardare le figure” per ricavarne un gradimento estetico non comune. Comunque, esso ci offre un’occasione definitiva di parlare di Tarzan, inossidabile figura universale valida per tutte le generazioni.

Innanzitutto, il volume riporta una chicca storica: alle pagine 33-41, esso riproduce integralmente le 60 Strisce originarie di questo basilare giro di boa nella storia del fumetto. Poi, le successive 305 pagine, da 84 a 380, costituiscono non solo un lungo momento (27 settembre 1931 – 2 maggio 1937), un vero monumento: in senso storico per il fumetto e in senso narrativo per il personaggio in sé; ma anche l’ampia progressione artistica dello sviluppo di Tarzan. Al quale peraltro successivi artisti, come i giganteschi Burne Hogarth o Russ Manning, daranno lustro nei decenni successivi. Ma sarà in quegli ininterrotti 6 anni (1931-1937) che Hal Foster stabilirà i canoni figurativi ineludibili per il Tarzan di Burrougs.
In queste pagine siamo dunque al cuore del suddetto volume, perché esse ripropongono il nucleo concettuale del fumetto d’avventura e contestualmente anche di un personaggio-mito e non solo fumettistico. Comunque Foster ci ha messo del suo, specie sul piano dei fumetti. Le sue magistrali tavole sono un sorprendente e fantasmagorico tripudio di colori. I quali, per il lettore del tempo, contribuirono a caratterizzare sempre di più quella creazione, in quanto campione del fantastico ed eterno fornitore di emozioni.

Inoltre i colori esaltano comunque il sistematico dinamismo delle movenze del personaggio, le pose scultoree di un Tarzan che sembra la metafora di un corpo sempre sul punto di scattare se non di esplodere. Per tutti quegli anni, i lettori scorreranno affascinanti avventure di Tarzan contro scimmie assassine o dinosauri, contro vichinghi o criminali moderni, combattendo o flirtando con regine e principesse provocanti e fascinose. Nelle poche tavole o stralci di esse qui presenti, si ha una chiara idea del Tarzan di Foster: lo vediamo in una danza selvaggia insieme alle scimmie; oppure cimentarsi contro una cataratta in piena per salvare una ragazza; o in una estenuante lotta contro un gigantosauro, eccetera . E c’è una sequenza, da pagina 48 a p.232 (tavole domenicali dal 4 novembre 1932 al 10 giugno 1934), nella quale Tarzan, al termine di un’avventura nel mondo dei dinosauri, attraversa una porta magica venendo proiettato nel regno degli antichi Egizi. Vi rimarrà per un anno e mezzo, tenendo i lettori col fiato sospeso sul filo di un’interminabile vicenda suspense mozzafiato. Ce n’è abbastanza, con tutta evidenza, per capire come mai questi anni fumettistici 1931-1937 del Tarzan disegnato da Foster abbiano lasciato un ricordo indelebile per i lettori di allora, ma anche una valida testimonianza della forza comunicativa del fumetto.




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Dopo una vita burocraticamente variegata, si può dire oggi – agosto 2026 – che Gianni Brunoro, nel campo dei fumetti, è «il più vecchio dei critici attivi – il più attivo dei critici vecchi». Lo testimoniano alcune migliaia di articoli e qualche decina di saggi. Inutile scendere in dettagli, per i curiosi è sufficiente Google.






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